Archive del 27 aprile 2009

easyjet Easy Jet, “A Viterbo? No grazie. Meglio Fiumicino”: Così titolavano le aperture di molti giornali locali già nel novembre 2008. Numerosi articoli, dello stesso tenore, si sono poi susseguiti periodicamente sino ad oggi lanciando cassandrici massaggi sulla opposizione delle due regine delle low cost ( Ryanair e Easy Jet) a trasferirsi a Viterbo. Qualche testata locale, più avvezza alle tematiche sanitarie che a quelle aeroportuali, si addirittura accorta solo ora di una notizia dello scorso anno, e con grossolano sarcasmo, non ha perso l’occasione per denigrare, il sottoscritto, e quindi l’unico progetto che potrebbe affrancare la Tuscia da un secolare letargo. Per vendere più copie bisogna anticipare le notizie, posticiparle non giova.

A volte viene però da chiedersi da che parte stiano alcuni dei nostri organi di stampa; eppure, i padroni dei giornali locali, sia a destra che a sinistra, sono gli stessi che durante le ultime elezioni amministrative hanno invaso la città di slogan pro-aeroporto.

In oltre tre anni di battaglie per l’aeroporto non si è mai letto un articolo delle principali testate di Latina e Frosinone denigrare, o ironizzare, sulla possibilità di costruire un scalo nelle loro città, mentre a Viterbo questo sembra sia diventato lo sport preferito.

Ci auguriamo che ciò dipenda da ordini di scuderia provenienti da Roma, o forse da Frosinone, perché altrimenti non si riesce a capire da cosa siano ispirati tutti questi profeti di sventura.

Sapevamo già che le suddette, autorevoli, compagnie low cost hanno, almeno per ora, boicottato la loro potenziale presenza nello scalo della Tuscia; tutto questo, proprio nel momento in cui appare ormai irrevocabile la decisione di delocalizzare il secondo scalo romano a Viterbo.
Sono gli ultimi colpi di coda di chi ha goduto per anni del privilegio, unico in Europa, di atterrare con voli low cost in uno scalo quasi interno al tessuto urbano della Capitale. Queste compagnie non avranno alternativa, e lo sanno bene: o verranno a Viterbo o lasceranno per sempre il mercato romano. Fiumicino costa troppo per una compagnia low cost e, soprattutto, crea corti circuiti di mercato con le compagnie “convenzionali” che vedono le loro sorelle minori come il fumo negli occhi. Di conseguenza, il gestore aeroportuale, ci penserà bene prima di far penetrare all’interno del principale scalo romano dei “tarli” che potrebbero rovinargli il business principale.
In pratica, conformemente a quanto avviene in tutta Europa, gli aeroporti principali sono destinati ai “full service carrier” come ad esempio le compagnie di bandiera e gli aeroporti più periferici sono finalizzati ai vettori “low cost”, così come già accade a Parigi, Bruxelles, Londra, Barcellona, Francoforte, Stoccolma, Amburgo e molte altre città.

Quest’ultimi, come sarà per Viterbo, sono i cosiddetti “scali di prossimità”, e distano tutti tra i 70 e i 120 chilometri dalle città di riferimento e ospitano, in genere, le compagnie a basso costo, quelle che offrono prezzi ridotti a fronte di economie di gestione aziendale, prima tra tutte la scelta dell’aeroporto di riferimento che consente di pagare ridotte tasse aeroportuali e ottenere bassi costi di esercizio.

Pertanto le anglofone sparate, di chi tra tre anni busserà alle nostre porte, anziché preoccuparci, contribuiscono a rafforzare ulteriormente l’indirizzo di Governo che prevede l’imminente chiusura di Ciampino, con la conseguente apertura dello scalo viterbese. Ovviamente, quindi, il timore dei due colossi dei voli a basso costo rappresenta la conseguenza diretta dell’accelerazione dell’iter suddetto.

In ogni caso, anche se le due regine delle low cost decidessero di abbandonare la Capitale ci sarebbero comunque decine di concorrenti pronte ad accaparrasi un’invidiabile fetta di mercato di un polo aeroportuale che trasformerebbe la nostra in un centro europeo di prim’ordine; e forse qualche scribacchino di campagna, in una città europea, potrebbe anche pensare di fare il giornalista.

