Aéroports des Pouilles: est une révolution verte!

La Puglia e gli ulivi, un binomio inscindibile da secoli.

Un binomio ancor più stretto dal prossimo novembre quando verrà pubblicato un bando di gara per utilizzare i rami degli alberi di ulivo, residui delle operazioni di potatura, per alimentare la caldaia dell’aeroporto di Bari e produrre energia.

L’appalto da 4 milioni di euro prevede l’individuazione di un’azienda che possa gestire tutto l’impianto per la cogenerazione di energia elettrica. E quindi non solo la gestione in situ dell’impianto, ma anche i rapporti con i contadini della zona e l’acquisto dei rami potati dagli stessi, oggi bruciati all’aria aperta con danno all’ambiente e agli automobilisti che percorrono le strade vicine.

E così l’aeroporto di Bari (e quello di Brindisi) diventano ancora più green. A Bari, par exemple,, dove i pannelli fotovoltaici da 200 chilowatt provvedono al 30% del fabbisogno dello scalo, la cogenerazione farà si che lo scalo diventi completamente autonomo dal punto di vista energetico.

E se tutto va bene lo stesso modello sarà esportato a Brindisi, dove la conformazione del territorio vicino non cambia moltissimo. Anche qui si potrà sfruttare lo stesso procedimento per rendere energeticamente autonomo lo scalo del Salento e abbattere così i costi di gestione dello scalo.

Il, come tutti ben sanno, abbattere i costi di gestione darebbe vita ad un effetto benefico per il turismo locale e per tutti gli hotel pugliesi. Minori costi di gestione significa una riduzione delle tasse aeroportuali e maggiori servizi per i turisti. Minori tasse e più servizi comporterebbe un aumento dei flussi turistici nella zona e, puis, una crescita sul territorio per il bene di tutti i cittadini.

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