Monthly Archives: novembre 2009

L’Alta velocità apre la guerra degli aeroporti

 LAlta velocità apre la guerra degli aeroporti Tra Bologna e Firenze, a pochi giorni della partenza della linea dell’Alta velocità che separerà le due città da soli 37 minuti, non ci sono solo baci e abbracci, ma c’è anche una competizione durissima tra i due aeroporti. Se da un lato il sindaco Flavio Delbono e quello di Firenze, Matteo Renzi probabilmente brinderanno insieme al nuovo anno e se Lucio Dalla e Irene Grandi si esibiranno per il pubblico delle due città, dall’altro l’avvio del collegamento veloce che sarà inaugurato il 5 dicembre dà il via indirettamente alla «guerra» degli aeroporti (per il passeggeri dal 13 dicembre). Gli scali di Firenze e di Pisa scontano un deficit che avvantaggia il capoluogo emiliano. Ed è per questo che è partita l’offensiva contro Bologna con la decisione di Pisa di realizzare un trenino navetta per collegarsi velocemente con Firenze (oggi ci vuole un’ora) e con l’idea di costruire un people-mover nel capoluogo toscano per collegare la stazione di Santa Maria Novella all’aeroporto Vespucci. Perché sono preoccupati in Toscana? Perché l’enorme potenziale di turisti e viaggiatori che vuole andare a visitare Firenze e che oggi atterra a Pisa e Firenze, potrà serenamente atterrare a Bologna e in 37 minuti essere a visitare gli Uffizi.

INFRASTRUTTURE A TERRA – L’offensiva che le due città italiane stanno provando a scatenare sui servizi a terra non sorprende più di tanto l’aeroporto di Bologna. «Devo dire — spiega la presidente di Sab, Giuseppina Gualtieri — che mentre gli aeroporti di alcune città vivono in maniera competitiva la sfida con l’alta velocità, l’aeroporto di Bologna per la sua posizione logistica la vive come un’opportunità». E ancora: «Sappiamo delle criticità logistiche che ci sono in Toscana, ma noi dobbiamo solo fare la nostra gara. Ed è per questo che anche se nel mondo dei sogni avremmo potuto essere più veloci con il people-mover e forse è giusto dire che si è perso qualche mese, bisogna anche ricordare che siamo molto contenti che l’opera sia in campo. Anche perché per i tempi delle infrastrutture italiane il 2013 (l’anno in cui la navetta stazione-aeroporto dovrebbe essere in funzione ndr) è domani».

PIU’ VIAGGIATORI CON L’AV – Al Marconi naturalmente ci tengono a far sapere che non staranno con le mani in mano a vedere quanti passeggeri potranno arrivare grazie all’Alta velocità ma che, al contrario, hanno costruito il piano industriale dello scalo tenendo conto di questa opportunità. «Abbiamo stimato — spiega Gualtieri — che con l’avvio dell’Alta velocità la nostra catchment area (il bacino geografico dei potenziali utenti dello scalo, ndr) crescerà dagli attuali 10-11 milioni a 14 milioni». Naturalmente al Marconi non vogliono stappare lo champagne al buio, ma è chiaro che 3-4 milioni di potenziali viaggiatori in più possono cambiare in meglio il destino dello scalo internazionale. «A marzo — ricorda Gualtieri — partirà anche il volo con Istanbul che non è collegata con la Toscana. Contiamo insomma di accrescere il numero dei nostri passeggeri anche se ovviamente speriamo di far viaggiare persone che, oltre ad essere in transito per Firenze, siano desiderose di fermarsi a Bologna».

I TEMPI - Naturalmente se per i tempi delle infrastrutture italiane il 2013 è dietro l’angolo, non lo è per i normali cittadini. «Il timing per l’avvio dei cantieri del people-mover — spiega l’assessore comunale al Traffico, Simonetta Saliera — è l’autunno del prossimo anno per avere appunto il collegamento funzionante nel 2013. Sarebbe già importante riuscire a confermare questo timing ma naturalmente faremo ogni sforzo anche per anticipare i tempi». Ad esempio, chiude il ragionamento l’assessore, «posso già dire che la conferenza dei servizi anche per la valutazione dell’impatto ambientale si aprirà a gennaio. Normalmente per opere di questo tipo la conferenza rimane aperta sei mesi, ma se si potrà fare prima lo faremo». Di sicuro si può fare prima a convincere i turisti che alla mattina partono per Firenze da Bologna che ci sono buoni motivi per tornare la sera a dormire in albergo sotto le Due Torri. Ma questo è il lavoro che toccherà a tour operator e albergatori.

