Monthly Archives: settembre 2009

L’A380 arriva … Ecco le nuove foto del super Jumbo francese

Pochi giorni fa, Venerdì 25 alle 13, il primo A380 di Air France è decollato da Amburgo Finkenwerder per un volo di prova da 510 passeggeri con 2 piloti di Airbus assistita da 3 ingegneri.

L’A380 sarà consegnato alla Società il 30 ottobre e farà il suo primo volo commerciale il 23 novembre tra Parigi-CDG e New York JFK.

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Comunicato AirFrance

La Terra dallo spazio: picchi e pianure

Himalayan Mountains

Questa immagine Envisat acquisisce la topografia diversa dell’Asia, l’altitudine e il clima con la spruzzata di neve delle montagne himalayane, le vette del Tibet (in alto), le pianure del Nepal, il Buthan e l’India nel subcontinente indiano. In questa immagine a falsi colori, una vegetazione rigogliosa e verde appare in rosso brillante.
Il Tibet è stato creato dalla collisione continentale circa 55 milioni di anni fa, quando il movimento della placca indiana si scontrò con la placca eurasiatica, causando la nascita di queste alture. Con una altezza media superiore a 5.000 metri e una superficie di 2,5 milioni di kmq, è il più alto e più grande altopiano al mondo.

Sull’Himalaya vi sono le vette più alte del mondo, l’Everest (8850m) e il K2 (8612m), nonché altre 30 vette di oltre 7000 m di altezza. Molti di questi picchi, compreso il monte Everest, sono coperti di neve permanente.

L’Everest si trova al confine tra Tibet e Nepal, un paese a forma di trapezio visibile nel rosso-porpora dell’Himalaya. La sua capitale, Kathmandu, è visibile sotto il lago Paiku (come un cerchio grigio).

A destra del Nepal all’estremità orientale della catena dell’Himalaya vi è il Regno del Buthan (estrema destra), con lo Stato indiano del Sikkim stretto in mezzo. La maggior parte della zona di pianura nella metà inferiore dell’immagine appartiene all’India, anche se una parte del Bangladesh è visibile sotto il Buthan.

Il fiume Gange, il più importante del subcontinente indiano, è visibile nella parte inferiore dell’immagine. Scorre da ovest attraverso il Bangladesh nel Golfo del Bengala (non visibile).

Questa immagine è stata acquisita da Envisat Medium Resolution Imaging Spectrometer (MERIS) il 20 febbraio 2009, fornendo una risoluzione spaziale di 300 m.

Comunicato ESA

Prima consegna G.222 per l’Afghanistan

Alenia Aeronautica ha consegnato a Capodichino il primo dei 18 aerei da trasporto tattico G.222 ordinato dalla United States Air Force per l’Afghan National Air Corps nel settembre 2008.

Questi G.222 sono stati costruiti tra il 1977 e il 1985 con standard di produzione diversi. Ora il nuovo contratto stabilisce che tutti gli aeromobili devono essere portati ad un sistema comune per quanto riguarda l’avionica e i sistemi comuni di configurazione, incluso un nuovo autopilota e la protezione balistica.

Il primo aereo, per esempio, è il numero di costruzione 4088 (ITAF MM.62145) ed è stato costruito per la Protezione Civile italiana, in servizio presso la 46 ° Brigata Aerea anche nella lotta contro gli incendi.

Il primo aereo è tornato a volare il 30 luglio, un mese dopo il suo roll-out e nove mesi dall’inizio della sua revisione e aggiornamento. Il G.222 ha fatto un volo di due ore da Capodichino, pilotato dai piloti collaudatori Enrico Scarabotto e Marco Venanzetti.

Le consegne sono previste ad un ritmo di circa un aereo al mese fino al 2011.

Comunicato Alenia

Acqua sulla Luna, c’è la conferma

E’ pochissima, a malapena osservabile, ma l’acqua sulla Luna c’è. Per la prima volta gli scienziati sono convinti di averne davvero le prove, e le pubblicano sul numero di questa settimana della rivista Science. Tre ricerche indipendenti, basate sui dati provenienti dalle missioni spaziali Chandrayyan 1, Deep Impact e Cassini hanno consentito a studiosi statunitensi di confermare la presenza, in diversi punti della superficie lunare, di composti volatili basati sul legame tra idrogeno e ossigeno che è caratteristico della molecola d’acqua. In realtà, i dati non consentono di determinare con certezza in quale misura si tratti di acqua (la cui molecola è formata da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno) e in quale di ossidrile (un composto formato da un atomo di idrogeno e uno di ossigeno). Ma questo basta comunque a cambiare profondamente le nostre teorie sulla Luna, a lungo considerato un corpo celeste completamente secco e inospitale, con importanti implicazioni per eventuali colonie umane sul nostro satellite naturale.

I tre gruppi hanno utilizzato i dati spettrometrici raccolti dalle tre missioni Chandrayyan 1 (una missione dell’agenzia spaziale indiana lanciata nel 2008) Deep Impact (della NASA, lanciata nel 2005 verso la cometa Tempel 1) e Cassini (missione NASA-ESA-ASI per lo studio di Saturno e dei suoi satelliti). Solo la prima è una missione effettivamente dedicata alla Luna. Le altre due hanno compiuto dei flyby su di essa (quello di Cassini risale al 1999) per sfruttarne l’effetto gravitazionale lungo il loro viaggio. Tutte e tre sono dotate di spettrometri, strumenti in grado di scomporre la radiazione riflessa dalla superficie lunare, e in questo modo individuare le “firme” caratteristiche di ogni molecola (dato che ogni struttura chimica assorbe la luce in modo caratteristico).

