Il 25 settembre 2007 l’ultimo incidente riguardante un velivolo militare italiano: un caccia AMX precipitò proprio in seguito alla collisione con uno stormo di uccelli; illesi i piloti, lanciatisi con il paracadute. In precedenza, anche un Tornado e un
MB-339 erano andati giù per analoghi incidenti, ma sono molti di più gli impatti che non hanno provocato la perdita dell’aereo e si sono risolti in semplici ammaccature, problemi al motore o che non hanno avuto alcuna conseguenza: negli ultimi dieci anni, infatti, i velivoli dell’Aeronautica hanno subito
oltre 1.000 bird strike, di cui 150 solo nel 2006.
Sempre stando al 2006, in Italia – secondo il rapporto annuale del ‘Bird strike committee Italia’ pubblicato dall’Enac – gli impatti ‘riportatì dai piloti (e dunque meno di quelli effettivamente avvenuti) sono stati 588: di questi 438 al di sotto dei 300 piedi di quota, e quindi direttamente connessi con gli aeroporti, che talvolta costituiscono un habitat ideale per molte specie di uccelli (gabbiani, pavoncelle, storni, specie rapaci), e 150 oltre i 300 piedi. Nel 2005 i casi di bird strike riportati erano stati 573, 317 nel 2004, 342 nel 2003 e 348 nel 2002. Nel solo aeroporto di Fiumicino, riferisce l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo nel proprio «Rapporto informativo», gli impatti tra uccelli e velivoli sono aumentati del 77% tra il 2002 e il 2006.
«Il rischio di collisione tra uccelli ed aerei – si legge nella relazione dell’Enac – è un problema estremamente concreto ed importante a causa degli altissimi costi, sia di natura umana che di tipo economico, che esso comporta». In effetti, dal primo incidente documentato di questo tipo, avvenuto nel 1908 nell’Ohio, le collisioni sono state centinaia di migliaia; solo negli Usa sono 36.000 gli impatti annui stimati nell’aviazione civile, e 4.300 quelli che riguardano ogni anno aerei militari americani. Per l’aviazione civile mondiale gli uccelli provocano danni stimati in 1,2 miliardi di dollari l’anno.
Fonte: Il Tempo