Archive del 2 aprile 2009

 

Laeroporto di Malpensa

A un anno esatto da quello che in gergo si chiama de-hubbing, cioè da quando Alitalia ha staccato la spina, Malpensa ancora barcolla dentro al suo vestito troppo largo. Semideserte le sale degli imbarchi intercontinentali, un sacco di tavoli liberi nei caffè, e le commesse delle boutique di marca accendono sorrisi luminosi per i rarissimi clienti.

Nadia Vicario di Loro Piana è la più informata: «Da aprile a agosto 2008 abbiamo avuto un calo del 40 per cento di ingressi e di fatturato. Da ottobre a oggi siamo al 60 per cento. Avevamo circa 800 ingressi mensili nel 2007, oggi sono 200». E l’andamento del morbido cashmere, per una volta, rispecchia la dura realtà. Malpensa ha perso il 35 per cento dei passeggeri. Il traffico Alitalia è sceso dell’82,7 per cento. I voli intercontinentali erano 181 e sono 39, quelli europei 728 e sono 68, i nazionali 329 e sono 40. Totale: da 1.238 voli giornalieri a 147. Un aeroporto fantasma.

La notizia, però, è che, dopo aver rischiato il tracollo totale, Malpensa non è morta. La mazzata è stata micidiale, visto che una simile operazione di de-hubbing non ha precedenti in Europa, e che Alitalia occupava grosso modo il 40 per cento dell’attività. Ma qualcosa si muove, e anche piuttosto in fretta. E chi scommette su una possibile ripresa non sono tanto gli italiani quanto gli stranieri.
I tedeschi di Lufthansa, innanzitutto: hanno creato Lufthansa Italia, che opera già 56 voli giornalieri e dal primo aprile porta a 9 il numero degli aerei basati a Malpensa. E poi gli inglesi della compagnia low-cost EasyJet, che hanno 15 aerei posizionati al terminal 2 (ora dedicato al basso costo), che con 3,9 milioni di passeggeri sono la prima compagnia di Malpensa, che contano di arrivare a 50 aerei in Italia e 5 milioni di passeggeri a Milano per l’Expo 2015.

Giulio De Metrio, numero 2 di Sea (la società di gestione, maggioranza del Comune di Milano), scommette: «Sea e Malpensa usciranno da questa crisi con un modello di azienda più forte e più bilanciato di prima. Le opportunità ci sono. Il traffico è sceso da 23,7 milioni di passeggeri del 2007 a 19 nel 2008, ma insieme con il calo drastico di Alitalia c’è un incremento del 30 per cento degli altri vettori». Non essendo più Malpensa un hub, sono crollati i transiti. «Ma il traffico local è rimasto — dice De Metrio — Basta vedere che il fatturato dei parcheggi è cresciuto di 1 milione di euro nel 2008. Possiamo dire di essere, più o meno, a metà strada. L’accelerazione dipende dalla crisi generale, che però non ha spento i motori di chi aveva deciso di investire».

E, in prospettiva, anche la funzione di hub abbandonata e dichiarata da Alitalia incompatibile con Fiumicino, potrebbe rientrare dalla finestra. Questo è il disegno di Lufthansa, che ha un modello multi-hub: dopo Francoforte, Monaco e Zurigo (con Swiss), Malpensa potrebbe aggiungersi. Il traffico (soprattutto quello business, più remunerativo) sta al Nord d’Italia: basta vedere come i voli Alitalia trasferiti a Fiumicino abbiano oggi meno passeggeri di prima. Alitalia lo sa bene, e forse comincia a ripensare le proprie scelte: ha già di fatto accantonato, per ipotizzare un ritorno a Malpensa, la pregiudiziale del ridimensionamento drastico di Linate, dove opera in monopolio per 3 anni sulla ricca tratta Milano-Roma.

Se il futuro di Malpensa mostra qualche timida luce, resta il fatto che il presente è ancora buio soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. Riassume Nino Cortorillo, di Cgil Trasporti: «Grosso modo, il de-hubbing ha messo in pericolo 4 mila posti di lavoro. Fra Malpensa e Linate sono 5-600 i lavoratori in cassa integrazione di Alitalia e Volare. Circa 600 quelli di Sea, altri 500 nell’area cargo, 2-300 quelli delle attività indirette. Totale, compreso l’indotto commerciale, 2500. Più altri 1500 per attività varie».

E tocca a uno della Cgil, mentre la crisi mondiale risuona di richiami al salvataggio pubblico, fare appello al mercato: «Bisogna premere per una maggiore liberalizzazione, favorire la presenza di nuovi investitori, e questa cosa la deve fare il governo. Quelli che l’anno scorso protestavano, Lega e Formigoni, sono spariti oppure dicono che il futuro è radioso. Liberalizzare vuol dire che Alitalia non può tenere il monopolio anche sulle tratte che non copre, e che alle nuove compagnie bisogna offrire garanzie sul lungo periodo, non accordi temporanei». Rinegoziare gli accordi bilaterali, questo è compito del governo. Qualcosina si vede: giusto 3 giorni fa la Cina ha sottoscritto un accordo che accetta (è la prima volta) le regole comunitarie, e porta da 21 a 28 le frequenze operabili dalle due compagnie.

Fonte: Repubblica

universo

Dal lancio di Kepler, il satellite NASA in grado di trovare, analizzare e studiare pianeti simili alla nostra Terra, l’astronomia moderna non è più la stessa.
I nuovi astronomi non sono più soltanto cervelloni in grado di analizzare e studiare le leggi fisiche che regolano il cosmo, ma anche (e in futuro questo aspetto diventerà sempre più predominante) esploratori spaziali paragonabili a nuovi Cristoforo Colombo .

