L’aereo dei misteri

È scomparso a Los Roques, Venezuela. A bordo c’erano otto italiani. L’ipotesi di un dirottamento dei narcotrafficanti

 Laereo dei misteri
La ricerca del relitto dell’aereo
scomparso a Los Roques

La soluzione del giallo del volo YV2081 è anche un problema di fisica. Possono un cadavere che pesa oltre 80 chili e un giubbotto di salvataggio di pochi etti viaggiare in mare alla stessa velocità per 226 chilometri in otto giorni? Non hanno alternativa gli investigatori venezuelani che stanno indagando sulla fine del biturboelica Let410 scomparso il 4 gennaio 2008 con i due piloti e 12 o 16 passeggeri a bordo, tra cui otto turisti italiani che quella mattina dall’aeroporto di Caracas stanno andando sull’atollo di Los Roques. Non ci sono alternative, se non porsi domande. Perché manca qualunque indizio che faccia pensare a un incidente. Almeno dove il pilota ha dichiarato di essere nel momento in cui ha chiamato la torre di controllo e ha avvertito che gli si erano spenti tutti e due i motori. Non è stato trovato il relitto. Non sono stati recuperati bagagli, rottami di plastica, sedili, nulla di tutto quanto, dopo un disastro aereo in acqua, continuerebbe a galleggiare. Niente se non il cadavere sfigurato in volto del copilota 0smel Otamendi, 37 anni, approdato nudo e con l’orologio funzionante al polso su una spiaggia della penisola del Paraguanà, 226 chilometri a ovest dal presunto luogo dell’incidente. E un giubbotto di salvataggio trovato più o meno dalle stesse parti. Ma alla fine anche la fisica smentisce i fatti. Perché gli investigatori hanno messo in acqua un manichino dello stesso peso del copilota e la corrente l’ha trascinato sulla barriera corallina di Los Roques, a pochi chilometri dal punto in cui è stato lanciato l’allarme. Allora perché il cadavere di Osmel Otomendi è finito così lontano, lungo la rotta aerea e marittima che dal Venezuela porta in Colombia?

Non è l’unico mistero. Il 12 gennaio i familiari dei passeggeri italiani si sono riuniti a Palazzo Chigi con i loro consulenti, il comandante Mario Pica e l’ammiraglio Giovanni Vitaloni, e i funzionari del governo che stanno seguendo il lavoro degli investigatori venezuelani. Le ricerche del relitto continueranno fino a metà febbraio con l’impiego di sommergibili teleguidati. Se a quel punto non ci saranno soluzioni, l’inchiesta dovrebbe ricominciare daccapo: non si cercheranno più i resti dell’aereo, ma i terroristi che l’hanno dirottato. Un’ipotesi che sembra fantascienza, ma che non è mai stata esclusa. Il bimotore potrebbe anche essere finito in fondo al mare. Ma dopo essersi allontanato dalla rotta tra l’aeroporto di Caracas e Los Roques. Un viaggio di solito facile, 32 minuti di durata, procedure a vista.

Quando il pilota lancia l’allarme, il volo YV2018 della compagnia ‘Transaven’ è a 29 chilometri dall’aeroporto di arrivo, ormai quasi sopra l’atollo. Nella piccola cabina, tra i passeggeri, ci sono Paolo Durante, 40 anni, di Ponzano Veneto, la moglie Bruna Guernieri, 42, le figlie Emma, 8, e Sofia, 6, gli sposini romani Stefano Fragione, 33, e Fabiola Napoli, 34, in viaggio di nozze, Annalisa Montanari, 42, e Rita Calanni Rindina, 46, di Bologna. Il numero dei passeggeri è già un rebus. Le carte di imbarco ne registrano 12 più i piloti, cioè 14 in tutto.

Il comandante, Esteban Bessil Acosta, 36 anni, nelle comunicazioni prima del decollo con la torre di Maiquetìa, l’aeroporto di Caracas, dice invece: “Siamo diciotto a bordo”. Un errore? Il comandante di solito non sbaglia il numero di passeggeri. Gli serve per stabilire il peso e la velocità al decollo.

Il Let410 è un aereo costruito nella Repubblica Ceca. Atterra e parte in brevi spazi ed è molto ricercato dai narcotrafficanti. Meno di un mese prima della scomparsa del volo YV2081, intorno al 10 dicembre 2007, un altro Let410 immatricolato in Venezuela resta danneggiato durante un tentativo di decollo da una pista illegale allestita dai trafficanti di cocaina nella giungla in Guyana, uno Stato confinante. L’aereo viene avvistato da un pilota militare in volo di pattugliamento. Quando i soldati raggiungono la pista, trovano il Let410 distrutto dall’incendio appiccato dai narcos. Dal 1960 al 2004 in Venezuela sono stati dirottati 67 aerei grandi e piccoli. In 26 casi, soprattutto dal 1990 in poi, il velivolo non è mai stato più localizzato. Si tratta di aerei che trasportavano da uno a 15 passeggeri: in tutto fanno 114 persone scomparse.

E, a parte i casi di guerriglia politica tra il 1960 e il 1981, gli autori degli altri dirottamenti sono tutti classificati come ‘narcotraficantes’ o ‘narcoguerilla’. “Il grosso punto interrogativo è l’assenza di qualsiasi indizio dell’incidente. Non c’è nulla”, conferma Mario Pica, il consulente nominato dai familiari dei passeggeri scomparsi: “Se dopo tutte le ricerche non si dovesse trovare niente, andrebbe tenuta in considerazione l’ipotesi del dirottamento. Considerando che un Let410 identico era andato distrutto meno di quattro settimane prima“.

Nessun segnale nemmeno dall”underwater locator beacon’, il trasmettitore che rivela la presenza di un relitto anche a grandi profondità. È come se tutti gli apparati siano stati improvvisamente spenti. Un altro passaggio negli atti dell’inchiesta appare singolare: prima dell’ora in cui il pilota dichiara l’emergenza o pochi secondi dopo, due compagnie telefoniche registrano l’attivazione di alcuni cellulari, compreso il telefonino di uno dei due piloti “senza registrare chiamate entranti o uscenti”. Poi non si hanno più segnali. Difficile che due piloti abbiano il tempo di accendere il telefonino durante l’ammaraggio. Forse quello è il momento in cui l’aereo galleggia sull’acqua. Un impatto violento o una discesa controllata, però, avrebbero comunque lasciato resti sulla superficie. Quando lancia l’emergenza, l’aereo è già a 64 miglia da Caracas, 118 chilometri. A quel punto il comandante è in contatto radio solo con Losmar Mendoza, il controllore del piccolo aeroporto di Los Roques e finora unica testimone. Los Roques non ha radar e non registra le comunicazioni. Le autorità dichiarano che nemmeno il radar dell’aeroporto di Caracas arriva a quella distanza. Però, poco prima di chiamare Losmar Mendoza, il comandante del volo YV2081 avverte il controllo della capitale di avere la barriera corallina a vista. E il controllore, secondo la registrazione, gli risponde: “Ricevuto. Identificato, confermo”. Significa che sullo schermo radar il controllore di Caracas vede benissimo quell’aereo.

Fabrizio Gatti

Fonte: L’Espresso

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