
Passato, presente e futuro dell’astronomia a raggi X. Per fare il punto sul contributo che le osservazioni in questa lunghezza d’onda hanno dato e continueranno a dare allo studio dell’Universo, la comunità scientifica si è data appuntamento a Bologna per la conferenza X Ray Astronomy 2009, organizzata da INAF, Università di Bologna, ASI, ESA e NASA.
Il convegno di quest’anno, che dal 7 all’11 settembre vedrà la partecipazione di circa trecento studiosi da tutto il mondo, è il terzo di una serie d’incontri che si tengono ogni dieci anni a Bologna, e segue le edizioni del 1989 e del 1999.
I lavori della conferenza si concentreranno in particolare sui contributi dati dai satelliti XMM-Newton (nell’immagine a fianco), Chandra e Suzaku negli ultimi dieci anni, e sulle prospettive aperte per il futuro dalla possibilità di affiancare le osservazioni di questi satelliti a quelle di altri strumenti che operano in lunghezze d’onda diverse.
Questa edizione della Conferenza, che cade durante l’anno Internazionale dell’Astronomia, verrà onorata da una conferenza di Riccardo Giacconi, premio Nobel per la fisica nel 2002 e di fatto padre della astronomia X. Furono infatti le sue osservazioni nel 1962 della prima sorgente X (Sco X- 1 ) e del fondo cosmico a raggi X ad aprire la strada alla progettazione di satelliti dedicati allo studio di queste emissioni cosmiche.
Riccardo Giacconi parlerà di questa straordinaria svolta giovedì 10 settembre, alle ore 21, a Bologna, nell’Aula Absidale di Santa Lucia (in via de’ Chiari 25/A), in una conferenza aperta al pubblico dal titolo «Una rivoluzione in Astronomia 400 anni dopo Galileo». Attraverso un racconto in gran parte personale, il premio Nobel ripercorrerà le tappe cruciali dell’astronomia, da quando Galilei per la prima volta puntò il telescopio verso il cielo ad oggi, e illustrerà come l’astronomia X sia diventata una disciplina di incalcolabile importanza e di come abbia influenzato il resto dell’astrofisica moderna.
Comunicato ASI