E come alla fine del 1400 ci si chiedeva se esistessero nuove terre e popoli allora sconosciuti così ora, grazie a Kepler, si vuole dare la stessa risposta proiettando la dimensione umana nel cosmo e cercando così pianeti in grado di avere una atmosfera di tipo terrestre, acqua e condizioni ideali alla vita.

Certo studiare l’atmosfera di un pianeta a milioni di chilometri di distanza dalla Terra non è cosa semplice ma, anche grazie al lancio del JWST (James Webb Space Telescope) previsto nel 2013, la ricerca spaziale subirà una forte accelerazione.
La tecnologia per studiare l’atmosfera di un pianeta è già collaudata: durante il passaggio di un  pianeta (terrestre o gassoso) intorno alla sua stella, esso “cattura” parte della luce proveniente dalla stella stessa. Un po’ come quando su una delle nostre lampadine si posa un insetto che causa una leggera diminuzione della luce emanata dalla lampadina stessa. In base alla luce assorbita è possibile anche ricavare la “chimica dell’atmosfera”. Se sul pianeta in causa vi è ozono e metano allora si può proprio dire che siamo in presenza di un pianeta simile alla Terra, e per di più abitato (il metano è un prodotto di scarto delle specie animali).
Purtroppo però per analizzare con cura l’atmosfera di un pianeta sono necessari molti transiti, a volte anche migliaia. Solo per stelle relativamente vicine alla Terra potrebbero bastare pochi passaggi (ad esempio intorno ad Alfa Centauri A seppur al momento non si conoscono pianeti orbitanti intorno alla stella stessa).
Korus, e in futuro il JWST, si focalizzeranno su stelle non propriamente simili al nostro sole (che è una stella gialla o di tipo G), ossia su nane rosse o stelle di tipo M. Questa categoria di stelle, con una luce più fioca del nostro sole, è molto abbondante nella nostra Via Lattea : la probabilità di trovare un pianeta di tipo terrestre di conseguenza aumenta di molto.

Ammettiamo ora di aver trovato un pianeta simile al nostro… cosa succederà? Innanzitutto sarà l’inizio di una nuova era (quando Cristoforo Colombo scoprì il nuovo mondo l’economia europea ebbe un nuovo impulso) in cui l’uomo sarà sempre più proiettato con un ruolo di primo piano nel cosmo. La scoperta di una nuova Terra potrebbe aprire infatti nuovi scenari: sviluppare tecnologie in grado di viaggiare nello spazio in maniera rapida, scoprire nuove fonti di energia al momento a noi sconosciute, conoscere popoli con usi e costumi totalmente diversi dai nostri.
Tornando al paragone con i conquistadores dobbiamo però solo sperare di avere imparato dai nostri errori e che, in caso di entrata in contatto con un popolo alieno, non lo distruggeremo ma sapremo imparare a convivere e crescere insieme. Ed è forse questa la vera sfida che dovrà affrontare “l’uomo cosmico”.

G. Massari

Fonte: Testate Al Muro

Ryanair_Winglets Ryanair, la più grande compagnia aerea d’Europa per tariffe basse, oggi (31 marzo) avverte che da giovedì 2 aprile tutti i passeggeri che desiderano viaggiare con la sicurezza dell’assicurazione di viaggio devono scegliere tale opzione quando stanno facendo le proprie prenotazioni sul sito www.ryanair.com. Ryanair ha informato i passeggeri, in particolare coloro che fanno affidamento sulla comodità di una copertura assicurativa pre-stipulata, che non potranno più beneficiare della copertura assicurativa di viaggio se non opteranno per tale copertura al momento della propria prenotazione.

Ryanair consiglia a tutti i passeggeri di accertarsi di avere un’ adeguata assicurazione per ogni viaggio che fanno, specialmente a coloro che sono diretti sulle piste da sci o verso il sole estivo, dove l’assicurazione di viaggio può offrire una maggiore tranquillità ed una fondamentale assistenza finanziaria quando più necessario.

Stephen McNamara di Ryanair ha detto:

“Ryanair ha trasportato 58 milioni di passeggeri lo scorso anno e la nostra assicurazione pre-stipulata non ha causato alcun problema  dal momento che il 90% dei passeggeri – quelli che non l’hanno voluta -  semplicemente non l’hanno scelta. Comunque, al fine di  conformarci alla legislazione UE da giovedì 2 aprile ci siamo dotati di un sistema di scelta ed informiamo i passeggeri che usano frequentemente l’assicurazione di viaggio Ryanair che non avranno più la copertura assicurativa per il loro viaggio se non sceglieranno l’opzione per la copertura.

È responsabilità di ogni passeggero comprare l’assicurazione per il proprio viaggio, ed i nostri passeggeri possono garantirsi un’assicurazione di viaggio di grande valore quando prenotano il proprio volo sul sito www.ryanair.com. L’assicurazione di viaggio di Ryanair ha una grande copertura, da costosi trattamenti medici a cancellazioni e bagagli perduti, ma i passeggeri sono coperti solo se la scelgono espressamente.

Ryanair consiglia ai passeggeri di prenotare immediatamente le vacanze Pasquali e la propria assicurazione di viaggio sul sito www.ryanair.com."

Prenotate il vostro volo adesso per soli €5, solo andata, tutto incluso, fino alla mezzanotte di giovedì.”

Comunicato Ryanair

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