Daily Archives: 7 maggio 2009

Pianeti scomparsi

 Pianeti scomparsi Solo qualche anno fa la ricerca di pianeti extrasolari era solo qualcosa di lontano, remoto, inaccessibile. Da circa vent’anni però le cose sono cambiate radicalmente: non solo si sono scoperti una moltitudine di pianeti extrasolari, ma si comincia a comprendere come essi si comportano e se esiste qualche gemello della Terra in orbita nello spazio profondo.

Le ultime scoperte hanno perfino messo in evidenza come, in presenza di un pianeta estremamente vicino alla propria stella, esso possa essere fagocitato dalla stessa. Una ricerca di Rory Barnes, astronomo dell’Università di Washington, ha affermato che, in presenza di pianeti di grosse dimensioni ed eccessivamente vicini alla propria stella, si potrebbero verificare fenomeni di “inglobamento planetario”.

A causa della limitata distanza si generano fenomeni gravitazionali tra pianeta e stella in grado di deformare la superficie della stella con onde di marea che si sollevano dalla sua superficie gassosa.

"Le maree deformano la stella: quanto maggiore è la distorsione mareale, tanto maggiore è la probabilità che il pianeta venga inghiottito”, ha affermato Greenberg, collega e co-relatore della ricerca di Rory Barnes.

Anche i piccoli pianeti rocciosi possono subire la stessa sorte.

Il pianeta extrasolare CoRoT-7 B, grande più o meno quanto la Terra ma davvero vicino alla stessa sua stella (solo 22 milioni di chilometri di distanza, inferiore alla distanza Mercurio – Sole) si pensa sarà inglobato dalla propria stella in pochi milioni di anni, ossia quando l’orbita del pianeta “si restringerà a tal punto che il pianeta ne verrà distrutto, oppure la sua orbita comincerà a intersecare l’atmosfera della stella e a quel punto sarà il calore a distruggerlo."

Via: Le Scienze

Sua Santità Benedetto XVI vola con Alitalia per il viaggio apostolico in Giordania

 Sua Santità Benedetto XVI vola con Alitalia per il viaggio apostolico in Giordania Sarà un aereo Alitalia ad accompagnare Sua Santità Benedetto XVI nel viaggio da Roma ad Amman, prima tappa del pellegrinaggio in Terra Santa che avrà inizio venerdì 8 maggio.

Alitalia è onorata di essere la Compagnia prescelta dalla Santa Sede e di mettere a servizio della delegazione pontificia il nuovo e moderno Airbus A320 “Dante Alighieri”, uno dei nuovi aerei entrati di recente nella flotta della Compagnia.

A bordo dell’Airbus Alitalia saranno presenti, oltre a Sua Santità Benedetto XVI e alla delegazione pontificia, rappresentanti dei Media di tutto il mondo. Il volo speciale, AZ 4000, decollerà dall’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino alle 9.30 di dopodomani mattina ed arriverà all’aeroporto Queen Alia di Amman alle 14.30 locali. L’equipaggio del volo è composto da 3 comandanti e 6 assistenti di volo, scelti tra quanti si sono distinti per professionalità e impegno nel corso della loro carriera professionale. Coordinatore del Volo è il Comandante Roberto Germano, Direttore Operazioni Volo Alitalia. Il comandante titolare è Giacomo Belloni con 10.500 ore di volo all’attivo.

L’equipaggio ha espresso emozione e viva soddisfazione per la partecipazione al primo volo di Sua Santità Benedetto XVI in Terra Santa.

Comunicato Alitalia

Dinosauri? Forse non fu un meteorite a provocarne l’estinzione

 Dinosauri? Forse non fu un meteorite a provocarne l’estinzione 65 milioni d’anni fa un evento, ancor oggi poco noto, fece scomparire i dinosauri dalla faccia della Terra. Cosa ne provoco questa estinzione di massa?

Ad oggi una risposta certa non esiste: alcuni ricercatori pensano che sia stato un asteroide, anche alla luce del cratere di Chicxulub, in Messico, firma di un evento catastrofico per la Terra. Ma non tutti concordano con l’ipotesi meteorite. Secondo uno studio effettuato da Gerta Keller della Princeton University, e Thierry Adatte dell’Università di Losanna, in Svizzera, il cratere, seppur porta le tracce di un evento catastrofico dalle dimensioni immense (il solo cratere è grande circa 180 chilometri di diametro), è accaduto ben prima dell’estinzione di massa dei dinosauri avvenuta oltre 300 mila anni dopo.