Olivio Romanini

Fonte: Corriere di Bologna

Più di 300 voli a settimana tra gli Stati Uniti e la Francia

Ogni settimana, Air France con la Delta offre quasi 300 voli tra la Francia e gli Stati Uniti.

2fd21d939b Più di 300 voli a settimana tra gli Stati Uniti e la Francia

Dalla Francia, le due società servono in code-share 15 destinazioni negli Stati Uniti. Air France e Delta operano un volo tra Nizza e New York-Kennedy. I voli sono programmati per fornire connessioni veloci per le Americhe dagli hub di Delta negli Stati Uniti (Atlanta, Detroit, New York-Kennedy e di Salt Lake City) e per l’Europa da Parigi-Charles de Gaulle, l’hub di Air France.

Tra Parigi e New York, Air France offre due importanti innovazioni:

  • Premium TravelerClasse, che offrono maggiore comfort e spazio a prezzi molto competitivi
  • A380, L’aereo più grande del mondo. Air France è la prima azienda ad offrire questo aereo tra l’Europa e gli Stati Uniti.

Tutte le rotte tra la Francia e gli Stati Uniti sono gestite attraverso la nuova joint venture firmata tra Air France-Klm e Delta Air Lines nel maggio 2009. Questo accordo riguarda l’esercizio in comune, nonché la condivisione delle rotte transatlantiche. La joint venture Air France-KLM, Delta e rappresenta circa il 25% dell’offerta transatlantica.

Comunicato Airfrance

Missione umanitaria italiana: nuovi orizzonti per il progetto “Bringing Back Light”

mali 09 08 Missione umanitaria italiana: nuovi orizzonti per il progetto “Bringing Back Light”

La missione umanitaria italiana "Bringing Back Light" si svolgerà nella Repubblica del Mali dal 24 al 10 dicembre 2009 novembre e aiuterà il popolo della regione del deserto del Sahel per le malattie agli occhi. Inoltre, a partire da quest’anno, saranno eseguite operazioni di chirurgia generale e ci sarà uno scambio di know-how sulle nuove tecniche chirurgiche tra medici italiani e medici del Mali.

La missione "Bringing Back Light" è gestita in coordinamento e collaborazione con le ONG (Organizzazione Non Governativa) "Associazione Fatebenefratelli per i Malati Lontani People" (AFMAL), l’Aeronautica Militare Italiana, Alenia Aeronautica (una società Finmeccanica), l’Esercito Italiano, il Ministero degli Esteri, l’Advanced Health Institute, i volontari italiani e altre aziende private. La missione coinvolge 60 persone, tra medici, infermieri, piloti e personale di supporto logistico.

"Oggi le Forze Armate, grazie alle loro capacità e professionalità, sono in costante dialogo con gli organismi sociali e di volontariato, al fine di fornire un aiuto dove è necessario, quando è necessario", ha detto il direttore generale ispettore Ottavio Sarlo, Capo del Dipartimento della sanità della Aeronautica Militare Italiana. Ha aggiunto: "La missione ""Bringing Back Light" è un chiaro esempio di come il nostro paese è in grado di mettere insieme le proprie risorse per "ridare vita" alle popolazioni del terzo mondo in un modo che è al tempo stesso concreto e hands-on ".

La missione comprende molte nuove iniziative, in particolare le donazioni di attrezzature mediche per la chirurgia endoscopica digestiva e per le analisi di laboratorio (test), oltre ad offrire corsi specifici per i medici locali. La formazione sarà un elemento fondamentale della missione. Durante le due settimane in Mali, un seminario sarà organizzato per i medici e paramedici locali sulla emergenza cardio-polmonare, e per l’uso di nuove tecniche operatorie in chirurgia addominale e laparoscopica.
Medici specialisti militari, frequentando il Corso di aeronautica miglioramento Medicina Aeronautica e Spaziale, si impegna, insieme a medici Mali, un corso sulle patologie tipiche delle zone tropicali e molto privato.

Il tema del trattamento delle malattie infettive è molto importante e "la Direzione Generale per lo sviluppo e la cooperazione, in stretta collaborazione con il Dipartimento di malattie infettive della Advanced Health Institute, è impegnata nella costruzione di una clinica oculistica presso l’ospedale di Gao. Ciò include la costruzione di un reparto di oftalmologia, l’installazione di un impianto di chirurgia dell’occhio e le prove di laboratorio dove i medici italiani e Mali lavoreranno insieme per il trattamento e lo studio delle patologie degli occhi ", ha detto il Dott. Elisabetta Belloni, Capo della Direzione Generale per lo Sviluppo la cooperazione del Ministero degli Esteri.