Comunicato stampa dell’assessore all’aeroporto di Viterbo

Giovanni Bartoletti


clip_image002Ormai la ricerca dei pianeti al di fuori del nostro sistema solare è una vera e propria scienza da armeno 10 anni. Lo stesso astrofisico svizzero Michel Mayor cerca (e trova) pianeti al di fuori del nostro sistema solare dal 1995. Le sue ricerche hanno portato alla scoperte di un pianeta simile alla nostra Terra (circa il doppio del nostro pianeta) orbitante intorno alla stella Gliese 581 (da qui il nome Gliese 581-e) distante 20,5 anni luce da noi.

Durante le misurazioni su Gliese 581-e si è fatta però un’altra scoperta ancora più sensazionale: Gliese 581-d, grande sette volte la Terra e ritenuto fin ora un pianeta ghiacciato, sembra più vicino alla sua stessa di quanto non si pensasse. Risultato? Il pianeta rientra nella “fascia della vita” potendo così ospitare oceani allo stato liquido e, perché no, la vita.

Secondo il ricercatore Stephane Udry: “Gliese 581-d potrebbe essere coperto da un vasto e profondo oceano e diventare così il primo serio candidato ad essere un mondo d’acqua”. Acqua allora stato liquido, ossia vita… il primo, e forse non l’unico, pianeta gemello della Terra fino ad oggi conosciuto.

Ma siamo ancora all’inizio e, come afferma il team di Mayor “la caccia continua”. 

Via: ASI

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Successo di pubblico al quarto congresso internazionale sull’ufologia e sullo spazio!

Il congresso, diviso in due macro sezioni, ha coperto differenti temi.

Nella mattinata si è parlato scientificamente di astrobiologia e di quali sono le ultime teorie sulle possibili forme di vita aliene, sulla nascita e lo sviluppo di una forma vivente e della sua possibile evoluzione.

Si sono toccati temi complessi quali la teoria del multiverso, la teoria delle stringhe e la conquista di Marte con tutte le problematiche logistiche ad esso collegate (ricordando che la NASA ha pianificato una missione umana sul pianeta rosso entro il 2031) quali l’enorme distanza da attraversare, il problema delle scorte a bordo nonché la protezione degli astronauti all’incredibile dose di radiazioni cosmiche.

Nel pomeriggio invece il congresso ha virato su temi altrettanto complessi ma a nostro avviso trattati con poco spirito critico e scientifico.

Si è parlato di UFO mostrando sensazionali video e foto (molte riprese sono effettuate dall’ufologo toscano Antonio Urzi) in grado di attirare l’attenzione della folla a tal punto da lasciare molti senza parole. Gli UFO, secondo quanto affermato da Piergiorio Caria, sono in mezzo a noi, ci controllano e ci osservano, ci studiano e sanno quello che facciamo: interessanti i video di strani oggetti che circondano e seguono lo space shuttle in ogni fase della sua missione.

IMAGE_040 Dopo una breve pausa entra in sala Tom Bosco, giornalista e scrittore di Nexus Italia. Si comincia a parlare di scie chimiche e del rapporto tra le scie chimiche e gli UFO (in sala si cominciano a sentire strani mormorii e alcune risate). Senza mostrare nè dati nè tabelle Bosco afferma che il fenomeno è ormai diffusissimo e persino la sua auto è coperta spesso da uno strano pulviscolo (di cui però non vi sono dati e non si conosce esattamente la composizione chimica).

Le scie chimiche, a suo avviso, stanno modificando il nostro clima ed è tutto opera di qualche ente militare operante all’interno della NATO (anche se poi si smentisce da solo affermando che in tutti i pianeti si registra un aumento della temperatura superficiale: forse un effetto dell’attività solare?). La stessa Croazia, appena entrata nella NATO, ha visto un aumentare considerevole di questi fenomeni (il tutto rigorosamente senza dati alla mano) e anche il numero di malattie alla pelle dovute alla ricaduta di strani oggetti in non ben precisati posti ha prodotto una non ben definita malattia che rovina la pelle (anche qui si parla a grandi linee e senza dati alla mano).