“Dagli scavi di El Penon e di altre località del Messico, si sa che gli strati compresi tra quattro e nove metri di profondità nei sedimenti si depositarono al ritmo di due/tre centimetri per migliaio di anni dopo l’impatto. Il livello dell’estinzione di massa può essere osservato nei sedimenti al di sopra di questo intervallo”, ha spiegato la Keller.

Secondo invece le teorie che sostengono l’impatto di un meteorite cratere e estinzione di massa sono “sfasati temporalmente” a causa di un terremoto o di uno tsunami causati dall’impatto dello stesso asteroide.

Al momento gli scienziati concordano comunque che non esiste una prova inconfutabile che vi sia stato un impatto meteoritico così drammatico da aver annientato tutte le specie animali e vegetali sulla Terra: sopra e sotto i sedimenti del cratere sono state ritrovate oltre 100 specie di animali e vegetali (52 sotto i sedimenti e 52 sopra i sedimenti).

La teoria che si sta affacciando sempre più è quella dell’eruzione gigantesca dei Trappi del Deccan, in India. A causa di queste eruzioni nell’atmosfera potrebbero essere state rilasciate enormi quantità di polveri sottili e gas che, bloccando la luce solare, avrebbero portato al suolo un notevole effetto serra.

Via: Le Scienze

NASA, addio a Shuttle, Luna e posti di lavoro

 NASA, addio a Shuttle, Luna e posti di lavoro Roma – Pare proprio che i tempi cambino anche per NASA: l’agenzia statunitense della "superiorità spaziale", un tempo pozzo senza fondo in cui i presidenti pompavano fondi per riaffermare al mondo l’eccellenza e la lungimiranza tecnologiche degli States, sta attraversando un periodo di transizione in cui dovrà adattarsi a nuovi budget, nuove tecnologie di trasporto e nuovi obiettivi.

La tappa obbligata della transizione verso la nuova agenzia spaziale è costituita dal definitivo abbandono dello Space Shuttle, che dopo oltre 20 anni di attività si prepara alle sue ultime missioni prima di essere destinato agli hangar il prossimo anno. Lo Space Transportation System (STS), come viene ufficialmente chiamato lo Shuttle, manderà ancora 9 crew nello spazio, verso la International Space Station e la prossima (e ultima) missione di manutenzione dell’Hubble Space Telescope, componente emerito del Great Observatories program anch’esso in via di pensionamento negli anni a venire.

Lo Shuttle verrà sostituito dalla nuova accoppiata di Orion (la navetta di trasporto degli astronauti) e Ares (il razzo vettore di nuova generazione), e la conseguenza più immediata del suo abbandono da parte di NASA è la riduzione dei posti di lavoro a contratto che hanno sin qui servito il progetto. I primi tagli contano 160 lavoratori responsabili per la manifattura del serbatoio di carburante esterno a New Orleans e dei razzi vettore realizzati nello Utah.

In totale, sino a settembre si attende una riduzione di forza lavoro complessiva di 900 unità, anche se val la pena sottolineare come gli stessi contractor che hanno sin qui rifornito lo Shuttle (Lockheed Martin, Boeing e altri) continuano a lavorare con l’agenzia al progetto Orion+Ares. A essere invece parecchio preoccupati per la vicenda sono i tanti business e i servizi di ristoro della "Space Coast" della Florida, che guardano con apprensione alla riduzione di guadagni che potrebbe abbattersi sulla zona nel corso dei prossimi cinque anni.

Il progetto di astronautica statunitense va avanti ma un altro grande cambiamento, o per meglio dire un ridimensionamento di obiettivi, è stato annunciato dall’acting administrator di NASA Chris Scolese direttamente al Congresso: il paventato avamposto permanente sulla Luna, da realizzare entro il 2020, probabilmente non ci sarà. Gli americani torneranno sulla Luna entro la data prefissata, ma piuttosto che una base stanziale ci costruiranno una struttura adeguata per missioni di diverso tipo.

D’altronde, riafferma Scolese, l’avamposto lunare è sempre stato un progetto ponte, da usare per raccogliere dati utili al vero obiettivo costante nei pensieri dell’agenzia, vale a dire l’invio di esseri umani sul Pianeta Rosso. Nonostante le esigenze del budget, la perdita di lavoratori e il pensionamento dello (degli) Shuttle, la NASA su Marte vuole comunque arrivarci.

Alfonso Maruccia

Fonte: Punto Informatico