"E ‘con grande piacere che anche quest’anno Alenia Aeronautica è in grado di offrire la propria tecnologia e il personale a sostegno di una iniziativa, che non solo è un eccellente esempio di solidarietà e di collaborazione, ma anche uno dei riflessi che i valori fondamentali alla base del nostro business ", commenta Giovanni Bertolone.
Gli specialisti degli occhi provengono dai seguenti ospedali: San Pietro Fatebenefratelli di Roma, Isola Tiberina e San Giovanni di Dio di Siviglia (Spagna), San Camillo di Roma e dal personale medico della Aeronautica Militare Italiana. Insieme, essi si impegnano nelle operazioni di oftalmologia, come ad esempio il trattamento per la cataratta, che, in varie forme, colpisce circa il 80 per cento della popolazione in Africa sub-sahariana.

Comunicato Alenia Aeronautica

L’ESA promuove l’uscita europea del film Oceans

OCEANS, prodotto da Jacques Perrin, s’interroga sull’impatto dell’uomo sulla vita del nostro pianeta e risponde a questa domanda con immagini intense ed emozionanti: « L’oceano? Ma che cos’è davvero l’oceano?».
L’ESA ha sostenuto attivamente la produzione di questo film, mettendo a disposizione la consulenza dei propri esperti di osservazione della Terra e in particolare degli oceani, inclusa una visita esaustiva dello spazioporto europeo a Kourou. Inoltre, le immagini inedite delle distese marine riprese dal satellite Envisat dell’ESA hanno contribuito alla sensibilizzazione sulla problematica e a una scelta mirata dei luoghi di ripresa in tutto il globo.

«Le immagini rimangono il mezzo più potente per arrivare dritti all’anima. E quelle proposte da Jacques Perrin nel suo film sono un inno alla vita e agli oceani – fonti di vita, regolatori del clima, custodi della diversità. Lo spazio è un luogo privilegiato per osservare, comprendere, verificare l’evoluzione degli oceani su scala planetaria. L’oceano e lo spazio, due dimensioni ancora in gran parte sconosciute, rappresentano sia le nostre origini che il nostro futuro» ricorda Jean-Jacques Dordain, Direttore generale dell’ESA. 

Una tradizione di impegno per la natura e l’ambiente
Dopo «Il popolo migratore», i cineasti francesi Jacques Perrin e Jacques Cluzaud appassionano di nuovo il pubblico con questa pellicola utilizzando inedite tecniche di ripresa cinematografica, dalle banchine polari ai tropici, dal cuore degli oceani alle tempeste, alla scoperta di creature marine misteriose e pressoché sconosciute. «Filare a 10 nodi nel bel mezzo di un banco di tonni a caccia, accompagnare i delfini nelle loro folli cavalcate, nuotare a distanza ravvicinata con il grande squalo bianco… OCEANS si prefigge esattamente questo, ovvero farci sentire un pesce tra i pesci», spiega appassionatamente Jacques Perrin.

L’uscita nella sale di «OCEANS» è prevista per fine gennaio 2010 in Francia, Belgio e Svizzera, e a seguire in molti altri paesi europei dove sarà in programmazione tra febbraio e maggio 2010.

Pingouin Galatee S L’ESA promuove luscita europea del film Oceans

L’osservazione degli oceani dai satelliti dell’ESA
Sin dal lancio del satellite ERS-1 nel 1991, l’ESA ha reso disponibile alla ricerca oceanografica una serie di dati senza pari, tra cui le misurazioni di livello e temperatura della superficie dei mari, essenziali per una migliore comprensione dell’ecosistema terrestre. Queste informazioni contribuiscono enormemente ad approfondire le nostre conoscenze sui diversi processi in atto, su scala regionale o planetaria. Con il lancio del satellite Envisat nel 2002, il numero dei mezzi a disposizione si è poi notevolmente arricchito, grazie anche alla possibilità di misurare il colore dell’oceano, che consente una caratterizzazione avanzata dei processi biogeochimici globali.

Attualmente, l’ESA ha in programma il lancio di una serie di nuovi satelliti destinati ad approfondire le nostre conoscenze del sistema Terra, che forniranno informazioni sulla salinità degli oceani, sul livello del mare e sull’estensione delle calotte polari. GOCE – la prima di queste missioni – fornirà dati sulla topologia della Terra, un contributo importante per valutare la variazione del livello dei mari e la circolazione delle correnti oceaniche. Vista l’estensione delle zone oggetto di studio e la loro intrinseca inaccessibilità, i satelliti rappresentano spesso per gli oceanografi l’unico mezzo per raccogliere dati in modo regolare e affidabile sulle proprietà degli oceani e sui processi ad essi associati.
SMOS (Soil Moisture and Ocean Salinity), secondo satellite della serie delle missioni di esplorazione della Terra dell’ESA, è stato lanciato il 2 novembre scorso. SMOS sarà il primo satellite al mondo ad occuparsi contemporaneamente della cartografia della salinità delle superfici oceaniche nonché di monitorare i livelli di umidità del suolo su tutto il nostro pianeta.

