Daily Archives: 17 giugno 2009

Finmeccanica apre a Le Bourget con una conferenza stampa

 Finmeccanica apre a Le Bourget con una conferenza stampa «Fatta eccezione per alcuni settori, come elicotteri civili e aeromobili commerciali, non vi sono gravi segni di contrazione.» Così il Presidente e Amministratore Delegato Pier Francesco Guarguaglini ha sintetizzato la posizione del leader italiano nelle tecnologie avanzate, in cui Alenia Aeronautica rappresenta circa un settimo delle entrate e fornisce alcuni dei principali prodotti.

Tra questi Giorgio Zappa annovera l’Alenia Aermacchi M-346 addestratore avanzato, recente vincitore del concorso EAU, vicino ad ottenere un contratto anche in Italia e promosso attivamente a Singapore, Arabia Saudita, Indonesia, Ecuador, Filippine, Qatar, Cile e Grecia.

Per quanto riguarda l’altro punto chiave, l’F-35 Joint Strike Fighter, Zappa ha sottolineato che il "Compra Italiano" imperativo sarà al centro dei prossimi negoziati per il raggiungimento di «forti rendimenti per i nostri investimenti e il territorio», così come per Finmeccanica il business della difesa elettronica.

Comunicato Finmeccanica

L’Egitto ordina 3 AW109 Power

AgustaWestland, una società Finmeccanica, è lieta di annunciare che il governo della Repubblica d’Egitto, attraverso il ministero della Difesa ha firmato un contratto per tre AW109 Power. L’AW109 Power Elicotteri sarà gestito dal governo egiziano, e utilizzato per eseguire il servizio medico di emergenza (EMS) a nome del Ministero della Salute. Il ministero della Difesa è il primo cliente per l’AW109 Power in Egitto.

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L’AW109 Power è un versatile bimotore che offre i più alti livelli di prestazioni con bassi costi di esercizio. Il layout interno prevede l’installazione di tutte le necessarie attrezzature mediche per curare pazienti durante il trasporto in ospedale. Ossigeno e di unità di alimentazione sono posizionati su entrambi i lati di cabina e sui pannelli laterali.

Gli operatori di elicotteri AW109 Power SGA sono al servizio delle comunità mondiale contribuendo a salvare molte vite giorno dopo giorno.

Via: Comunicato Agusta

Tre satelliti per una dinamo cosmica

magnetar fin Tre satelliti per una dinamo cosmica

Un team internazionale di astronomi, utilizzando i telescopi spaziali Swift, XMM-Newton e INTEGRAL (il primo una missione NASA; gli altri due satelliti ESA ma tutti e tre realizzati con un importante ruolo italiano), ha seguito in diretta il picco d’attività di un magnetar, tra le sorgenti più magnetiche dell’universo. Fra gli autori della ricerca, guidata dall’italiana Nanda Rea dell’Università di Amsterdam e in corso di pubblicazione su «Monthly Notices of the Royal Astronomical Society», numerosi scienziati italiani.

Si chiamano magnetar, e sono stelle di neutroni molto particolari: sono gli oggetti con il campo magnetico più forte che si possa incontrare nell’Universo, circa 100mila miliardi di volte più intenso di quello terrestre. Se ci fosse un magnetar a metà strada fra noi e la Luna, riuscirebbe a smagnetizzare tutti i bancomat e le carte di credito della Terra. Circostanza improbabile però: i magnetar sono rarissimi, nella nostra galassia se ne conoscono appena 15. Anche perché sono un po’ come vulcani dormienti: si fanno notare solo quando avviene un’esplosione, ovvero quando l’instabile configurazione del loro campo magnetico ha un sussulto tale da squarciarne il guscio, innescando emissioni d’energia spaventose. È quel che è accaduto il 22 agosto scorso, quando un sensore per raggi X a bordo del satellite Swift della Nasa ha rilevato un gigantesco outburst (così gli astrofisici chiamano gli eventi parossistici d’emissione estremamente intensa) proveniente da un oggetto a 15mila anni luce dalla Terra: battezzato SGR 0501+4516, è l’ultimo magnetar scoperto.

