Archivi per la categoria ‘Pianeti’
Gli scienziati della Nasa hanno individuato un pianeta con un diametro di 1,5 volte le dimensioni della Terra, che ruota intorno ad una stella simile al nostro Sole a più di 2000 anni luce da noi.
Il dottor Matthew Holman della Harvard University ha detto che i luminari stanno ancora lavorando per confermare i dettagli del pianeta. Per Holman questa scoperta è un passo significativo verso l’obiettivo del telescopio Keplero di determinare la frequenza dei pianeti come la Terra che circondano stelle simili al Sole.
I ricercatori continuano la loro "Caccia" ai pianeti dalle dimensioni della Terra anche in altri settori dell’universo, dopo che sono state scoperte strutture e formazioni di molti sistemi planetari simili al nostro.
Keplero è il primo strumento capace di cercare pianeti della dimensione della Terra e anche più piccoli al di fuori dei confini del nostro sistema solare. Questo infatti è in grado di osservare la luminosità di oltre 100.000 stelle per più di quattro anni. Osservando tale luminosità si possono identificare eventuali pianeti grazie al metodo del transito. Secondo i ricercatori, tale missione potrà portare alla scoperta di molte centinaia di pianeti.
Via: AviationWeek
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A 127 anni luce di distanza dalla Terra è stato scoperto un sistema planetario davvero simile al nostro, talmente simile da essere quasi un gemello perfetto.
La scoperta è firmata da un gruppo di astronomi dell’ESO (European Souther Observatory) utilizzando il grande spettrometro HARPS presente sulla Silla, in Cile.
A quanto pare il nuovo sistema è composto da 7 pianeti in orbita attorno alla stella HD10180. Grazie alla tecnica della spettrografia è stato possibile rilevare delle leggere oscillazioni della stella e dei pianeti vicini con masse molto imponenti (dalle 13 alle 25 masse terrestri).
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La Nasa tace, ma lo scienziato Dimitar Sasselov lo dichiara a una conferenza mondiale: ci sarebbero 140 pianeti che orbitano nella galassia di dimensioni e probabilmente fattezze simili alla Terra. Scoperte di questo genere aiuteranno, in futuro, a capire origini ed esistenza della vita sugli altri pianeti oltre al nostro. Rispondendo a una domanda vecchia quanto il mondo.
L’annuncio è stato dato nel corso di un evento organizzato da TED (Technology, Entertainment, Design) dall’astronomo professore di Harvard Dimitar Sasselov: nella nostra galassia ci sarebbero centinaia di “terre”. Molti dei 700 localizzati avrebbero le caratteristiche per dimensioni e presenza di elementi geofisici tanto da poter parlare di “similitudine con la Terra” e senz’altro di “stesse dimensioni della Terra”.
Impossibile, almeno per il momento, capire se su questi pianeti scorra acqua, ci siano rocce o addirittura esseri viventi. Per fugare ogni dubbio, lo stesso professore spiega che verranno promossi a pianeti simili alla Terra quelli che presentano queste caratteristiche: «un corpo piccolo, dotato di rocce, in grado di orbitare intorno a un sole».
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Il più grande satellite naturale di Saturno continua a mostrare i suoi segreti. Quelli che, prima dell’arrivo della sonda CASSINI, frutto della collaborazione di ASI, ESA e NASA, era riuscito a nascondere. Dopo le numerose immagini "a volo d’uccello" che l’anno scorso hanno fatto il giro del mondo, ora si comincia a delineare in modo approfondito la superficie di Titano.
Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica ICARUS è stato pubblicato un articolo scritto da un gruppo di ricercatori italiani ed americani guidati per questa ricerca da Federico Tosi dell’IASF-INAF di Roma e firmato anche da Enrico Flamini, Chief Scientist dell’ASI. L’articolo riguarda le proprietà fisiche della superficie di Titano e si basa su un utilizzo nuovo dei dati combinati del VIMS, lo spettrometro ad immagine operante nel visibile e nell’infrarosso, ed quelli prodotti dal Cassini Radar nelle sue modalità operative di scatterometro e radiometro. Ambedue questi strumenti fanno parte di quelli realizzati congiuntamente dall’ASI e dal JPL per la missione.