Monitoraggio operativo degli oceani
Oltre al loro contributo in termini di comprensione fondamentale dei processi oceanici, i satelliti svolgono un ruolo importante per la sicurezza marittima, la protezione dell’ambiente marino e il rispetto dell’applicazione delle leggi. I satelliti dell’ESA, ad esempio, fanno parte di un sistema operativo di rilevazione degli scarichi illegali nelle acque europee, facilitando inoltre il compito dei governi europei per quanto riguarda il controllo della qualità delle acque costiere. Le osservazioni e le misurazioni effettuate servono inoltre a tracciare mappe ufficiali degli iceberg per le spedizioni artiche, a sorvegliare le principali correnti marittime e, ancora, a prevedere il verificarsi di determinate condizioni estreme.
Strumenti indispensabili per la protezione del nostro pianeta
Grazie alle nuove missioni di osservazione della Terra, l’ESA potrà rendere disponibili permanentemente le informazioni ricavate e rispondere così a esigenze diversificate, quali: monitoraggio operativo, ausilio all’applicazione delle normative vigenti, ricerca oceanografica e climatologica, definizione di modelli climatici.

«Gli stati membri dell’ESA hanno messo l’osservazione dallo spazio di oceani, terre, ghiacci e atmosfera, al primo posto delle loro priorità, distinguendosi per questo impegno in seno alle attività delle diverse agenzie spaziali mondiali. Ed è proprio tale priorità a collocare l’Europa alla guida della "crociata" globale volta a comprendere e gestire il cambiamento climatico, al fine di continuare a rendere possibile la vita sul pianeta Terra» conclude Jean-Jacques Dordain.

Comunicato ESA

Supervideo: come sarebbe la Terra se avesse gli anelli?

 Supervideo: come sarebbe la Terra se avesse gli anelli?

Un video stupendo, un modo di sognare e di contemplare immagini a dir poco spettacolari… e voi? cosa ne pensate?

Nasa: "Prove della vita su Marte"

C’è vita su Marte? Secondo alcuni scienziati della Nasa la risposta è affermativa. O perlomeno vita c’è stata in passato, almeno a livello di batteri. Lo studio rivelatore è stato condotto su alcune microscopiche strutture vermiformi ritrovate in un meteorite proveniente dal Pianeta Rosso che colpì la terra 13.000 anni fa. Queste strutture, secondo la Nasa, sono quasi certamente dei batteri fossili.

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La loro presenza sotto la superficie rocciosa dei frammenti di meteorite dimostrerebbe che questi batteri si trovavano sul corpo astrale prima dell’impatto con la terra. "E’ una prova molto forte di vita su Marte" dice David Mackay, del Nasa Johnson Space Center, tra i primi a studiare il meteorite al momento della sua scoperta nel 1984.
Già nel 1996, studiando un campione, Mackay e altri avevano tratto le stesse conclusioni ma le loro ipotesi erano state rifiutate da diversi scienziati. Le nuove analisi, condotte con un microscopio a elettroni ad alta risoluzione, sgombrano il campo da diversi dubbi. Le strutture ‘vermiformi’, esaminate meglio, sembrano effettivamente dei batteri.

Secondo gli astrobiologici, il meteorite si staccò dalla superficie di Marte dopo l’impatto con un asteroide e poi raggiunse la terra, cadendo nella Hallen Hills, al polo sud,  dopo aver vagato per lo spazio per circa 16 milioni di anni. Sempre dallo stesso meteorite, a novembre scorso, si è potuto desumere che su Marte ci sia stata l’acqua.

Fonte: TGCOM

IMMAGINE: L’India ha il suo jet trainer

I primi due prototipi della Indian Aeronautical hanno fatto il loro volo di debutto dagli impianti Hindustan Aeronautics di Bangalore.

Eseguita il 26 novembre, il volo di 30min rappresenta un passo importante verso la disponibilità di un addestratore avanzato supersonico per accompagnare la flotta aerea indiana.

"Tutti gli obiettivi fissati per il volo sono stati realizzati e tutti i sistemi a bordo del prototipo si sono comportati bene", afferma la Defence Research and Development Organisation, che sovrintende le attività del ADA.

 IMMAGINE: L’India ha il suo jet trainer

© Aeronautical Development Agency

Pilotato dal Gp Capt Ritu Raj Tyagi dal National Flight Test Center, il velivolo ha raggiunto un’altitudine di 29.500 piedi (9.000 m) e una velocità massima di M0.85 durante la sua uscita.

Via: Flight Global