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Oggi Mars Express ha iniziato una serie di sorvoli di Phobos, la luna più grande di Marte. La campagna raggiungerà il suo crescendo il 3 marzo, quando il veicolo spaziale sfiorerà la superficie a soli 50 km. I dati raccolti potranno contribuire a capire l’origine di questa misteriosa luna.
Il flyby continuerà a diverse altitudini fino al 26 marzo, quando Phobos uscirà dal campo.

Mars Express

"Poiché Mars Express si trova in un’orbita ellittica polare e con una distanza massima da Marte di circa 10 000 km, si osserva regolarmente Phobos. Ciò rappresenta un’ottima opportunità per effettuare scienza extra ", afferma Olivier Witasse, Mars Express Project Scientist.

Già nel 2009, il team della missione ha deciso che l’orbita di Mars Express doveva essere regolata per impedire l’avvicinamento della navicella spaziale sul pianeta. Il team di controllo di volo presso l’European Space Operations Centre a Darmstadt, in Germania, ha presentato una serie di scenari possibili, tra cui uno che avrebbe portato la sonda a soli 50 km al di sopra di Phobos. "Questa è stata la più vicina che ci permettesse di sorvolare Phobos", dice Witasse.

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image Lo scorso 4 febbraio nasceva Clyde Tombaugh, famoso astronomo noto per la scoperta di Plutone, il controverso pianeta (o planetoide) posto ai confini del nostro sistema solare.

Ebbene in questi giorni la NASA ha pubblicato una mappa dettagliata del pianeta. In base alle ultime osservazioni la superficie ghiacciata si trasforma con le stagioni in maniera molto rapida, talvolta anche più di altri corpi celesti presenti nel nostro sistema solare.

Gli scienziati stanno ora studiando un fenomeno davvero strano. Rispetto alle immagini del 1994 la regione polare si sta pian piano schiarendo. Nuove conferme arriveranno nel 2015, quando la sonda New Horizons (lanciata nel 2006), passerà vicino al pianeta e ci potrà donare nuove osservazioni.

E nel frattempo non ci resta che aspettare…

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Vi siete mai domandati cosa succederebbe se la Terra non avesse la Luna ? Quali sarebbero le conseguenze per il nostro pianeta? Proviamo allora ad immaginare di "togliere" la Luna e vedere cosa potrebbe accadere. Prima di tutto bisogna dire che se non ci fosse stata la Luna quasi certamente il nostro pianeta non sarebbe quello di oggi e la stessa vita non avrebbe seguito una evoluzione tale da far sviluppare gli esseri viventi. Tutto sommato possiamo dire che tra tutti i pianeti rocciosi la Terra è stata abbastanza fortunata ad avere avuto un proprio satellite naturale, se si fa eccezione per Marte  i cui due satelliti, Phobos e Deimos, si possono considerare veri e propri asteroidi catturati dalla sua attrazione gravitazionale.

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Se diamo uno sguardo d’insieme al sistema Terra-Luna, notiamo subito che la Luna ha avuto un ruolo importante per la stabilizzazione dell’asse di rotazione terrestre. Ad esempio il pianeta rosso è stato soggetto, nel corso della sua evoluzione, ad un periodo di instabilità durante il quale la direzione del suo asse di rotazione ha subito una continua oscillazione, forse dovuta all’influenza gravitazionale dei pianeti vicini, Terra e Giove . Una conseguenza di ciò potrebbe un giorno portare i ghiacci, oggi presenti nelle calotte polari, verso le zone equatoriali. Nel nostro caso, la Luna ha, per così dire, aiutato il nostro pianeta a stabilizzare l’asse di rotazione che rimane comunque con la stessa inclinazione rispetto al piano orbitale. Questo permette, ad esempio, l’alternarsi delle stagioni per cui sulla Terra i cambiamenti climatici sono stati meno drammatici nel corso della storia. Inoltre, senza la Luna, la Terra avrebbe ruotato attorno al proprio asse molto più rapidamente. Assumendo che, inizialmente, il periodo di rotazione della Terra era di circa 6 ore, si calcola che senza la presenza della Luna la sola influenza gravitazionale del Sole , che si trova ad una distanza di circa 150 milioni di chilometri, avrebbe fatto allungare il periodo di rotazione di circa 4 ore, portandolo quindi a circa 10 ore. Quali le conseguenze di questa rapida rotazione dell’asse? Prima di tutto il ciclo giorno/notte, con le relative escursioni di temperatura dal caldo al freddo, sarebbe stato molto breve, determinando la formazione di temporali durante il giorno; poi la formazione di una atmosfera molto spessa avrebbe creato enormi pressioni sulla superficie, dell’ordine di 100 atmosfere, determinando un effetto serra così elevato da creare temperature dell’ordine di 1000 gradi, così come avviene su Venere .

