Turchia e Israele: chiusura anche sui cieli

image La Turchia, a seguito del raid di Israele al convoglio di aiuti per Gaza, in cui hanno perso la vita 9 attivisti turchi, ha bloccato il suo spazio aereo ad un volo militare israeliano. Lo ha annunciato un diplomatico turco alle agenzie internazionali, senza precisare se si tratti di un blocco totale ai voli militari israeliani.

”Gli aerei militari sono tenuti a ottenere un permesso a sorvolare prima di qualsiasi spostamento. Immediatamente dopo l’attacco, ad un aereo militare quest’autorizzazione e’ stata rifiutata”, ha aggiunto la fonte, che ha parlato in condizione di anonimato.

Secondo l’agenzia di stampa "Anatolia", il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, interrogato dalla stampa sulla questione a margine del summit del G20 a Toronto, ha risposto che la restrizione ai voli è stata imposta dopo il raid israeliano.

L’attacco dello scorso 31 maggio alla flottiglia umanitaria, che ha voluto rompere il blocco imposto da Israele a Gaza, ha inferto un duro colpo alle relazioni tra i due Paesi, un tempo molto vicini. Infatti non è ancora chiara la strategia che la Turchia intende intraprendere per il futuro, dopo più di un decennio di amicizia con il Paese della Stella di David: la decisione appunto di forzare via mare l’embargo alla Striscia, la cui reazione da parte israeliana era data per scontata, e non ultimo lo schieramento politico-religioso a favore dei palestinesi. Insomma la Turchia sposerà l’Europa in un matrimonio d’interesse che verrà sancito dalla sua futura, seppur ancora incerta, entrata a far parte della Comunità auropea? Con gli obblighi di distensione nei confronti di Stati Uniti e quindi di Israele che ne derivano? Oppure deciderà di rafforzare la sua posizione di moderna porta d’ingresso alle nazioni del Medio Oriente con le conseguenze che ne deriverebbero? Delle due l’una.

Nel corso del G20, Erdogan ha sollevato la questione con il presidente Usa Barack Obama, affermando che Israele deve chiedere scusa al suo Paese.

Fonte: Avionews

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