Non ci convincono affatto, le dichiarazioni della giunta regionale che hanno seguito la dura lettera del Ministro Matteoli indirizzata anche al governatore Marrazzo. Lettera in cui il Ministro ha espresso sconcerto per le procedure con cui la Regione ha arbitrariamente localizzato uno scalo aeroportuale a Frosinone. La Pisana ha di fatto disatteso in toto l’art. 117 della Carta Fondamentale del nostro ordinamento, che demanda l’intera materia degli “aeroporti civili” alla competenza concorrente tra Stato e Regioni; violando, inoltre anche la procedura prevista dal Codice della Navigazione per la pianificazione degli aeroporti che prevede, quantomeno, l’intervento statale attraverso l’istituzione di un comitato tecnico (composto dai rappresentanti delle Regioni, del Governo e degli enti aeronautici) con il compito di coordinare le politiche di sviluppo di tali aeroporti.
In poche parole, la giunta capitanata da Marrazzo ha, totalmente ed arbitrariamente, escluso dal proprio percorso decisionale le previste competenze statali che, sicuramente, avrebbero posto il veto allo scalo ciociaro, per evitare un’inutile replica dello scalo viterbese già deciso da tempo.
Ma la pezza messa dalla Giunta è stata peggio del buco.
La Regione Lazio – si legge nel comunicato – considera e ha sempre considerato il progetto di scalo aeroportuale di Viterbo un’assoluta priorità della propria azione di governo nel settore del trasporto aereo.
L’Amministrazione – continua il comunicato della giunta regionale – ha lavorato intorno a un’idea di vera e propria “regione del volo” per realizzare un progetto integrato di trasporto aereo che investe tanto sul ruolo di hub intercontinentale di Fiumicino, per la cui sorte si è tanto battuta come per quella di un’azienda di eccellenza come la AMS, quanto su quello di Viterbo come scalo internazionale e immaginando di valorizzare lo scalo regionale di Frosinone con una vocazione rispetto a voli charter e al turismo religioso.
Per questa ragione il percorso stabilito dalla Giunta per la realizzazione di entrambi gli scali corre parallelo, non potendo essere in alcun modo alternativo, a partire dalla dotazione infrastrutturale.
La realtà non è questa.
Mentre su Frosinone piovono da tempo copiosi finanziamenti da parte della Pisana, su Viterbo gli impegni regionali si limitano alla solita storiella della ferrovia Roma-Sant’Oreste, tutta in provincia di Roma, buona solo a collegare il centro commerciale “Soratte” alla Capitale.
Per Frosinone, invece, la Regione entra in ADF e diventa addirittura partner del progetto aeroportuale!
Se davvero la Giunta regionale crede nel progetto Viterbese, abbia il coraggio di investire realmente i 400 milioni di euro destinati alla ferrovia Roma-Sant’Oreste sulla Viterbo-Cesano, come da sempre richiesto dal Comune e dalla Provincia.
Ma il punto ben più grave è un altro. Se si fosse veramente trattato, come affermato ingenuamente dalla Giunta regionale, di due strutture con ruoli decisamente diversi (a Viterbo lo scalo nazionale e a Frosinone quello regionale), perché la Provincia di Frosinone ha promosso un ricorso al TAR contro l’assegnazione del terzo scalo del Lazio a Viterbo? Perché, visti gli attuali toni conciliativi dell’intera vicenda, il ricorso non è stato ancora ritirato? E se Frosinone non intendeva aggiudicarsi il ruolo di terzo scalo del Lazio, qualcuno, forse, ha sperperato soldi pubblici in un’inutile ricorso al TAR?
È bene sapere che la verità è questa: l’assessore regionale Scalia non si è mai arreso alle scelte governative. Poco tempo fa, quale presidente della provincia ciociara, nonostante i contrari pareri dell’ENAC, ha comunicato di voler realizzare un uno scalo di ben tre milioni di passeggeri (pochi meno di quanti ne fa Torino), cosa ben diversa da quando ebbe ad annunciare alcuni mesi orsono: “Stiamo lavorando per sviluppare il traffico leggero (aerotaxi e light jet), in forte espansione in Italia e nel mondo grazie anche alle caratteristiche eco compatibili dei nuovi aeromobili e alla riduzione dei loro costi di acquisto e gestione, che potrebbe sfruttare le infrastrutture eliportuali opportunamente adeguate”.
E ancora (http://www.ilgiornalino.net/content/view/1007/70/): “Sarà un aeroporto di interesse regionale e, per quanto riguarda la compatibilità aeronautica, ho già detto che, nell’ipotesi più prudente, senza utilizzazione del radar e con un impegno dell’aeroporto al 50% per 300 giorni l’anno, lo scalo di Frosinone assicurerà un movimento medio giornaliero di 16.728 passeggeri corrispondente a 5.018.400 passeggeri/anno…”.
In altre parole: funzionando al 50% lo scalo assorbirebbe tutto il traffico che oggi insite su Ciampino. Allora a che servirebbe realizzare Viterbo?
Se ciò non bastasse, si legga la pubblicazione (http://noaeroporto-ferentino-frosinone.blogspot.com/2009/04/un-aeroporto-nella-valle-del-sacco.html), a cura del Centro Studi Demetra, sul sistema aeroportuale del Lazio a cura di uno dei più agguerriti sostenitori dello scalo ciociaro, l’avv. Pierluigi Di Palma: “L’ipotesi di delocalizzazione del traffico di Ciampino su Frosinone si inserisce in un contesto infrastrutturale e viario e ferroviario già esistente, e conseguentemente l’opera aeroportuale può trovare un efficace utilizzo operativo nei tempi, 24 mesi necessari alla sola realizzazione dello scalo […]. L’aeroporto civile di Frosinone si configura come una infrastruttura di supporto e complementare al grande sistema romano […]. Il nuovo aeroporto può svolgere un ruolo specializzato, mirato a servire specifici segmenti, quali charter e low-cost, che trovano sempre maggiori difficoltà ad operare sia in un grande aeroporto intercontinentale all purpose, quale quello di Roma Fiumicino, per aspetti legati all’operatività ed ai costi, che nell’aeroporto di Roma Ciampino, per gli evidenti limiti di capacità raggiunti e le note problematiche ambientale che lo caratterizzano […].
Vi è di più. Secondo l’impostazione dello studio di fattibilità elaborato per conto di ADF spa – società che dovrebbe gestire l’aeroporto- lo scalo ciociaro dovrebbe avrebbe una pista di volo lunga tra i 2.400 e 2.700 m e una capacità di traffico aereo prevista fino a 136 movimenti/giorno per un massimo di 5 milioni di passeggeri/anno.
Guarda caso esattamente quello che si dovrebbe realizzare a Viterbo.
Traduzione: il nostro aeroportino “regionale” ciociaro è modulato per 5 milioni di passeggeri (per avere un’idea,Linate, terzo aeroporto italiano, ne fa quasi dieci milioni) e se lo facciamo prima di Viterbo risolviamo noi il problema Ciampino!
Non vediamo poi perché l’Opera Romana Pellegrinaggi trarrebbe maggiori vantaggi da Frosinone rispetto a Viterbo, non inferiore per luoghi d’arte e storia e tradizione cattolica.
Lo scalo viterbese potrebbe divenire più credibilmente “l’aeroporto dei pellegrini”, che transitando da Viterbo potrebbero facilmente recarsi a Roma, ovvero da qui partire, per raggiungere le mete dei vari siti di culto.
Nell’ottica di un aeroporto low-cost questo offrirebbe indiscutibili vantaggi dal punto di vista dei costi, mantenendo, tra l’altro, un suggestivo e quanto mai importante collegamento con la tradizione e la storia dei pellegrinaggi che nei secoli hanno interessato la Tuscia.
Quindi le dichiarazioni della Giunta regionale, salvo quelle (in)espresse in buona fede, le rimandiamo al mittente, in attesa di impegni concreti da parte di un Regione che da troppi lustri ci tratta come figli di un dio minore.
L’assessore all’aeroporto di Viterbo
Giovanni Bartoletti