Se imbattersi in queste dinamo cosmiche è un evento insolito, scoprirne una come SGR 0501+4516 è ancora più raro. «Esistono due classi di magnetar: i pulsatori X anomali e i ripetitori gamma soft», spiega infatti Gianluca Israel, astrofisico dell’INAF-Osservatorio astronomico di Roma e secondo autore dell’articolo, in corso di pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, nel quale è descritta la scoperta. «Di questi ultimi, i ripetitori gamma soft, non ne trovavamo da dieci anni, sono davvero molto rari. Anche perché, fino a qualche anno fa, per sorprenderli in attività occorreva una certa fortuna. Ora, grazie al satellite Swift, riusciamo a individuare gli outburst con grande rapidità. Così da poterli subito puntare con altri satelliti e seguirne il decadimento sin dalle fasi iniziali, come abbiamo fatto in questo caso con i satelliti INTEGRAL e XMM-Newton dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea».

«La possibilità di osservare la stessa sorgente con più satelliti è fondamentale per lo studio dei fenomeni più violenti ed enigmatici dell’universo», aggiunge Paolo Giommi, responsabile dell’ASI Science Data Center. «I tre satelliti protagonisti di questo studio fanno parte di una famiglia sempre più ampia di osservatori orbitanti per l’astrofisica delle alte energie. Ad essi, che lavorano in banda X, si sono aggiunti recentemente anche AGILE e FERMI, che studiano l’emissione gamma. E tutte queste missioni vedono un’importante partecipazione italiana, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana».

La scoperta di SGR 0501+4516 è stata guidata da Nanda Rea, un’astrofisica italiana che vive in Olanda, dove lavora come ricercatrice presso l’Università di Amsterdam. «Grazie ai magnetar», afferma, «possiamo studiare la materia in condizioni estreme, irriproducibili qui sulla Terra». Nei mesi a venire, lei e il suo team, avvalendosi del satellite XMM-Newton, continueranno a tenere sott’occhio il magnetar, anche ora che l’eruzione è terminata: per cercare risposte alle numerose domande ancora aperte su questi misteriosi oggetti, come quella sul perché dell’intensità dei loro campi magnetici.

Comunicato ASI

Oggi a Malpensa il battesimo del quinto aeromobile Lufthansa Italia

 Oggi a Malpensa il battesimo del quinto aeromobile Lufthansa Italia Dopo "Milano", "Varese", "Bologna" e "Genova", è stato battezzato oggi con il nome di "Torino" il quinto Airbus A319 della flotta Lufthansa Italia; la cerimonia si è svolta all’aeroporto di Milano Malpensa alla presenza di Alessandro Altamura, Assessore al Commercio, al Turismo, alle Attività Produttive e al Marketing Urbano del comune di Torino.

Con questo battesimo Lufthansa dimostra il suo apprezzamento per la città e l’area torinese: l’aeromobile porterà con orgoglio il nome della città piemontese in tutta Europa. Il nuovo Airbus "Torino" attraverserà i cieli d’Italia e d’Europa e, come tutti gli aerei della flotta Lufthansa Italia, collegherà Milano alle città di Bari, Napoli e Roma, oltre alle principali capitali europee quali Parigi, Barcellona, Madrid, Bruxelles, Budapest, Bucarest, Londra e Lisbona.

La cerimonia continua la tradizione di attribuire nomi di città italiane alla flotta Lufthansa Italia. È dagli anni ’60 che Lufthansa battezza i propri aeromobili con nomi di città o regioni principalmente tedesche. Tuttavia, l’Italia costituisce il mercato di riferimento di Lufthansa Italia il cui obiettivo è diventare uno dei principali attori del mercato italiano.

