Riscaldamento globale: come siamo messi?

fuoco Un’ondata di calore senza precedenti ha investito durante l’estate scorsa l’Europa dell’Est, associata a un’intensa siccità e a incendi forestali nei dintorni di Mosca. Allo stesso modo, una successione di giorni eccezionalmente caldi nell’est degli Stati Uniti, ha messo in crisi la fornitura di energia elettrica e portato all’evacuazione di alcuni reparti ospedalieri.

Entrambi gli episodi hanno riacceso il dibattito pubblico sugli effetti del global warming. Ma da una prospettiva globale, quanto è stata calda la scorsa estate? È proprio da attribuire al global warming l’ondata di caldo? A tali questioni hanno voluto dare una risposta i ricercatori del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA di New York City, coordinati dal direttore dello stesso GISS, James Hansen.

Dall’analisi delle temperature estive, è emerso come globalmente il periodo da giugno ad agosto sia stato la quarta estate più calda degli ultimi 131 anni, ossia da quando sono disponibili registrazioni strumentali regolari su scala globale. Gli stessi mesi del 2009, per contro, erano classificati in seconda posizione. Le temperature leggermente più fredde si giustificano con un moderato fenomeno La Niña (temperature più basse del normale nell’Oceano Pacifico equatoriale) che ha rimpiazzato un moderato El Niño (temperature più elevate del normale nella stessa regione).

Come parte del loro studio, Hansen e colleghi hanno pubblicato una serie di grafici che aiutano a spiegare perché la percezione, spesso errata, delle temperature globali abbia una notevole variabilità da una stagione con l’altra. Per esempio, le temperature estive negli Stati Uniti e nell’Europa dell’Est ha creato l’impressione di un’accelerazione del global warming, mentre quelle insolitamente fredde nelle stesse regioni aveva creato la percezione opposta. I dati globali dimostrano tuttavia come tali conclusioni siano errate.

Resta confermato in ogni caso che l’ondata di calore in Russia è stata altamente inusuale, e la sua intensità ha superato qualunque record di temperatura dagli anni ottanta dell’Ottocento, da quando cioè sono disponibili registrazioni globali. Alcuni meteorologi e paleoclimatologi russi sostengono che il paese non ha mai sperimentato una simile ondata di calore negli ultimi 1000 anni o che simili eventi si verificano con una frequenza di una volta ogni 15.000 anni.

Alla luce di ciò, in ogni caso, resta aperto il dibattito sul fatto che il riscaldamento globale sia o meno la causa di tali eventi estremi. La risposta non è semplice. I fenomeni climatici e meteorologici locali sono determinati da una moltitudine di fattori, e nessuno di essi può essere ricondotto in modo sicuro al global warming. In questo senso non è possibile affermare che il caldo di Mosca ne sia un effetto.

Se però si formula il problema in un’altra forma: “Un evento come quello di Mosca sarebbe potuto succedere se il biossido di carbonio fosse rimasto ai livelli preindustriali?” la risposta è chiaramente no, come sottolinea lo stesso Hansen.

Fonte: Le Scienze

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