
BARI – Brindisi, non è solo la base operativa dell’
«84° Gruppo Sar», il fiore all’occhiello del sistema di pronto intervento umanitario dell’Aeronautica militare, Brindisi è stata anche l’«officina» più importante del Mediterraneo per quanto riguarda la manutenzione di elicotteri, sia militari che civili.
In quegli stessi capannoni che attualmente ospitano gli impianti della «Agusta-Westland», la più importante società di avionica ad ala rotante (elicotteri) del mondo, è stata scritta la storia dell’industria aeronautica del nostro Paese.
Nelle stesse officine della «Saca» prima (fondata negli anni 30 dall’imprenditore leccese Indraccolo) oggi della «Agusta-Westland», sono stati riparati gli elicotteri di tre pontefici e di decine di leader di mezzo mondo, tra i quali quelli di Saddam Hussein (prima dell’embargo), compresi quelli dell’Aeronautica e della Marina (gli SH3d).
Oggi, in questo stabilimento che si affaccia sul mare a nord di Brindisi si costruiscono gli elicotteri di ultima generazione. Compresi quelli destinati all’Esercito canadese e Usa e alcune parti di quelli che hanno rappresentanto la famosa commessa che Berlusconi riuscì a vendere al suo amico Bush.
Le attività di manutenzione, invece, e dunque i migliori «meccanici del mondo» a Brindisi non ci sono più. Trasferiti. L’azienda dopo la fusione con l’inglese Westland ha spostato dallo scorso anno nello stabilimento di Frosinone tutte le attività di manutenzione del gruppo.
«Noi – racconta uno dei vecchi meccanici che per 40 anni ha smontato e rimontato gran parte degli elicotteri riparati nello stabilimento di Brindisi, oggi in pensione – giovani strappati alla terra e per questo con una passione sconfinata, eravamo rispettati dalle più importanti industrie aeronautiche del mondo. Oggi invece…».
Il nostro ex meccanico dei cieli non vuole, neppure lontanamente lasciare intendere che la causa della tragedia di ieri in Francia che ha coinvolto l’elicottero HH-3F dell’Aeronautica militare, fino ad un anno fa riparato negli stabilimenti di Brindisi, si possa addebitare alla incapacità degli addetti del nuovo stabilimento. «Il problema però – dice – forse è che oggi soprattutto per quanto riguarda i velivoli militari si vola di meno e dunque le manutenzioni vengono eseguite con frequenze diverse rispetto ad una volta quando le ore di volo previste dai manuali si consumavano in pochissimi mesi».
Perchè quell’elicottero allora, considerato un gioiello che le forze armate di tutto il mondo ci invidia, è precipitato? Cosa potrebbe avere causato la tragedia nella quale hanno perso la vita gli 8 militari di base a Brindisi? Domande alle quali per il momento nessuno potrà rispondere se non la commissione già istituita d’inchiesta istituita dai militari.
«Io credo – dice il direttore generale degli Industriali di Brindisi, Angelo Guarini, la memoria industriale nel settore aeronautico in Puglia – che ci possono essere due ipotesi alla base della tragedia di ieri: un cedimento strutturale oppure un blocco del motore. Ipotesi verosimili quando si tratta di macchine. Ma una cosa è certa non si può addebitare all’età. Quelgli elicotteri avevano 20 anni di vita, ma anche gli Md80 dell’Alitalia hanno 25/30 anni. Un velivolo se ben riparato è come fosse nuovo». Fondamentale è dunque «come si ripara. E chi lo ripara».