A caccia di vita nello Spazio

Dubna è una piccola città ad un centinaio di chilometri da Mosca circondata da neve e boschi di betulle.  Qui ha abitato e lavorato Bruno Pontecorvo, il grande fisico italiano cui è intitolato il Laboratorio Internazionale per la fisica dei neutrini e astrofisica dell’Università di Mosca,  e qui si trova uno dei centri di eccellenza russi per la ricerca: il JINR, Joint Institute of Nuclear Research. Proprio il JINR  ospita in questi giorni una importante tavola rotonda italo-russa, organizzata dall’Ambasciata Italiana con il Laboratory of Radiation Biology , la SISSA dell’Università di Trieste e l’Agenzia Spaziale Italiana. Il titolo della tavola rotonda,  “Fisica Spaziale e Biologia”, riassume in una formula sintetica ed efficace l’importanza di facilitare e stimolare l’incontro e il dialogo tra due comunità scientifiche: quella dei fisici e quella dei biologi.

C’è, infatti, sempre maggior evidenza della necessità di confrontarsi e di lavorare insieme ora che le missioni spaziali da un lato e  le ricerche sperimentali e teoriche sulla Terra dall’altro stanno contribuendo a un sostanziale progresso delle conoscenze sui meccanismi che regolano il nostro universo. E, soprattutto, a portare alla luce nuove evidenze che alcuni elementi essenziali per la vita sono presenti anche al di fuori della nostra Terra. Inoltre le missioni spaziali umane implicano una maggior conoscenza dell’influenza che lo Spazio, a cominciare dalla radiazione, ha sul corpo umano e sulla sua capacità di operare per lunghi periodi al di fuori del suo pianeta natale.

In questo significativo contesto sono stati presentati alcuni dei risultati del lavoro sui meccanismi di origine della Vita, condotto da un team di ricercatori italiani guidati dal professor Ernesto Di Mauro dell’Università di Roma La Sapienza in collaborazione con Raffaele Saladino e con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il lavoro, che ha incontrato un notevole interesse da parte di tutti i presenti alla conferenza e suscitato molte domande, riguarda la sintesi di componenti del DNA e del RNA a partire da molecole ad un solo atomo di carbonio. Le sintesi avvengono in condizioni di grande semplicità e con alta efficienza, in assenza di enzimi e di qualsiasi altra struttura di origine biologica.

“Questi risultati indicano la possibilità di autogenerazione della informazione genetica sia in condizioni terrestri che in condizioni  compatibili con ambienti extraterrestri. Sono stati ricostruiti i primi passi di organizzazione di strutture bio-informazionali (lunghe catene di RNA, parte di importanti cicli metabolici, ndr) a suggerire i meccanismi di generazione spontanea che possono aver avuto luogo all’inizio della storia del nostro pianeta e possono avvenire ancora i altri luoghi del nostro sistema solare (Titano) o in altri sistemi solari”. Così si è espresso il professor Di Mauro, sottolineando come “Questi sono gli elementi essenziali per la vita e possiamo trovarli quasi  ovunque nello Spazio”.

Dichiarazioni cui si sono aggiunte quelle del coordinatore scientifico ASI Enrico Flamini: “Questo lavoro e , più in generale, le ricerche in questo campo – ha detto Flamini – sono un elemento essenziale che deve affiancare l’evoluzione delle tecnologie di esplorazione di altri pianeti. E’ importante infatti stabilire se ci sono o meno forme biologiche su gli altri corpi del nostro Sistema Solare, a cominciare da Marte e Titano ma, per fare questo dobbiamo prima capire meglio quali siano i marcatori che le possano far riconoscere ed il loro ruolo in quella che è definita vita”.

Comunicato ASI

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