Un allarme detriti per l’ISS

L’incidente che un paio di giorni fa ha destato più di una preoccupazione per l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale ha in pochi minuti riportato agli onori della cronaca della stampa dell’intero pianeta l’annosa problematica  delle collisioni in orbita con detriti spaziali.

“Si è trattato – spiega Claudio Portelli, esperto ASI di Space Debris – di un piccolo oggetto non identificato e di natura sconosciuta che i radar di terra sono riusciti a ‘vedere’ in ritardo, mettendo la ISS nelle condizioni di non poter più manovrare per evitare il rischio di collisione”.

La probabilità di collisione, registrata il 28 giugno scorso alle ore 14:08 italiane, è stata forse la più alta mai riscontrata finora: l’oggetto non identificato è passato a circa 350 metri dalle strutture della stazione spaziale.

“Queste ultime – spiega ancora Portelli – seppur protette da scudi contro le collisioni, non sarebbero state in grado di evitare il rischio di depressurizzazione della ISS. Durante il suo volo orbitale la ISS viene tenuta sotto controllo e ogni oggetto che nel giro di 72 ore attraversa il volume di controllo (pari a più o meno 750 metri in direzione radiale, sopra e sotto rispetto alla Terra, e 25.000 metri nelle altre direzioni) richiede una manovra orbitale o la messa in sicurezza del suo equipaggio nelle capsule russe di salvataggio Soyuz”.

Così è avvenuto martedì scorso: i sei membri dell’equipaggio sono stati confinati per circa 20 minuti nelle due Soyuz in attesa di un "via libera". Andrey Borisenko, Alexander Samokutyaev e Ronald Garan si sono rifugiati nella SoyuzTMA-21, mentre Sergei Volkov, Michael Fossum e Furukawaa bordo della Soyuz TMA-02M.

L’oggetto non identificato è con molta probabilità il prodotto di frammentazioni di satelliti o razzi, avvenuto tempo fa a più alta quota, che adesso era in fase di rientro lento verso la Terra dove verrà distrutto durante l’attraversamento in atmosfera.

La problematica dei detriti spaziali e della sostenibilità delle attività spaziali a lungo termine è da tempo argomento di un’ampia discussione in ambito ONU, precisamente presso il comitato COPUOS sull’uso pacifico dello spazio. E’ già stato varato un primo documento che stabilisce le linee guida per la mitigazione dell’inquinamento dello spazio a causa dei detriti spaziali. “Adesso il nuovo gruppo di lavoro di cui l’Italia e l’ASI fanno parte – conclude Portelli – studierà le misure precauzionali e le ‘Best Pratices’ che gli operatori satellitari dovranno adottare a livello internazionale per garantire la sopravvivenza delle importanti infrastrutture spaziali che l’uomo, nel corso di più di 50 anni, ha creato e che oggi condizionano la nostra vita”.

 

Comunicato ASI

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