In Europa sta per nascere il colosso dell’aeronautica: dov’è l’Italia?

Una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che dopo infiniti anni di chiacchiere e indecisioni sta per nascere un colosso europeo dell’aeronautica, dello spazio e della difesa, di dimensioni comparabili all’americana Boeing. Se e quando la fusione tra la franco-tedesco-spagnola Eads e la britannica Bae andrà in porto, l’Europa diventerà un soggetto adulto sulla scena mondiale per tutto quello che riguarda gli aerei civili e militari, i missili e i satelliti e chi più ne ha più ne metta.
La notizia cattiva è che l’Europa unita dell’aerospazio e della difesa sta nascendo senza l’Italia. Intendiamoci, definire cattiva questa notizia è questione di opinioni: è del tutto legittimo decidere che sia un bene, per il nostro Paese, stare fuori dall’industria militare per questioni di principio, purché lo si decida con piena consapevolezza delle perdite industriali e di altra natura che questa scelta comporta, e anche del fatto che le attività aerospaziali sono militari ma anche civili.

Finora la nostra Finmeccanica, il polo nazionale delle aziende del settore, si era guadagnata un ruolo industriale da co-protagonista mondiale partecipando (pro quota) a quasi tutte la principali produzioni: per esempio, l’Alenia di Finmeccanica contribuisce con tecnologie sofisticate agli Airbus della Eads ma anche ai jet concorrenti della Boeing. Per farlo, negli anni Finmeccanica ha custodito gelosamente la più completa indipendenza, ma da adesso in poi questa peculiarità da fattore di successo che era potrebbe trasformarsi in un handicap. Sarà molto più difficile continuare a giocare con abilità su tutti i tavoli come si è fatto (così bene) finora.

Intanto la storia va avanti senza noi italiani. Le trattative sono definite da una nota congiunta di Eads e Bae come «in stato avanzato». Si prefigura una fusione in cui Eads controllerebbe il 60% della nuova entità e Bae il 40%. Per un fatto di perequazione finanziaria, agli azionisti di Eads prima del completamento dell’operazione verrebbe pagato un premio di 200 milioni di sterline come dividendo straordinario.
La nuova società avrà sede a Londra e un consiglio di amministrazione unificato, ma le due società controllate continueranno a essere quotate separatamente in Borsa, e la Bae conserverà in esclusiva la sua importante riserva di export e collaborazioni industriali negli Stati Uniti. I governi europei azionisti avranno una «golden share» nel capitale del gruppo, cioè avranno la possibilità di mettere il veto a iniziative che compromettessero i loro interessi vitali. La collaborazione non nasce dal niente: la nota congiunta ricorda che «i due gruppi hanno una lunga storia di joint-venture come quelle che producono gli Eurofighter Typhoon e i sistemi missilistici Mbda». Ma il nuovo gruppo avrà il suo zampino dappertutto, ad esempio nella portaerei britannica Queen Elizabeth. E non sarà secondo a nessuno.

Fonte: La Stampa

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