
Lo dice a Panorama.it,
Hans M. Kristensen, direttore del Progetto di ricerche sulle armi atomiche della Federazione Americana degli Scienziati, un’istituzione bi-partisan che si occupa di studiare e monitorare lo sviluppo tecnologico nel settore degli armamenti. La storia è stata raccontata da un’inchiesta mandata in onda dalla Bbc. Il 21 gennaio del 1968, un bombardiere strategico,
B-52 ebbe un incidente e si schiantò sul ghiaccio a poca distanza dalla base di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia. L’aereo, in missione di pattugliamento durante la Guerra Fredda, trasportava quattro bombe atomiche. Secondo la rete televisiva britannica, tre vennero recuperate, ma una non venne mai trovata, nonostante le ricerche condotte, anche in profondità nelle gelide acque del Mare Artico. Le autorità militari statunitensi hanno tenuto segreto l’incidente per 40 anni, ma poi, grazie alla pubblicazione di alcuni documenti, è diventato di dominio pubblico.
Ma è proprio sulla base della lettura di altre incartamenti riservati che Kristensen è in grado di affermare che non c’è alcun mistero. “Le carte che ho potuto studiare io dicevano che anche la quarta bomba andò distrutta, come le altre tre. E’ vero, come dice il documentario, che alcuni resti siano stati trovati nel mare danese, come componenti di elettronica, ma questo non dovrebbe farci pensare ad un ordigno perduto e mai ritrovato, ma piuttosto al fatto che, effettivamente anche la quarta testata sia stata distrutta nell’impatto. Ripeto, io mi rifaccio a documenti seri, che parlavano chiaro”.
Danese di origine, statunitense di adozione, Hans M. Kristensen conosce bene questa storia. Ne parla con competenza e sicurezza. Non punta il dito contro la Bbc. Secondo lo scienziato, lo stesso documentario, alla fine, fa intendere che “l’ordigno fantasma” in realtà, non lo sia più da tempo. L’inchiesta della rete britannica ha il pregio, dice, di riportare alla luce la questione dei numerosi incidenti nucleari accaduti durante gli anni della Guerra Fredda. Negli anni ‘50 e 60′ il mondo non fu sull’orlo di un olocausto atomico solo perché i missili erano puntati su Mosca e Washington, ma anche perché i cieli erano pieni di aerei carichi di bombe atomiche.
Dopo una lunga serie di incidenti, come quello di Palomares in Spagna, nel 1966, quando un B52 – con a bordo 4 ordigni nucleari – si schiantò con un aereo cisterna in volo, e proprio grazie alla sciagura di Thule, le autorità militari statunitensi decisero annullare le missioni di pattuglia con aerei trasportanti atomiche a bordo. Se su questi incidenti “americani” la cortina di fumogeno è durata anni, per poi però sparire, anche grazie alle leggi Usa sulla libertà di informazione, sulle “disgrazie” sovietiche, afferma il direttore del Progetto Ricerche della Federazione Americana degli Scienziati, si sa pochissimo, quasi nulla. “Sappiamo che Mosca perse un intero sottomarino atomico, ma nulla di più. Per fortuna quei tempi sono passati. E per fortuna nessun ordigno atomico ha fatto il “suo dovere” di testata atomica, cioè ha provocato un’esplosione nucleare, quando è rimasta coinvolta in un incidente. Ora è tutto diverso. Le bombe atomiche non vengono trasportate in giro per il mondo”. Per questo Kristensen invita a un prudente ottimismo per la sicurezza degli arsenali nucleari.
“Anche voi in Italia, nelle basi statunitensi di Ghedi, vicino a Brescia e Aviano, avete alcune delle 200 testate atomiche che la Nato ha dislocato in Europa. Sono in siti sotterranei. Sono stati trasportate lì, e lì lasciate. Se non vengono toccate, maneggiate, spostate, i rischi di incidente sono minimi”. Il grande tema della paura atomica, nel nuovo millennio è quello che riguarda la possibilità che gruppi terroristici possano entrarne in possesso per utilizzarle in attentati.
Se si pensa a ciò, i tempi della Guerra Fredda, apparentemente, sembrano essere molto lontani.
Fonte: Panorama