100.000 ore… e non le dimostra!

Una settimana fa la 46a Brigata Aerea ha ricordato il traguardo delle 100.000 ore di volo raggiunte dalla flotta dei velivoli da trasporto C-130J, in servizio da poco più di dieci anni con l’Aeronautica Militare.

Dieci anni d’intensa attività nel corso dei quali il C-130J e i suoi equipaggi sono divenuti il simbolo delle missioni svolte dall’Aeronautica Militare in ogni angolo del Pianeta, per interventi umanitari volti ad alleviare situazioni di disagio o per attività più direttamente legate alla presenza di contingenti militari italiani nei teatri operativi. Anche in questi giorni la flotta C-130J sta sostenendo un carico operativo importante.

Dopo il rimpatrio dei nostri connazionali dall’Egitto è la situazione venutasi a creare in Libia ad aver determinato un maggior impegno dei velivoli da trasporto dell’Aeronautica Militare. La nuova crisi ha richiesto, infatti, il rimpatrio di italiani e cittadini stranieri, attività questa coordinata dall’Unità di Crisi del Ministero Affari Esteri che ancora una volta ha richiesto l’impiego dei C-130J. Complessivamente sono stati 820 i civili evacuati dalla Libia con sei C-130 dell’Aeronautica e due navi della Marina Militare.

Quindi il Ministero della Difesa in attuazione a quanto deciso in sede di Consiglio dei Ministri a sostegno dell’emergenza umanitaria in atto sulla sponda sud del Mediterraneo, ha disposto l’impiego dei C-130J per concorrere all’evacuazione dei profughi dal campo di Djerba, in Tunisia, allo scopo di facilitarne il rientro nei Paesi di provenienza.

Sono così iniziati i voli per rimpatriare a Il Cairo cittadini egiziani in fuga dalla Libia. Una media di tre voli al giorno ha permesso di risolvere in breve la situazione dei profughi egiziani concentratisi al confine tra la Libia e la Tunisia, consentendo al Ministero Affari Esteri, che coordina le attività, di rivolgere la propria attenzione al rimpatrio di cittadini di altre nazionalità, a cominciare da quelli del Bangladesh.

Via: Aeronautica Militare Italiana

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