Daily Archives: 14 novembre 2008

Gli elicotteri del Papa messi a terra dopo il crash dell’HH-3F sul suolo francese

hh3f Gli elicotteri del Papa messi a terra dopo il crash dell’HH 3F sul suolo franceseLa flotta dei “Papaelicotteri” è stata messa a terra dopo la sciagura avvenuta lo scorso mese in cui hanno perso la vita otto soldati italiani.

L’aeronautica italiana ha riferito che, in base alle indagini preliminari, lo schianto vicino Strasburgo è da addebitare ad una rottura su una pala dell’elicottero militare Agusta – Bell HH-3F, causando così la perdita dello stesso velivolo.

L’aeronautica ha messo a terra tutta la flotta degli HH-3F e, in via precauzionale, anche due SH-3D (utilizzati dal Papa) dotati di pale simili a quelle presenti sul velivolo incidentato.
Papa Benedetto XVI utilizza i suoi elicotteri per volare dal Vaticano alla sua residenza estiva Castel Gandolfo, e per i suoi viaggi all’interno del suolo italiano.

Gli esperti stanno effettuando ogni tipo di indagine sul velivolo incidentato. Sono utilizzati anche i raggi X su tutti i componenti rotoristici per riuscire a scovare ogni minimo segno di rottura. L’elicottero precipitato è stato ammodernato appena due anni fa (nel 2006) e la pala danneggiata ha volato solo per la metà del tempo preventivato.

L’aeronautica ha affermato che, dei cinque incidenti che hanno coinvolto l’HH-3F, questo è il primo ed unico che è da riportare a cause tecniche. Negli altri quattro incidenti le cause furono addebitate o al cattivo tempo o ad una manovra errata del pilota.

Via: Nick Squires

Boeing e Air New Zealand: il 3 dicembre primo volo di test con biocarburante

Boeing747 Boeing e Air New Zealand: il 3 dicembre primo volo di test con biocarburanteAir New Zealand e Boeing oggi hanno annunciato che il prossimo 3 dicembre verrà effettuto il primo volo della compagnia con l’uso di un 747-400 alimentato con biocarburante. Il programma, condotto da Rolls-Royce e UOP, una società di Honeywell, prevede che uno dei quattro motori Rolls-Royce RB211 dell’aereo venga in parte alimentato con l’uso di un biocarburante a base jatropha. Air New Zealand diventerà la prima compagnia aerea a usare il biocarburante prodotto con sistemi sostenibili.
Boeing, Air New Zealand e UOP hanno lavorato con Terasol Energy per identificare e sviluppare il combustibile. Utilizzando le tecnologie di processazione di UOP, l’olio grezzo di jatropha è stato trasformato in biocarburante, segnando l’avvio del primo sistema di produzione di biocarburante per l’uso in aviazione commerciale.

Nell’ambito dei processi di verifica, un team tecnico del costruttore dei motori, Rolls-Royce, condurrà una serie di test per garantire la compatibilità del biocarburante con le componenti dei motori più moderni e per verificare che il biocarburante soddisfi tutti i criteri richiesti dall’uso in aviazione. A causa dell’ambiente unico in cui opera l’aviazione, verranno adottati dei criteri molto stringenti che sono soddisfatti o non ancora raggiunti dai carburanti tradizionali. La fase avanzata di testing per Air New Zealand ha dimostrato che il carburante a base di jatropha soddisfa tutti i requisiti critici, incluso un punto di glaciazione di -53°F (-47°Celsius) e un flash point a 100°F (38°Celsius).
Per lavorare l’olio grezzo di jatropha, il team si è basato sulla tecnologia di processazione del green jet fuel della UOP, attraverso metodi di idroprocessazione che vengono comunemente usati per produrre i normali combustibili di trasporto. Durante l’elaborazione, l’idrogeno viene aggiunto per eliminare l’ossigeno dalla biomassa, il risultato è un biocombustibile che può essere usato come un sostituto del petrolio per il trasporto aereo commerciale. Boeing sta lavorando con le compagnie aeree e i produttori di motori per raccogliere i dati relativi alle prestazioni dei biocarburanti nell’ambito di uno sforzo di tutto il settore per rivedere gli attuali standard posti dalla società americana l’esame dei Materiali (ASTM) in modo che in tali standard siano inclusi anche i biocombustibili di orgine vegetale. La jatropha produce semi che contengono l’olio (non commestibile) che viene estratto e utilizzato per produrre carburante. Da ogni seme deriva una quantità pari al 30/40% della sua massa in olio.