"Gli aerei, che per gli uomini del terzo millennio rappresentano il più moderno mezzo di trasporto, per tutti noi sono anche il sogno dell’uomo che sfida le leggi del volo, la tensione verso il futuro – dichiara Sergio Chiamparino, Sindaco della Città di Torino – Per la Città di Torino, che sta ospitando i Giochi Mondiali dell’Aria, è un onore ed un segno di profonda stima dare il proprio nome ad un vettore aereo europeo ed insieme rappresenta l’auspicio che i turisti, i voli e gli scambi fra le regioni d’Europa e del mondo possano aumentare e moltiplicarsi nel segno della concordia e della vitalità commerciale. Gli eventi e i traguardi del prossimo futuro poi ci spingono a sperare che il vettore "Torino" di Lufthansa porti nel mondo la bellezza della nostra città, raccontandone il fascino e le molte attrattive".

Configurato per ospitare un totale di 138 passeggeri tra Business ed Economy Class, il quinto Airbus A319 possiede le caratteristiche tipiche di un aereo Lufthansa a cui, però, si aggiunge un tocco d’italianità: non solo un equipaggio di lingua italiana o riviste e giornali italiani, ma un’offerta gastronomica ispirata al motto ‘Sentirsi a casa’ che utilizza ingredienti tipici della cucina italiana sia per la colazione sia per i pasti principali, con particolare attenzione ai sapori e gusti italiani.

"Siamo molto orgogliosi di essere qui oggi in occasione del battesimo del quinto aereo della flotta Lufthansa Italia", ha affermato Heike Birlenbach, Vice President Division Milano Lufthansa Italia. "Questa cerimonia conferma che l’Italia è diventata il nostro mercato di riferimento. Abbiamo visto come i nostri prodotti innovativi e dall’ alto standard qualitativo siano stati accolti con entusiasmo dai clienti italiani. Forti di questa evidenza continueremo il processo per la costituzione della nostra nuova compagnia aerea italiana assumendo personale che avrà un ruolo fondamentale nella riuscita delle nostre operazioni. Mentre altri se ne stanno andando, noi rinnoviamo il nostro impegno nei confronti dell’aerea milanese e di Malpensa, la nostra base" – ha concluso.

Comunicato Lufthansa

Finmeccanica a Le Bourget 2009: soluzioni ad alta tecnologia per un mondo più sicuro

 Finmeccanica a Le Bourget 2009: soluzioni ad alta tecnologia per un mondo più sicuro Finmeccanica partecipa alla 48^ edizione del Salone di Le Bourget a Parigi (dal 15 al 21 giugno 2009), la maggiore vetrina mondiale della tecnologia aerospaziale e dell’industria della difesa e sicurezza e l’evento più rappresentativo delle tendenze del mercato internazionale.

Finmeccanica arriva a Le Bourget con un’immagine chiara e definita: un grande gruppo integrato e realmente multi-domestico, che offre soluzioni tecnologiche innovative e coerentemente organizzate in un sistema in grado di rispondere con efficacia a tutte le possibili richieste del mercato globale in tema di difesa, sicurezza e protezione dell’ambiente e delle persone. Caratteristiche di eccellenza che la pongono oggi stabilmente tra i leader mondiali nel settore dell’aerospazio e difesa.

Al Salone parigino Finmeccanica mette in mostra un insieme di prodotti tecnologicamente avanzati che spaziano dai piccoli e sofisticati sensori alle piattaforme più evolute fino ai grandi sistemi che mettono in rete l’intera gamma di soluzioni e nello stesso tempo propone una dimostrazione concreta e molto innovativa di come questi elementi si integrino tra loro per costituire sistemi completi al servizio della sicurezza di oggi e di domani.

Se “sicurezza” è dunque la parola chiave per esplicitare il valore e il contenuto dell’offerta che Finmeccanica porta a Le Bourget, le idee guida intorno alle quali si struttura il percorso espositivo, dove i prodotti vengono concretamente sottoposti alla valutazione degli esperti e del grande pubblico, sono “innovazione” “integrazione” e “interoperabilità”. L’esposizione infatti non si limita a proporre un insieme di prodotti e sistemi, ma dimostra “dal vivo” la loro interconnettività in azione.

