Titano "prende forma"

Il più grande satellite naturale di Saturno continua a mostrare i suoi segreti. Quelli che, prima dell’arrivo della sonda CASSINI, frutto della collaborazione di ASI, ESA e NASA, era riuscito a nascondere.  Dopo le numerose immagini "a volo d’uccello" che l’anno scorso hanno fatto il giro del mondo, ora si comincia a delineare in modo approfondito la superficie di Titano.

Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica ICARUS è stato pubblicato un articolo scritto da un gruppo di ricercatori italiani ed americani guidati per questa ricerca da Federico Tosi dell’IASF-INAF di Roma e firmato anche da Enrico Flamini, Chief Scientist dell’ASI.  L’articolo riguarda le proprietà fisiche della superficie di Titano e si basa su un utilizzo nuovo dei dati combinati del VIMS, lo spettrometro ad immagine operante nel visibile e nell’infrarosso, ed quelli prodotti dal Cassini Radar nelle sue modalità operative di scatterometro e radiometro. Ambedue questi strumenti fanno parte di quelli realizzati congiuntamente dall’ASI e dal JPL per la missione.

" La correlazione di dati prodotti da strumenti diversi, metodo che viene di solito identificato come Data Fusion – afferma Flamini – è una nuova strada che si deve percorre se si vogliono effettivamente comprendere le caratteristiche fisiche dei corpi del Sistema Solare". Per la prima volta si sono correlate le proprietà  della superficie di Titano nel vicino infrarosso  e nelle microonde  utilizzando una tecnica di data fusion supportata da un metodo di classificazione automatico chiamato G-Mode. Questo metodo fu sviluppato e messo a punto, per poter analizzare le rocce lunari, da un team congiunto di ricercatori russi ed italiani  negli anni settanta e consente di classificare un grande numero di dati raggruppandone i valori in uno spazio parametrico multidimensionale.

"Applicando questo metodo ora alla grande quantità di dati ricevuti dalla sonda Cassini  e con una lunga opera di selezione di quelli effettivamente utili,  siamo  riusciti a   identificare unità geofisiche omogenee in alcune regioni di Titano come Xanadu e Shangri-là" dice Federico Tosi. "Nel caso di Titano – ha aggiunto Flamini – stiamo passando dalla fase di stupore delle scoperte, fornite dalle immagini radar ed ottiche viste nei primi anni della missione Cassini, alla consapevolezza che, per capire un mondo quasi del tutto sconosciuto fino a solo  cinque anni fa, dobbiamo ora fare di più. Stiamo quindi sviluppando i metodi per analizzare i dati che continuerà a fornirci questa splendida missione".

VIMS produce  così dette immagini cubiche, ovvero poiché ad ogni pixel immagine sono associati da 64 a 256 pixel spettrali il set di dati è un cubo formato da vari strati di immagini, che si possono utilizzare singolarmente, una per ognuno degli intervalli spettrali possibili. Il Cassini RADAR è uno strumento complesso che oltre a fornire immagini radar della superficie, quando opera in modalità SAR, può funzionare sia come scatterometro (per fornire una misura della rugosità della superficie) che come radiometro (fornendo indicazioni sulla temperatura di radiazione emessa dalla superficie). Inoltre il radar è in grado di dare una valutazione delle costanti dielettriche.

Comunicato ASI

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