Un altro effetto, a tutti noi noto, è quello delle maree causate maggiormente dall’attrazione gravitazionale dovuta alla Luna. Ancora una volta, senza la presenza della Luna avremmo avuto effetti di marea meno accentuati con variazioni di livelli di acqua di pochi metri e con una diversa distribuzione del livello degli oceani sulla superficie terrestre. Attualmente si osserva una specie di distorsione del livello delle acque lungo l’equatore perciò nel caso in cui non ci fosse la Luna gran parte delle acque degli oceani si riverserebbero verso i poli. Ma anche la crosta terrestre ne viene influenzata. Infatti, le forze di marea dovute all’attrazione lunare causano un processo di riscaldamento e di dissipazione di energia. Parte di questa energia serve a riscaldare il pianeta e parte di essa permette alla Luna di allontanarsi dalla Terra nel corso del tempo. Infine, si ritiene che l’esistenza delle cosiddette "pozze mareali", grazie al processo di rimescolamento di acque, sali e minerali, sia stata un elemento determinante per la nascita e lo sviluppo della vita nel corso della storia evolutiva del nostro pianeta.

Quale sarà l’evoluzione del sistema Terra-Luna? Le misure effettuate mediante i raggi laser che colpiscono gli specchi lasciati dagli astronauti sulla superficie lunare (a proposito, permettetemi di sottolineare che questa costituisce una prova del fatto che siamo andati veramente sulla Luna) ci dicono di fatto che il nostro satellite naturale si allontana di circa 4 centimetri all’anno. Il sistema Terra-Luna si dice "fisicamente legato" e ciò implica che se la Luna si sta allontanando, la Terra deve rallentare il moto di rotazione attorno al proprio asse, una conseguenza del principio di conservazione dell’energia totale del sistema. Ma questo vorrà dire che la durata del giorno sarà sempre più lunga e la Luna apparirà sempre più piccola nel cielo. Tra circa 2 miliardi di anni la Luna sarà lontana abbastanza che la sua attrazione gravitazionale sarà talmente debole che l’asse di rotazione terrestre comincerà a diventare instabile. Comunque sia, essa ci accompagnerà ancora per molto tempo e continuerà ad essere fonte e ispirazione di romanticismo e di misteri mentre il suo destino la vedrà sempre di più allontanarsi dalla Terra.

Fonte: AstronomicaMentis

Un video stupendo, un modo di sognare e di contemplare immagini a dir poco spettacolari… e voi? cosa ne pensate?

C’è vita su Marte? Secondo alcuni scienziati della Nasa la risposta è affermativa. O perlomeno vita c’è stata in passato, almeno a livello di batteri. Lo studio rivelatore è stato condotto su alcune microscopiche strutture vermiformi ritrovate in un meteorite proveniente dal Pianeta Rosso che colpì la terra 13.000 anni fa. Queste strutture, secondo la Nasa, sono quasi certamente dei batteri fossili.

La loro presenza sotto la superficie rocciosa dei frammenti di meteorite dimostrerebbe che questi batteri si trovavano sul corpo astrale prima dell’impatto con la terra. "E’ una prova molto forte di vita su Marte" dice David Mackay, del Nasa Johnson Space Center, tra i primi a studiare il meteorite al momento della sua scoperta nel 1984.
Già nel 1996, studiando un campione, Mackay e altri avevano tratto le stesse conclusioni ma le loro ipotesi erano state rifiutate da diversi scienziati. Le nuove analisi, condotte con un microscopio a elettroni ad alta risoluzione, sgombrano il campo da diversi dubbi. Le strutture ‘vermiformi’, esaminate meglio, sembrano effettivamente dei batteri.

