Archive del 9 marzo 2009
1MILIONE DI POSTI A €5 PER MARZO, APRILE E MAGGIO
Ryanair, la più grande compagnia aerea d’Europa per tariffe basse, ha annunciato oggi (5 marzo) che aggiungerà un nuovo Boeing 737-800 (2 in totale) e aprirà sette nuove rotte (adesso 24 in totale) nella sua base di Alghero da giugno. Questo porta ad un investimento di Ryanair ad Alghero di due aeromobili del valore di oltre 140 milioni di dollari.
Le sette nuove rotte da Alghero ad Ancona, Billund, Eindhoven, Graz, Amburgo (Lubecca), Parma e Verona (Brescia) e l’incremento delle frequenze per Venezia (Treviso) faranno aumentare il traffico annuale di Ryanair ad Alghero ad oltre 1,5 milioni di passeggeri e sosterranno 1.500 posti di lavoro locali.
Ryanair ha festeggiato l’annuncio di questa sua ulteriore espansione della base di Alghero mettendo a disposizione 1 milione di posti a €5 per viaggiare attraverso tutto il suo network europeo a marzo, aprile e maggio. Queste tariffe basse sono adesso disponibili prenotando sul sito www.ryanair.com.
Parlando oggi ad Alghero, Ida Buonanno di Ryanair ha detto:
“Alghero oggi celebra il suo secondo aeromobile Ryanair e sette nuove rotte da giugno 2009. Questi nuovi posti sono in vendita oggi. Con un totale di 24 rotte a tariffa bassa da Alghero quest’estate i passeggeri possono vincere la recessione scegliendo le tariffe più basse garantite di Ryanair e nessuna sovrattassa carburante verso emozionanti destinazioni in tutta Europa. 1,5 milioni di passeggeri Ryanair sosterranno i 1.500 posti di lavoro locali ad Alghero nel 2009.
Per festeggiare queste sette nuove rotte da Alghero, Ryanair mette a disposizione 1 milione di posti al prezzo di vendita di soli €5 per viaggiare in tutta l’Europa a marzo, aprile e maggio. Poiché questi posti verranno colti al volo invitiamo i passeggeri a prenotare immediatamente sul sito www.ryanair.com.”
Comunicato Ryanair
Articoli Collegati
È iniziata l’avventura di Keplero, satellite intelligente in grado di analizzare 300.000 stelle in cerca di pianeti simili alla nostra Terra ed, eventualmente, di tracce di vita.
Finora tutti i pianeti scoperti (oltre 340), sono tutti giganti gassosi e alcuni molto caldi e troppo vicini al loro sole per per ospitare la vita. Keplero risponderà qundi alla domanda: è il nostro sistema solare l’eccezione o sono più o meno regolati tutti dalle stesse leggi?
Se Keplero non troverà altri sistemi rocciosi a distanza sufficiente dal sole e dotati di atmosfera e acqua allo stato liquido allora si potrà davvero pensare che la vita è solo uno scherzo della natura… se invece il satellite troverà pianeti simili alla Terra, almeno una cinquantina, allora si potrebbe pensare che il nostro universo è condiviso con altri esseri, forse anche intelligenti.
Keplero è dotato di sensori con una sensibilità tale da percepire la diminuzione di luminosità provocata dal passaggio di una pulce davanti al faro di un automobile.
Keplero punterà i suoi strumenti sulla costellazione del Cigno, contenente 4,5 milioni di stelle. Di queste, solo 300.000 hanno età, composizione e luminosità adatte ad un pianeta di tipo terrestre. E di queste solo l’1% sono allineate nella nostra direzione ed in grado quindi di far rilevare a Keplero il passaggio di un pianeta roccioso simile al nostro. A quanto sembra trovare un pianeta simile al nostro è davvero difficile ma i responsabili della missione puntano a trovare almeno un centinaio di pianeti di tipo terrestre.
«Anche se Keplero non troverà E.T., ne potrebbe trovare la casa», ha detto William Borucki, principal investigator per l’Ames Space Center della NASA.
La missione prende il nome dall’astronomo Giovanni Keplero, che nei primi anni del 1600 formulò le sue tre leggi sui movimenti planetari. È costata alla NASA 570 milioni di dollari e i primi risultati sono attesi per dicembre 2009.
Via: Dedalonews
I lettori di questo articolo hanno anche letto…
Articoli Collegati
|
Il ruolo dell’impresa aeronautica ed aerospaziale nell’Italia Meridionale.
