Il futuro? Nulla a che vedere con quello che vi è oggi! Nello spazio fra qualche anno orbiteranno satelliti in grado di vedere cosa mai osservate finora. “L’incremento di potenza che otterremo nel prossimo decennio, ad esempio passando dagli attuali specchi di 20 metri di diametro a quello da 42 metri dello
European extremely large telescope è paragonabile, e per certi versi superiore, a quello che sperimentò Galileo quattro secoli fa passando dalla sensibilità dell’occhio umano a quella del suo telescopio dotato di una lente di tre centimetri di diametro” ha affermato Roberto Gilmozzi, principal investigator del megatelescopio europeo dell’Eso da 1,2 miliardi di euro.
Ma il gioiello europeo è una versione ridotta di Owl (Overwhelming large telescope), la cui forza sta nelle ottiche adattive, un sistema di specchi che permette di ricomporre la distorsione prodotta dall’atmosfera terrestre, ricca di gas e acqua, sui raggi luminosi. Secondo Margherita Hack “si entrerà in una nuova fase di scoperte, si potranno osservare con precisione anche gli spostamenti dei corpi più lontani dalla Terra, trovando nuove misure per quell’energia oscura scoperta con Hubble e che spinge l’Universo a espandersi, ma per la quale non sappiamo ancora trovare una spiegazione, ma anche scoprendo nuovi pianeti simili alla Terra”.
Oggi sono censiti quasi 300 pianeti extrasolari, quasi tutti non abitabili, grandi e talvolta troppo vicini alle loro stelle. Con Eelt si potranno vedere i pianeti direttamente (e non come accade fin ora mediante osservazioni indirette) e studiare la loro atmosfera mediante l’analisi spettrometrica, cercando così tracce di acqua o metano indicanti la presenza di vita.
Eelt dialogherà con l’americano James Webb space telescope, capace di fornire dal 2013 le migliori rilevazioni nel campo dell’infrarosso. JWST, a differenza di Hubble che orbitava a 500 chilometri, orbiterà a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, ossia nel punto di Lagrange dove le forze di attrazione da parte del nostro Pianeta e del Sole si equivalgono. In questo modo il satellite resterà fisso in un punto senza essere disturbato dalla rotazione terrestre. Unico problema? La difficoltà delle riparazioni che porta quindi a macchine perfette in grado di operare per molti anni senza problemi di sorta.
Molto interessante anche il Large synoptic survey telescope, che entrerà in funzione dal 2013 in Cile ed in grado di scattare e confrontare fino a 10mila immagini alla scoperta di Pianeti e Galassie osservate due volte a causa della distorsione della luce provocata dalla forza gravitazionale. Inoltre il telescopio sarà una sorta di guardiano dello spazio in grado di tener d’occhio asteroidi in grado di distruggere il Pianeta o parti di esso.
Il progetto più ambizioso di tutti è però lo Square kilometer array, un insieme di 1500 radioantenne di 12 metri di diametro su un territorio di 3000 chilometri di diametro. Ska studierà l’Universo profondo e lontano nel tempo, coprendo tutto lo spettro della banda delle radiofrequenze.
Via: Il Sole 24 Ore