La coerenza tra i risultati dei tre studi è totale. A scanso di equivoci, sulla Luna non ci sono certo laghi o fiumi e nemmeno pozze, e questo si sapeva. Ma la sua superficie presenta tracce significative di ossidrile, acqua o entrambi, intrappolata nei minerali. Ancora più sorprendente è dove questi composti siano stati rilevati. Non nei freddi crateri delle regioni polari, dove i ricercatori hanno sempre ritenuto più probabile la presenza di ghiaccio d’acqua (e dove, non a caso, andrà a impattare nelle prossime settimane la sonda della NASA L-CROSS). Al contrario, anche se la sua concentrazione  aumenta avvicinandosi ai Poli, l’acqua sembra essere presente anche a latitudini molto più basse, raggiunte dalla luce solare. I dati pubblicati su Science, spiega Enrico Flamini, responsabile dell’Unità di osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana, ”indicano che c’e’ una quantità di acqua relativamente alta diffusa su tutta la superficie e intrappolata in minerali idrati”. Il dato interessante, secondo Flamini, è che si tratta ”di una quantità più alta di quella che si potrebbe ipotizzare se l’acqua fosse stata portata sulla Luna dall’impatto di comete. Potrebbe insomma, essere acqua già presente nel momento in cui si e’ formata la Luna”.

Questa scoperta è destinata a cambiare profondamente il modo in cui guardiamo al nostro satellite naturale. La teoria predominante ha finora descritto la Luna come un pezzo di Terra, staccatosi circa 4 milioni di anni fa (quando il nostro pianeta era ancora in formazione) a causa dell’impatto di un corpo delle dimensioni di Marte. In questo caso, all’epoca della sua nascita la Luna non avrebbe potuto avere acqua sulla sua superficie, ancora costituita da magma ad altissime temperature. Per questo la ricerca di ghiaccio si è sempre concentrata sui freddi crateri vicini alle regioni polari, dove potrebbe essersi conservato dopo l’impatto di una cometa. Queste conclusioni erano in parte basate sull’analisi dei campioni di rocce lunari riportati dalle  missioni Apollo tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta. Campioni per lo più secchi, se non per minime parti di acqua che erano state spiegate come contaminazioni avvenuta sulla Terra. Alla luce degli studi appena pubblicati, quella valutazione era forse errata. Le scoperte annunciate oggi parlano di acqua distribuita sulla superficie del pianeta, per quanto in piccole quantità, e questo non si può spiegare con le comete. Come spiega Flamini, acquista di nuovao forza la teoria che la Luna possa essersi formata per accrescimento, come la Terra ma in modo indipendente da essa.

Altre teorie per spiegare la presenza di acqua sulla superficie lunare comprendono l’impatto di meteoriti, che potrebbero aver portato alla superficie dell’acqua intrappolata in profondità. Oppure potrebbe essere il vento solare ad aver portato sulla Luna idrogeno che poi si sarebbe legato con l’ossigeno sul suolo lunare. Un po’ di chiarezza potrebbe farla la sonda della NASA LCROSS, che andrà ad atterrare dalle parti del Polo Sud lunare il 9 ottobre prossimo. La nuvola di polvere che alzerà al momento dell’impatto sarà analizzata (per mezzo di satelliti e di osservatori a Terra) in cerca di ulteriori conferme della presenza di acqua (ghiaccio per la precisione, viste le temperature da quelle parti) sotto la superficie lunare.

Al di là del problema dell’origine della Luna, la scoperta potrebbe avere importanti conseguenze per la pianificazione di future missioni. Da tempo, molti ricercatori suggeriscono che una presenza d’acqua sulla Luna potrebbe facilitare la costruzione di insediamenti umani sulla Luna. Non tanto o non solo perché l’acqua trovata lì potrebbe servire alle esigenze quotidiane degli astronauti (si pensi all’idratazione dei cibi liofilizzati), evitando di trasportare a bordo della missione grandi quantitativi d’acqua da terra. Ma soprattutto perché idrogeno e ossigeno potrebbero fornire il combustibile necessario a ripartire dalla Luna verso la Terra, o verso ulteriori destinazioni.

Comunicato ASI

Canadair da brivido!

Eurofighter Typhoon consegne completate per l’Air Force austriaca

GLD-093667 Eurofighter ha consegnato il quindicesimo aeromobile ordinato dalle Forze armate austriache. Il contratto per la fornitura di 15 velivoli Eurofighter, comprese le armi e le attrezzature, è stato firmato da Austria e Eurofighter GmbH nel luglio 2003. Con il completamento delle consegne per l’Austria, cinque forze aeree in Europa hanno il Typhoon in servizio.

Enzo Casolini, Eurofighter CEO, ha dichiarato: "La consegna degli ultimi Eurofighter Typhoon all’Austria offre alle Forze Armate austriache il meglio delle capacità di difesa aerea disponibile al mondo, sia in termini operativi, di costi e in termini di efficienza. Con questo aereo siamo vicini al duecentesimo velivolo consegnato, un obiettivo che speriamo di raggiungere entro la fine di quest’anno".

Gerwert Bernhard, Presidente del Supervisory Board di Eurofighter e CEO di Military Air, ha sottolineato l’importanza di questo risultato: "Con l’Eurofighter, l’Austria ha schierato un aereo da caccia, che rappresenterà la soluzione migliore per la sorveglianza aerea austriaca per molti anni a venire, grazie alle sue eccellenti performance di volo, alle capacità del sensore…"

Comunicato Eurofighter