" La correlazione di dati prodotti da strumenti diversi, metodo che viene di solito identificato come Data Fusion – afferma Flamini – è una nuova strada che si deve percorre se si vogliono effettivamente comprendere le caratteristiche fisiche dei corpi del Sistema Solare". Per la prima volta si sono correlate le proprietà della superficie di Titano nel vicino infrarosso e nelle microonde utilizzando una tecnica di data fusion supportata da un metodo di classificazione automatico chiamato G-Mode. Questo metodo fu sviluppato e messo a punto, per poter analizzare le rocce lunari, da un team congiunto di ricercatori russi ed italiani negli anni settanta e consente di classificare un grande numero di dati raggruppandone i valori in uno spazio parametrico multidimensionale.
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Studi dettagliati di minerali che si trovano all’interno di crateri di Marte mostrano che l’acqua liquida era diffusa non solo negli altopiani meridionali ma anche sotto le pianure del nord.
Il Mars Express dell’ESA e il NASA Mars Reconnaissance Orbiter ha scoperto silicati idrati nelle pianure settentrionali di Marte, una chiara indicazione che lì l’acqua scorreva.
Le sonde hanno precedentemente scoperto migliaia di piccoli affioramenti dove i minerali sono stati alterati dall’acqua. Molti di questi esistono in forma di minerali argillosi, e indicano che l’emisfero meridionale del pianeta una volta era molto più caldo e umido di quanto non sia oggi.
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Forse i Maya avevano ragione. Fra meno di 150 anni il sistema solare entrerà nella cosiddetta ”Bolla locale".
In questa area, larga centinaia di anni luce, il numero di radiazioni cosmiche è nettamente più intenso di quanto accada ora.
La previsione dell’ Astrophisical Journal Letters afferma "Forse le generazioni future dovranno imparare a difendere le tecnologie spaziali dal flusso più forte di radiazioni", osservano gli autori. "Una prospettiva inquietante", l’ha definita il direttore dell’osservatorio di Arcetri dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Francesco Palla.
"Sapevamo già che il Sole, con il sistema planetario, si trova immerso in una nube di passaggio, prodotta nell’esplosione disupernovae, chiamata Nube Interstellare Locale, grande decine di anni luce e composta essenzialmente da idrogeno a bassa densità, circa un atomo ogni centimetro cubo, e dove le temperature raggiungono qualche migliaio di gradi. Questa nube transitoria si trova dentro la Bolla Locale, dove la densità di particelle è ancora più bassa e le temperature sono mille volte superiori" aggiunge il direttore dell’Inaf, specificando che il sistema solare sta per uscire dalla Nube Locale per immergersi nella Bolla.
Ed allora cosa accadrà? Non è possibile fare previsioni, ma sicuramente tra appena un secolo o due e la Terra entrerà nel forno.
Via: Virgilio Notizie
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Riscaldamento globale? Contrordine: farà freddo freddo freddo, ecco il nuovo trend nella ricerca sui cambiamenti climatici. Uno scienziato emerito mostra uno studio di oltre 150 pagine con prove inequivocabili della sua predizione.
UN GRAN BASTIAN CONTRARIO - La maggioranza delle ricerche convergono sull’ipotesi che la Terra stia attraversando un periodo di surriscaldamento globale: il dottor Don Easterbrook, emerito professore di geologia alla Western Washington University è di tutt’altro avviso.
“I dati sui cicli naturali in mio possesso indicano che stiamo andando incontro ad un ‘raffreddamento globale’ in questi primi decenni del 21° secolo, almeno fino al 2030. Seguiranno altri 30 anni circa di surriscaldamento, e dal 2060 al 2090 di nuovo la temperatura si abbasserà drasticamente".
Non sono chiacchiere da bar: Easterbrook ha esposto la sua teoria a 700 tra ricercatori e scienziati alla 4° Conferenza Internazionale sui Cambiamenti Climatici, a Chicago.
"C’è una piccola buona notizia: per qualche decennio il surriscaldamento ci lascerà in pace. La notizia cattiva è che il ‘raffreddamento globale’ farà molti più danni per l’uomo, e sarà causa di grandi minacce. Il grande freddo uccide il doppio rispetto al grande caldo".
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