La Fondazione Mezzogiorno Europa presenta a Napoli il volume di Federico Pirro[i] e Angelo Guarini[ii] “Grande Industria e Mezzogiorno 1996-2007”
In queste settimane durante le quali gli effetti della crisi economica colpiscono pesantemente anche il tessuto industriale del nostro Paese e molti recuperano la funzione dello Stato nella programmazione economica e nella gestione del territorio, si ritorna a riflettere sulle esperienze di quegli anni che, con tutti i limiti che pure ebbero, produssero una robusta industrializzazione di vaste aree del Mezzogiorno. A Taranto, la scorsa settimana – in occasione della presentazione del libro dell’ex segretario generale della UIL – Giorgio Benvenuto e il Presidente di Alenia Aeronautica Giorgio Brazzelli, hanno affrontato il tema di come ridefinire una nuova centralità dell’impresa e come il sistema delle grandi aziende deve contribuire a riavviare l’economia in affanno delle regioni meridionali. La Fondazione Mezzogiorno Europa ripropone a Napoli, venerdì 13 marzo ’09 i temi della discussione in un workshop moderato da Alfonso Ruffo, Direttore del “Il Denaro”, previsto in un albergo cittadino, dove sarà presentato il volume "Grande Industria e Mezzogiorno 1996 – 2006" di Federico Pirro e Angelo Guarini. |
Gli autori del volume, che è pubblicato dalla casa editrice pugliese Cacucci, con una prefazione di Luca Cordero di Montezemolo, non si propongono di rileggere il percorso della grande azienda nel processo d’industrializzazione/deindustrializzazione che dagli anni settanta ad oggi ha investito economia meridionale, espongono invece le conclusioni di un complesso lavoro di ricerca e di rilettura della vicenda industriale del Mezzogiorno nel periodo dal 1996-2007.
Il volume indaga sui mutamenti intervenuti nell’ultimo decennio nella geografia delle grandi industrie italiane ed estere insediatesi dall’inizio degli anni ’60 del Novecento in aree strategiche del Mezzogiorno e ne emerge un quadro del tutto inedito che smentisce l’opinione secondo cui molti grandi complessi ubicati nel Sud siano solo reperti d’archeologia industriale.
Gli autori, nella prima parte del volume, espongono al lettore geografia, assetti produttivi, investimenti, subforniture e occupazione delle grandi industrie insediate nel Mezzogiorno e per i comparti monitorati, ne segue le ristrutturazioni, gli ammodernamenti impiantistici, le nuove capacità, i mutamenti societari e i riposizionamenti competitivi nel contesto della globalizzazione.
Nella seconda parte del libro, partendo dallo scenario che emerge dalla ristrutturazione che nel ventennio 80 – 90 trasforma profondamente il sistema delle imprese del Mezzogiorno, gli autori ricostruiscono, – con studi di comparti industriali e casi aziendali di riposizionamento e ricollocazione sul mercato, con testimonianze di positive esperienze d’attrazione d’investimenti – una mappa articolata dei settori dell’impresa meridionale, e propongono essi stessi i comparti d’eccellenza verso i quali orientare interesse, attenzione e risorse.
Il lavoro dei due ricercatori sollecita il lettore a guardare oltre la crisi e propone di ridisegnare un progetto di reindustrializzazione dei territori meridionali, che per la Campania e Puglia, significa centralità del comparto dell’aerospazio.
La proposta coincide con quella del presidente di Alenia Aeronautica che a Taranto esortava : «La crisi lancia una sfida: le aziende devono mostrare la propria forza in questo momento. Le regioni meridionali devono scommettere sul settore aeronautico e, per Alenia, sul programma del Boeing 787 e - prosegue Brazzelli – le diverse attività e i progetti sviluppati nei siti di eccellenza in Campania.».
Nel capitolo che il libro dedica all’industria aeronautica ed aerospaziale nell’Italia Meridionale, Angelo Guarini, che è anche il vicepresidente del Distretto pugliese dell’aerospazio, auspica la nascita di un distretto interregionale fra Campania e Puglia, imperniato proprio sul programma Boeing B787 e sui nuovi progetti di velivoli regionali, attività che Alenia Aeronautica sviluppa negli impianti localizzati nelle due regioni meridionali.
Lo studio mette in risalto che i processi di globalizzazione, se hanno prodotto l’emergere di debolezze strutturali in larghi strati di PMI meridionali del settore che stentano ormai a competere sul piano internazionale, hanno anche reso possibile il rilancio dei maggiori impianti dei gruppi nazionali ed esteri in esercizio nel Mezzogiorno, che si propongono da tempo come small player sul mercato mondiale.
