Addestramento di sopravvivenza per i neo-astronauti nell’ESA

Lo scorso mese di giugno, i sei candidati astronauti dell’ESA sono stati abbandonati in mare sotto il caldo sole mediterraneo, dopo essere stati lanciati da un elicottero. Per fortuna, l’addestramento di sopravvivenza ha permesso loro di affrontare tutte le situazioni più difficili.
Gli astronauti devono essere preparati a quasi tutto nello spazio, ma anche a qualsiasi cosa a terra. Potrebbe trattarsi, per esempio, di un atterraggio di emergenza in un posto lontano. La navicella, nel lasciare la Stazione Spaziale Internazionale, potrebbe essere costretta a scendere in mare, nel deserto, in una foresta tropicale o su un ghiacciaio, in estate come in inverno. 

Astronauts survival training, June 2010

Prima che gli astronauti possano essere soccorsi, devono contare su risorse di base e sul kit di emergenza presente nella capsula Soyuz. L’addestramento di sopravvivenza è dunque una parte vitale dell’addestramento di base di tutti gli astronauti.

Le nuove reclute europee, Samantha Cristoforetti, Alexander Gerst, Andreas Mogensen, Luca Parmitano, Timothy Peake and Thomas Pesquet, hanno raggiunto questo traguardo a fine giugno, quando hanno trascorso due settimane intensive di addestramento di sopravvivenza imparando e mettendo in pratica le qualità necessarie per rimanere in vita in un contesto difficile e con pochissime attrezzature.

Campeggio, nuoto, caccia e galleggiamento

“Volevamo dargli le conoscenze di base di sopravvivenza in una regione selvaggia” dice Loredana Bessone, responsabile per l’addestramento di sopravvivenza al Centro Astronauti Europeo di Colonia. “Dopo aver appreso elementi generali di sopravvivenza, applicabili in ogni condizione atmosferica ed in ogni ambiente, più in là durante la loro missione di addestramento impareranno gli elementi di sopravvivenza specifici di un ambiente o di un veicolo”.

Ora che avevano appreso la teoria, era tempo di metterla in pratica. Con l’assistenza di istruttori, la forza aerea della Polizia italiana, la guardia costiera, le autorità locali e l’organizzazione nazionale di recupero di montagna, i candidati astronauti sono stati portati in elicottero in una località remota. È stato chiesto loro di preparare un campo, accendere un fuoco e procurarsi cibo: pesca, trappole per animali, preparazione e cottura del cibo con arnesi primitivi.

Astronauts survival training, June 2010

I futuri astronauti hanno inoltre recuperato da una vecchia macchina gli arnesi utilizzabili e le parti di ricambio, che hanno poi utilizzato per costruire i loro ripari, oggetti personali e trappole, e anche come aiuti per la pesca.

Sono stati introdotti alle conoscenze ed abilità della scalata, scendendo in sicurezza da alte scogliere, attraversando fiumi e navigando nella natura selvaggia usando la natura stessa e le stelle come guida. La medicina di sopravvivenza era anche parte vitale dell’addestramento.

Dopo tre giorni, sono stati dati loro dei vestiti asciutti ed una nuova missione: portarsi, a piedi, ad un punto d’incontro prestabilito passando attraverso canyon, stagni e scogliere, cercare e trattare l’acqua, e passare la notte in un riparo improvvisato.

Infine, le sei reclute sono state "salvate" da un elicottero, ma il sollievo è stato di breve durata. Sono stati costretti a saltare in mare, gonfiare una zattera di salvataggio e lasciati da soli a galleggiare nel Mediterraneo fino al mattino successivo.

Astronauts survival training, June 2010

Più che una gita fuori porta
"Fortunatamente il tempo è sempre stato buono", ha detto Samantha Cristoforetti. "La temperatura di giorno non superava i 30gradi centigradi e durante la notte non era più freddo di 10gradi centigradi circa".

Ma comunque l’addestramento era ben lontano da una vacanza in campeggio: asciugare i vestiti dopo aver attraversato un fiume o nuotato in mare prende tempo, scalare montagne richiede nervi d’acciaio e cacciare animali per fame non è qualcosa per abitanti di città – neanche per gli astronauti.

"Eravamo alquanto affamati dopo le prime 48 ore", ricorda Tim Peake. "Dormire in quelle condizioni non è facile. Nell’insieme è stata dura. Ma guardando indietro adesso, è stata una grande esperienza".

In salvo sull’elicottero

Per le reclute con una storia militare alle spalle, l’addestramento di sopravvivenza non è cosa nuova. "Ma nelle forze armate principalmente cercavamo di trovare dei modi per nasconderci, per non essere trovati", ride Tim, egli stesso insegnante di sopravvivenza nella sua precedente carriera con il Corpo Aereo Armato Britannico. Non ha niente se non lodi per gli istruttori locali e per il supporto da loro ricevuto.

Dopo essere "sopravvissuti" all’addestramento di sopravvivenza, i candidati astronauti dell’ESA sono adesso a casa a riposare prima che possano essere ufficialmente chiamati astronauti il prossimo autunno, quando affronteranno gli esami finali.

Comunicato ESA

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