Gli anelli di Saturno star da copertina

Riflettori puntati su Cassini. La più grande sonda spaziale interplanetaria mai realizzata, frutto di una collaborazione internazionale tra NASA, ESA e ASI, si aggiudica questa settimana la cover di Science. A figurare sulla copertina della prestigiosa rivista scientifica americana, in realtà, non è la sonda ma una splendida immagine "scattata" da uno degli strumenti a bordo di Cassini che ritrae il sistema di anelli di Saturno.

Oggetto della pubblicazione sono infatti gli importanti risultati ottenuti analizzando i dati raccolti dalla sonda durante i primi sei anni della missione dedicati allo studio di Saturno, le sue lune e il complesso sistema di anelli.
Il Cassini Rings Working Group, guidato da Jeff Cuzzi (NASA-AMES) autore di uno dei due studi su Cassini pubblicati su Science, elaborando i dati raccolti dai diversi strumenti a bordo della sonda operanti nell’ultravioletto, nel visibile e nell’infrarosso, è riuscito a tracciare un quadro esaustivo della struttura, composizione, evoluzione e dinamica degli anelli di Saturno.

Importante in questo senso il contributo italiano derivante dall’analisi delle osservazioni dello spettrometro VIMS (Visual and Infrared Mapping Spectrometer), di cui l’Agenzia Spaziale Italiana ha fornito il canale operante nella luce visibile e di cui l’Istituto Nazionale di Astrofisica partecipa all’utilizzo scientifico dei dati prodotti.
"VIMS, così come gli altri strumenti realizzati dall’ASI in collaborazione con la NASA/JPL per la missione Cassini, continua lavorare perfettamente. Questo dimostra sia la qualità costruttiva degli strumenti che il livello di innovazione dei loro progetti. Infatti ad oltre 15 anni dalla loro realizzazione sono sempre in grado di fornire dati di eccezionale valore scientifico contribuendo ad incrementare ancora il numero di scoperte e la conoscenza del Sistema di Saturno", commenta Enrico Flamini responsabile per ASI della Missione Cassini.
Grazie ai dati raccolti da VIMS è stato possibile stabilire che le particelle degli anelli principali denominati con le lettere “A” e “B” (riconoscibili nell’immagine qui sotto) sono costituite per il 90-95% di ghiaccio d’acqua, mentre quelle dell’anello “C” e della Divisione di Cassini risultano essere più contaminate probabilmente da carbone e silicati di origine meteoritica.

Dall’analisi condotta da Gianrico Filacchione (INAF-IASF Roma e coautore della pubblicazione) sui dati di VIMS, risulta che il grado di “arrossamento” degli spettri nel visibile degli anelli di Saturno sia strettamente legato con l’intensità delle bande del ghiaccio d’acqua osservate nell’infrarosso. Poiché entrambi questi parametri aumentano con lo stesso andamento nelle regioni degli anelli più dense (anelli A e B) si può dedurre che la natura del materiale che assorbe la radiazione ultravioletta, e dunque il “responsabile” dell’arrossamento osservato, sia strettamente legata al ghiaccio d’acqua delle particelle.
“Questi importanti risultati indicano che anche gli anelli di Saturno possono contenere particelle di elementi contaminanti, spiegando così in modo naturale un effetto altrimenti misterioso” commenta Angioletta Coradini, direttrice dell’INAF-IFSI di Roma e membro del team scientifico di VIMS. “Risultati come quelli descritti nell’articolo di Science sono stati possibili grazie alle notevoli performances dello strumento VIMS ed alla dedizione di giovani brillanti come Gianrico Filacchione, recentemente assunto come ricercatore dall’INAF”.
Con un diametro di circa 280.000 km ed uno spessore di circa 100 metri, il sistema degli anelli principali di Saturno è sicuramente l’oggetto piatto e sottile più esteso (oltre 44 miliardi di km quadrati) all’interno del sistema solare. Fin dalla loro scoperta, avvenuta 400 anni fa, nel 1610 da parte di Galileo Galilei con il suo cannocchiale, gli anelli di Saturno hanno rivestito un ruolo fondamentale nello studio delle proprietà dinamiche, evolutive e della composizione chimica del sistema solare esterno.
La sonda Cassini continuerà a compiere osservazioni dettagliate degli anelli di Saturno fino alla conclusione della missione, prolungata recentemente di due anni, prevista nel 2017.

Comunicato ASI

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