Fonte: Il Volo

“Non c’è nessuna bomba atomica dispersa in Groenlandia”

 “Non c’è nessuna bomba atomica dispersa in Groenlandia”Lo dice a Panorama.it, Hans M. Kristensen, direttore del Progetto di ricerche sulle armi atomiche della Federazione Americana degli Scienziati, un’istituzione bi-partisan che si occupa di studiare e monitorare lo sviluppo tecnologico nel settore degli armamenti. La storia è stata raccontata da un’inchiesta mandata in onda dalla Bbc. Il 21 gennaio del 1968, un bombardiere strategico, B-52 ebbe un incidente e si schiantò sul ghiaccio a poca distanza dalla base di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia. L’aereo, in missione di pattugliamento durante la Guerra Fredda, trasportava quattro bombe atomiche. Secondo la rete televisiva britannica, tre vennero recuperate, ma una non venne mai trovata, nonostante le ricerche condotte, anche in profondità nelle gelide acque del Mare Artico. Le autorità militari statunitensi hanno tenuto segreto l’incidente per 40 anni, ma poi, grazie alla pubblicazione di alcuni documenti, è diventato di dominio pubblico.

Ma è proprio sulla base della lettura di altre incartamenti riservati che Kristensen è in grado di affermare che non c’è alcun mistero. “Le carte che ho potuto studiare io dicevano che anche la quarta bomba andò distrutta, come le altre tre. E’ vero, come dice il documentario, che alcuni resti siano stati trovati nel mare danese, come componenti di elettronica, ma questo non dovrebbe farci pensare ad un ordigno perduto e mai ritrovato, ma piuttosto al fatto che, effettivamente anche la quarta testata sia stata distrutta nell’impatto. Ripeto, io mi rifaccio a documenti seri, che parlavano chiaro”.

Danese di origine, statunitense di adozione, Hans M. Kristensen conosce bene questa storia. Ne parla con competenza e sicurezza. Non punta il dito contro la Bbc. Secondo lo scienziato, lo stesso documentario, alla fine, fa intendere che “l’ordigno fantasma” in realtà, non lo sia più da tempo. L’inchiesta della rete britannica ha il pregio, dice, di riportare alla luce la questione dei numerosi incidenti nucleari accaduti durante gli anni della Guerra Fredda. Negli anni ‘50 e 60′ il mondo non fu sull’orlo di un olocausto atomico solo perché i missili erano puntati su Mosca e Washington, ma anche perché i cieli erano pieni di aerei carichi di bombe atomiche.

Dopo una lunga serie di incidenti, come quello di Palomares in Spagna, nel 1966, quando un B52 – con a bordo 4 ordigni nucleari – si schiantò con un aereo cisterna in volo, e proprio grazie alla sciagura di Thule, le autorità militari statunitensi decisero annullare le missioni di pattuglia con aerei trasportanti atomiche a bordo. Se su questi incidenti “americani” la cortina di fumogeno è durata anni, per poi però sparire, anche grazie alle leggi Usa sulla libertà di informazione, sulle “disgrazie” sovietiche, afferma il direttore del Progetto Ricerche della Federazione Americana degli Scienziati, si sa pochissimo, quasi nulla. “Sappiamo che Mosca perse un intero sottomarino atomico, ma nulla di più. Per fortuna quei tempi sono passati. E per fortuna nessun ordigno atomico ha fatto il “suo dovere” di testata atomica, cioè ha provocato un’esplosione nucleare, quando è rimasta coinvolta in un incidente. Ora è tutto diverso. Le bombe atomiche non vengono trasportate in giro per il mondo”. Per questo Kristensen invita a un prudente ottimismo per la sicurezza degli arsenali nucleari.

“Anche voi in Italia, nelle basi statunitensi di Ghedi, vicino a Brescia e Aviano, avete alcune delle 200 testate atomiche che la Nato ha dislocato in Europa. Sono in siti sotterranei. Sono stati trasportate lì, e lì lasciate. Se non vengono toccate, maneggiate, spostate, i rischi di incidente sono minimi”. Il grande tema della paura atomica, nel nuovo millennio è quello che riguarda la possibilità che gruppi terroristici possano entrarne in possesso per utilizzarle in attentati.
Se si pensa a ciò, i tempi della Guerra Fredda, apparentemente, sembrano essere molto lontani.

Fonte: Panorama