
ROMA – Nel giorno in cui il Censis certifica, con uno studio dettagliato, l’assoluta necessità di adeguare Fiumicino alle nuove esigenze del mercato, perché ai limiti della saturazione.
E nel quale il sindaco Alemanno sollecita il governo a inserire il piano di sviluppo dell’aeroporto tra le priorità strategiche, arriva anche lo schiaffone di Moody’s ad Adr. Ma più che una critica, il monito dell’agenzia di rating sembra un assist. Non bastava infatti il pressing del primo cittadino e quello della presidente della Regione Polverini per far decollare Fiumicino Due. Adesso sono gli analisti a mettere in mora l’esecutivo.
A spingere, paradossalmente, nella stessa direzione in cui da tempo si muove Aeroporti di Roma. «La riduzione del rating del debito di Adr a Ba1 – spiegano – è motivata dall’aumentato rischio del profilo finanziario di Adr a causa dei continui ritardi nella finalizzazione del nuovo quadro regolatorio e conseguenti aumenti tariffari». Come dire che adesso la situazione va sbloccata. E che Passera e Monti devono dare un segnale.
Nel 2030 previsti 97 milioni di passeggeri. Del resto il Censis ha parlato chiaro. Perchè nel 2030 il Leonardo da Vinci potrebbe raggiungere i 97 milioni di passeggeri, traffico che genererà 244 mila posti di lavoro in più per un valore di oltre 16,3 miliardi di euro. Perdere altro tempo, evitando di decidere, sarebbe folle. Anche perchè Fiumicino è primo per crescita in Europa (+13,6%) e non sfruttarne le potenzialità sarebbe un grave errore. Per il Paese prima di tutto.
U. Man.
Fonte: Il Messaggero