SURECA-BIT-10 vola sul ghiaccio

Alla Base Nobile-Amundsen, sviluppata dall’ASI e dai norvegesi dell’ARR (Andoya Rocket Range) a Longyearbyen nelle isole Svalbard, erano le 22:30 del 17 giugno quando il pallone stratosferico ha lasciato Terra. Un Aerostar da 30.000 mc, che si è alzato verso il cielo luminoso della tiepida notte artica, salendo ad oltre 6,5 metri al secondo, portando con sè il payload SURECA-BIT-10, contenente alcuni esperimenti sviluppati in Italia. Il lancio, la cui finestra era stata aperta il primo giugno, è così perfettamente riuscito con una settimana di anticipo sulla chiusura (fissata per il 25 giugno). L’altitudine prevista per gli esperimenti, 39400 metri, è stata raggiunta 1 ora e 52 minuti dopo il lift off. Il pallone resterà lassù per circa 5 giorni, prima di tornare a Terra.

La ‘mission’ scientifica di SURECA è duplice e mira a condurre test su strumenti denominati BIT e CZT, che coinvolgono l’INAF IASF di Bologna e l’IMEM (Istituto materiali per elettronica e magnetismo) del CNR di Parma.

Il modulo BIT (Bi-directional Iridium Telemetry) è stato sviluppato da LEN srl in collaborazione con INAF-IASF Bologna e rappresenta certamente il miglior sistema di telemetria per palloni di lunga durata oggi disponibile. BIT assicura il completo controllo di payload su pallone stratosferico in (e da) qualunque posizione geografica. Non necessita di alcuna infrastruttura di terra, a parte la sua ground station, che consiste unicamente in  un PC portatile e in un modem Iridium. Il software di ground station fornito col modulo BIT permette all’operatore di svolgere tutte le funzioni necessarie attraverso l’invio di telecomandi e di ricevere in tempo reale i dati del payload.

Veniamo a CZT. Il piccolo strumento scientifico è composto da un rivelatore di radiazione di alta energia basato su un sensore di costruito dall’IMEM/CNR di Parma (nella foto qui a destra) e da un modulo di interfaccia che produce un flusso di dati RS232 che può essere collegato direttamente ad una delle porte seriali di BIT. Il sensore, con mono-elettrodi planari, utilizza un cristallo di CZT di 1.5×1.5×0.2 cm cubi  implementato in una scatola metallica di schermatura elettrica e luminosa.

Questo dispositivo ha due scopi principali. In primo luogo studiare il fondo X/gamma e di particelle cariche in funzione della latitudine e longitudine e in funzione della quota (per questo motivo potrebbe essere utile avere anche la possibilità di modificare la quota di galleggiamento del pallone durante il volo). In secondo luogo, permette una verifica diretta delle prestazioni e della robustezza di un sensore di CZT sviluppato interamente con tecnologia italiana in ambiente pseudo spaziale e valutare la loro idoneità per costruire monitor di radiazione compatti per uso spaziale.

Comunicato ASI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi