Atterraggio attorno alle 12 e 30 del 4 luglio sull’isola di Baffin, in Canada (quindi sul 77° parallelo anziché l’80° come previsto) per la missione SoRa. I forti venti verso sud hanno convinto il team prolungare il rientro, che in origine era pianificato quasi un giorno prima sulla Groenlandia, cosa ha permesso a SORA di fare una delle acquisizioni piu’ lunghe col radar. Anche i tre esperimenti minori a bordo sono stati molto avvantaggiati da questa maggiore durata del volo. Grande la soddisfazione di tecnici e ricercatori per la riuscita della missione, resa particolarmente difficile (in particolare per quanto riguarda il test del radar) a causa delle temperature interne più alte del previsto.
La missione SoRa (Sounding Radar) su pallone stratosferico era stata lanciata il 1 luglio, alle ore 2 circa. Poche ore dopo aveva raggiunto l’altitudine prevista, poco al di sopra dei 39mila metri, che il pallone ha mantenuto più o meno per tutta la durata della missione. E precisamente alle 7.04 del 2 luglio, SoRa ha raggiunto la verticale sulla terraferma, sorvolando la Groenlandia (da questo link è possibile seguire la traettoria del pallone dopo il lancio). Contemporaneamente è stato acceso lo strumento principale a bordo, il radar, perfettamente funzionante.
SoRa è una missione dell’Agenzia Spaziale Italiana di breve durata (il viaggio durerà quattro giorni) e dai costi particolarmente contenuti, ma che fornirà risultati di grande interesse scientifico per lo studio di pianeti extraterrestri, in primo luogo Marte. Nella foto qui accanto, è visibile la fase di riempimento di gas del pallone stratosferico che trasporta SoRa, in posizione sulla pista dell’aeroporto di Longyearbyern. Il lancio, originariamente atteso tra il 9 e il 12 giugno ma posticipato, come già detto, a causa dei forti venti che spazzavano la zona di lancio, è avvenuto poco dopo.
“Il payload principale della missione SoRa è costituito da una riproduzione molto fedele del radar SHARAD attualmente a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter”, spiega Enrico Flamini, responsabile dell’Unità Osservazione dell’Universo dell’ASI. “Si tratta di un radar a penetrazione in grado di scandagliare il sottosuolo. In questo modo sarà possibile acquisire un set di dati di riferimento che potremo confrontare con quelli ottenuti esplorando la superficie del Pianeta Rosso”.
Finora, le osservazioni radar di Marte hanno permesso di ottenere una gran mole di informazioni sulla stratigrafia del terreno marziano. Tuttavia, non è ancora possibile escludere ambiguità sulla natura dei materiali osservati: per esempio, è acqua o ghiaccio ciò che le sonde marziane hanno rilevato? “SoRa effettuerà misurazioni sul territorio idrogeologico terrestre, già noto, e ci consentirà così di migliorare le nostre capacità interpretative dei dati. Potremo sperimentare nuovi e più accurati algoritmi alla base della cosiddetta inversione completa del dato, il processo per risalire dal riflesso del segnale radar alla natura di ciò che si è rilevato, particolarmente utile nelle missioni su altri pianeti”, prosegue Flamini.
La missione ha anche un altro obiettivo che riguarda più da vicino il nostro pianeta e il suo stato di salute. “Sorvolando la Groenlandia SoRa misurerà lo spessore dei ghiacci e analizzerà il pak artico, dando indicazioni utili sugli effetti dei cambiamenti climatici”, prosegue Flamini.
Completano la missione altri tre esperimenti minori: Duster, uno strumento per catturare polveri interplanetarie nella troposfera terrestre, un prototipo di accelerometro per la missione Bepi Colombo dell’Esa che studierà il pianeta Mercurio, e infine un sensore per la rilevazione dei raggi gamma.
SoRa è stato lanciata dalla base "Nobile/Amundsen Stratospheric Balloon Center" grazie a un accordo di durata quinquennale stipulato nel 2008 con l’Agenzia spaziale norvegese Andøya Rocket Range (ARR). L’Agenzia Spaziale Italiana ha una lunga tradizione di lanci di palloni stratosferici dalla base "L. Broglio" di Trapani-Milo.
Comunicato ASI