Secondo gli astrobiologici, il meteorite si staccò dalla superficie di Marte dopo l’impatto con un asteroide e poi raggiunse la terra, cadendo nella Hallen Hills, al polo sud,  dopo aver vagato per lo spazio per circa 16 milioni di anni. Sempre dallo stesso meteorite, a novembre scorso, si è potuto desumere che su Marte ci sia stata l’acqua.

Fonte: TGCOM

È finalmente disponibile l’edizione italiana del libro The Case for Mars di Robert Zubrin. Il testo è acquistabile su Lulu.com oppure sullo shop onlinedella Mars Society Italiana.

The Case for Mars

(La questione marziana)

di Robert Zubrin con Richard Wagner

Introduzione di Arthur C. Clarke

Con le ultime informazioni sulla vita su Marte

Fin dall’inizio della storia umana Marte è stato un sogno allettante – materiale per leggende, divinità e misteri. Il pianeta più simile al nostro lo si crede tuttora impossibile da raggiungere, tanto meno esplorarlo e abitarlo.

Ora con l’avvento di un nuovo progetto rivoluzionario, tutto ciò è cambiato. L’eminente autorità per l’esplorazione spaziale Robert Zubrin ha forgiato un nuovo audace progetto, il Mars Direct, presentato qui con illustrazioni ed aneddoti coinvolgenti.

The Case for Mars non è la visione di un futuro lontano o qualcosa che ci costerà miliardi impossibili. Il libro spiega passo dopo passo come possiamo usare la tecnologia attuale per inviare uomini su Marte entro dieci anni; produrre realmente carburante ed ossigeno sulla superficie del pianeta con risorse naturali; come possiamo costruire basi ed insediamenti e come possiamo un giorno fare il “terraforming” di Marte – un processo che può alterare l’atmosfera dei pianeti e spianare la strada alla vita sostenibile.

Ex ingegnere capo al Lockheed Martin, Robert Zubrin è il fondatore di Pioneer Astronautics, una compagnia per la ricerca e lo sviluppo dell’esplorazione spaziale. Attualmente presidente della Mars Society e del comitato esecutivo della National Space Society e della Mars , il Prof. Zubrin vive con la sua famiglia a Lakewood, in Colorado.

Richard Wagner è l’ex editore di AD Astra, la rivista della National Space Society; vive a Northampton, Massachussetts.

Per ulteriori informazioni contattare la Mars Society Italiana.

Italian Mars Society

Nel 2005 una gigantesca crepa lunga 56Km si è aperta nel deserto Etiope: allo stato, alcuni geologi ritengono che questa crepa sia l’inizio di un processo che porterà una spaccatura nel continente africano, con la conseguente nascita di un nuovo oceano.

Scienziati di diversi paesi hanno confermato che i processi vulcanici al lavoro nell’area sono praticamente identici a quelli che avvengono sul fondo degli oceani: lo studio, pubblicato nell’ultimo numero del Geophysical Research Letters, suggerisce che la forte attività vulcanica sotto le placche tettoniche potrebbe aumentare in modo brusco e diffuso, e non su piccola scala come si riteneva dino ad oggi.

Cindy Ebinger, professore di Scienze Ambientali all’Università di Rochester e co-autrice dello studio è elettrica: "questo lavoro rivoluziona la nostra visione dei movimenti tettonici che portano alla creazione di nuovi bacini oceanici". "Per la prima volta questi studi," gli fa eco il Professore emerito Ken Macdonald del Dipartimento di Scienze della Terra alla University of California, "dimostrano che l’attività tettonica può svolgersi su larga scala con grandi episodi di deformazione".

Non capita tutti i giorni di assistere alla nascita di un oceano: Atalay Ayele, professore all’Università di Addis Abeba, sta conducendo un monitoraggio della faglia che dura da 4 anni, e ha riferito di episodi che hanno ‘allargato’ la spaccatura anche di 6 metri in pochi giorni.

Dal 2005 ad oggi si sono verificati già 12 eventi tellurici tremendamente forti: Ebinger e colleghi stanno continuando a monitorare l’area per capire di più su come il movimento sotterraneo del magma evolve man mano che la faglia continua a crescere.

Il tempo, come vedete, cambia tutte le cose, e prima o poi trasforma in mare anche il deserto.

Fonte: Futuro Prossimo

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