Bosco comunque, per rimanere attinente al tema UFO, vuole mettere in mostra come molte volte gli OVNI (oggetti volanti non identificati) sono stati osservati in presenza di scie chimiche… qual è l’attinenza e la correlazione tra le due cose non si è ben capito… in ogni caso Bosco afferma che potrebbe nascere una nuova scienza: UFO e Scie Chimiche (si alza una risata in sala).

Chicca conclusiva: progetto HAARP. Si tratta di un “cannone ionosferico”, che influenza il clima e, oltre a produrre “gigawatt”, è in grado nientemeno che provocare TERREMOTI!!! Ma come?

Finito lo show di Tom Bosco si riprende con un altro tema, tuttora ignoto e senza spiegazione: lo strano caso del rapimento alieno di Pier Fortunato Zanfretta.

IMAGE_046 Luci basse, volume altrettanto basso e si parte con un video dimostrativo ed esplicativo di quello che si pensa sia accaduto al metronotte genovese. Video soporifero, resistere al sonno è davvero dura e vedere la gente intorno a me dormire (ed alcuni russare) non aiuta di certo. Si alzano le luci, la gente gradualmente si sveglia, tanti cominciano ad andar via… dopo alcune battute del Dottor Pattera si va a cenare.

Si riprende alle 21.00 circa con la tavola rotonda. In sala ci sono pochissime ma motivatissime persone. Riprende a parlare Pattera spiegando le incongruenze del rapimento di Zanfretta (mostra le foto delle impronte dei piedi di questo ipotetico alieno che, guarda caso, sono UMANE… ma come? prima ha sei dita con delle ventose e poi ha un piede vagamente umano???) e a quali tipi di ipnosi è stato sottoposto il metronotte.

Cominciano le domande. Ci si chiede come mai, a distanza di quasi 30 anni, non si sa nulla dei posti dove Zanfretta vada ad incontrare gli alieni nè dove è custodito lo strano oggetto che gli alieni hanno dato allo stesso rapito (n.d.r. gli alieni, a quanto sembra, hanno dato in mano a Fortunato una sfera con una piramide all’interno di cui non si conosce nè l’utilizzo nè lo scopo).

Pattera ammette che a Fortunato è stata data una macchina fotogratica ma le foto sono sempre uscite scure e buie. Da qui la mia domanda: perchè non montare sull’ex-metronotte una microcamera controllata a distanza? La risposta di Pattera è: non possiamo obbligare Zanfretta a fare cose che non vuole (ma come? prima gli date una macchina fotografica che non sa usare e poi dite una microcamera controllata non si può istallare? la cosa mi puzza…)

IMAGE_043 Altre domande vertono sull’oggetto consegnato dagli alieni al rapito. Secondo Pattera è un oggetto che fa andare Zanfretta in un altra dimensione, ma dove? E perchè non è mai stato consegnato a nessuno? Pattera afferma che doveva essere consegnato a “Heineken” (grossa risata del pubblico che sa benissimo che il nome del famoso ufologo era Hynek) ma per la sopraggiunta morte dell’ufologo non se ne è fatto più nulla… ma non si poteva consegnare a qualche altro studioso di fama mondiale? Boh… si va avanti…

Pattera, esausto, invita il pubblico a far domande anche a Bosco. E le domande arrivano. C’è chi chiede come possa fare il cannone ionosferico prima descritto a provocare terremoti: la risposta è vaga ma lascia tanti interrogativi… addirittura si registrano scosse in Cina quando HAARP viene “acceso”: tutto rigorosamente senza dati alla mano.

Io stesso, incuriosito dal fenomeno delle scie chimiche, chiedo al direttore di Nexus se, nelle sue ricerche, si è interrogato l’ENAV per capire quali tipi di velivoli solcano i nostri spazi aerei. La risposta è semplice: sono aerei certamente militari ma non spiega se negli ultimi anni vi è stato un aumento o no di questi fenomeni militari (ah già dimenticavo… mancano i dati).

Ormai si è fatto tardi e la folla, stanca, si appresta a tornare finalmente a casa… con qualche risposta in più ma con tanti ma tanti interrogativi e dubbi rimasti irrisolti.

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