L’autore ritiene che l’industria aeronautica ed aerospaziale nel Mezzogiorno meriti un’attenzione particolare per una serie di ragioni, così sintetizzabili:
-
si tratta di un settore ad alta tecnologia, che favorisce processi di naturale integrazione e collaborazione con il mondo dell’Università e dei Centri di ricerca applicata.
-
a tutt’oggi non pregiudicata la caratteristica “labour intensive” di tale comparto, quasi da artigianato industriale;
-
la complessità progettuale, tecnologica, industriale ed economico-finanziaria delle produzioni aeronautiche richiede sempre più forme di collaborazione e, preferibilmente, di aggregazione internazionale per programmi di durata medio – lunga;
-
intorno agli stabilimenti facenti capo a grandi gruppi industriali tende a proliferare un indotto di piccole e medie imprese, molte delle quali fondate da ex manager o ex dipendenti delle grandi aziende, in possesso di un collaudato know-how professionale;
-
infine, è un settore con trend di crescita del mercato molto positivi, con particolare riferimento al comparto civile.
La crisi può essere un’opportunità per il Mezzogiorno per lasciarsi alle spalle anche rigidità, idee e affezione a concetti che non hanno aiutato le imprese e la società meridionale a crescere ed attrezzarsi.
Guarini, cita concetti – da lui ritenuti angusti – come quello di “Polo aeronautico campano” e “pugliese”. In questi anni – a suo avviso – si è rafforzato la consapevolezza a tutti i livelli (aziende, organizzazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, Istituzioni locali) che la strada ineludibile dell’eccellenza competitiva impone la necessità di “fare sistema”.
Le due Regioni possono e devono lavorare per la costruzione di un “Polo aeronautico meridionale”, come vero e proprio sistema industriale.
Senza la capacità di realizzare processi di collaborazione, integrazione e sinergia fra tutti i soggetti istituzionali ed economici (Associazioni imprenditoriali e sindacali, Grandi Aziende e PMI), obiettivi ambiziosi quali – sostegno finanziario allo sviluppo tecnologico, progetti di ricerca, formazione, internazionalizzazione, sviluppo logistico, crescita organizzativa e dimensionale, miglioramento efficienza operativa, completamento della filiera produttiva, rafforzamento della struttura finanziaria di piccole e medie aziende, promozione di aggregazioni imprenditoriali e istituzioni di distretti tecnologici, – sarebbero perseguiti in misura marginale e non rappresenterebbero la risposta che il Mezzogiorno deve trovare per superare la crisi e rispondere alla sfida di riforme profonde della struttura del Paese, come il federalismo, che rafforzerà inevitabilmente le preesistenze industriali forti e realmente competitive nelle aree meglio attrezzate del territorio nazionale.
Antonio Ferrara
( ferrara@aerospaziocampania.it )
[i] Federico PIRRO è docente di Storia dell’Industria presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali dell’Università di Bari e di Politica Economica nell’Ateneo di Lecce. È consulente di direzione di imprese italiane ed estere ed ha ricoperto incarichi di Presidente, vicepresidente e consigliere d’amministrazione di società pubbliche e private (Insud,Agis-Gruppo Sae-Sadelmi, Breda Fucine Meridionali, FinValtur, Iba) operanti nei comparti del finanziamento alle imprese, della meccanica, del turismo e dell’edilizia. È editorialista del Corriere del Mezzogiorno-Gruppo Corriere della Sera e del suo settimanale MezzogiornoEconomia. È componente del Centro Studi regionale di Confindustria Puglia. Ha pubblicato per i tipi delle Edizioni Dedalo “Il laboratorio di Aldo Moro” e “Mezzogiorno fra Utopia e realtà”. È autore anche del volume “Stato industria e società in Terra di Bari 1943-1971”, ed ha collaborato nel 2004 alla pubblicazione collettanea “La Civiltà del Ferro”, edita in occasione del 50° anniversario di fondazione del Gruppo Riva. Collabora a riviste di studi economici.
[ii] Angelo GUARINI è laureato in Giurisprudenza, con un master ISIDA in Direzione Aziendale e specializzazione in Diritto del Lavoro – Relazioni Industriali. Ricopre la carica di Direttore di Confindustria Brindisi ed ha svolto in precedenza ruoli di crescente responsabilità nelle Direzioni Risorse Umane di grandi aziende a Partecipazione statale (Fincantieri, Italsider, Italtractor e Alenia). È autore di numerosi articoli su riviste specializzate in direzione del personale e organizzazione.