Aziende presenti

Quest’anno le aziende del Gruppo Finmeccanica presenti al Salone di Le Bourget sono AgustaWestland, Alenia Aermacchi, Alenia Aeronautica, DRS Technologies, Elsag Datamat, Seicos, SELEX Communications, SELEX Galileo, SELEX Service Management, SELEX Sistemi Integrati, Telespazio e Thales Alenia Space che, all’interno dello stand Finmeccanica, porteranno i sistemi e gli apparati più rappresentativi e sofisticati della propria produzione.

Via: Comunicato Finmeccanica

Il riscaldamento globale mette in pericolo l’Antartide

 Il riscaldamento globale mette in pericolo l’Antartide Il riscaldamento globale, si sa, sta creando seri problemi a livello climatico planetario. Se però finora molti scienziati avevano posto le loro attenzioni sul continente artico ipotizzando un totale scioglimento dei ghiacci in pochi decenni (si stima una possibile riapertura del passaggio a nord-ovest, il famoso passaggio tra America ed Asia senza circumnavigare l’America del Nord, in pochi anni), pochi studiosi avevano ipotizzato eventi drammatici di tale portata anche nel continente antartico, più freddo e desolato rispetto alla calotta boreale e posto su una superficie rocciosa.

Eppure, in base a nuove stime e nuovi studi targati Science e firmati dal Prof. Jonathan Bamber dell’università di Bristol, la calotta WAIS (Western Antarctic Ice Sheet) sta collassando proprio a causa del surriscaldamento globale. La conseguenza è un innalzamento dei livelli marini che potrà minacciare numerose città poste sull’oceano Atlantico quali New York e Washington (la costa atlantica è quella più suscettibile ad uno scioglimento dei ghiacciai antartici).

La WAIS è una formazione di ghiaccio in cui la parte inferiore è posta sotto il livello del mare: una piccola perturbazione potrebbe portare ad uno spacco e quindi ad una accelerazione del ghiaccio verso il mare.
Il Prof. Bamber e i colleghi dell’università di Bristol hanno calcolato un innalzamento dei mari in caso di collasso di circa 3,3 metri usando dei modelli matematici che tengono conto delle teorie glaciologiche e del conseguente comportamento delle “zolle” in mare aperto.
Volendo avere un’ idea di quanto siano 3,3 metri è sufficiente pensare a due persone di media statura poste una sull’altra: un valore sconvolgente che potrebbe seriamente mettere a rischio le coste americane in primis e quelle globali in seguito.

Cosa fare?

Purtroppo il fenomeno è irreversibile e il riscaldamento è un dato di fatto. Quello che può far l’uomo contemporaneo è solo quello di adottare una politica sempre più verde e che tenga conto di uno sviluppo sostenibile. Se al momento non si conosce un serio rimedio al riscaldamento globale, si possono però limitare i consumi abbattendo così la CO2 presente nell’aria: ad esempio utilizzando di meno l’automobile o spegnendo le luci accese inutilmente nelle nostre case.
Certo siamo ancora all’inizio e tanto altro ancora si può fare… Per il bene nostro e dei nostri figli.

Un ultima considerazione: i CFC (Clorofluorocarburi) stavano distruggendo il leggero strato di ozono che ci protegge dai dannosi raggi UV provenienti dal Sole. Ora, grazie a numerosi accordi internazionali (Copenaghen 1992, Vienna 1995, Montreal 1997…), lo strato di Ozono non è più minacciato seriamente e dovrebbe ricominciare a crescere portandosi a livelli di sicurezza nei prossimi 50-100 anni… (almeno in una cosa i nostri figli saranno fieri di noi!)
Cambiare si può!

Via: Testate al Muro