Monthly Archives: agosto 2008

Viterbo: Risposta di Bartoletti a Ryanair

Il trasferimento dei voli “low cost” da Ciampino a Viterbo non è gradito a Ryanair che minaccia di lasciare la Capitale. Dichiarazioni come questa valgono oro: significano che lo scalo di Viterbo è più vicino a venire di quanto si possa pensare.

Certo che alla compagnia irlandese che su Roma ha il privilegio, unico in Europa, di atterrare in uno scalo quasi interno al tessuto urbano capitolino la cosa non è proprio congeniale. In pratica, conformemente a quanto avviene in tutta Europa, gli aeroporti principali sono destinati ai “full service carrier” quali ad esempio Alitalia e gli aeroporti più periferici sono finalizzati ai vettori “low cost”, così come già si verifica a Parigi, Bruxelles, Londra, Barcellona, Francoforte, Stoccolma, Amburgo e molte altre città.

Quest’ultimi sono i cosiddetti “scali di prossimità”, e distano tutti tra i 70 e i 120 chilometri dalle città di riferimento e ospitano, in genere, le compagnie a basso costo, quelle che offrono prezzi ridotti a fronte di economie di gestione aziendale, prima tra tutte la scelta dell’aeroporto di riferimento che consente di pagare ridotte tasse aeroportuali e ottenere bassi costi di esercizio.

A questo punto, Ryanair dovrà scegliere se andarsene per sempre dalla Capitale, come peraltro annunciato dalla stessa, lasciando un affare da diverse centinaia milioni di euro in mano della concorrenza, (Easyjet, Virgin, Germanwings, Transavia, Hapag Lloyd, Thomsonfly, Myair e molte altre) che non aspetta altro, ovvero ripiegare sul realizzando terzo scalo laziale, che sarebbe, tra l’altro, in perfetta linea con tutti gli scali europei ora utilizzati dalla compagnia di Dublino.

In attesa delle scelte di Ryanair o delle sue accanite concorrenti ci sembra logico affermare che nessuna compagnia privata si farà scappare un affare come questo.

Assessore Giovani Bartoletti

Ryanair: «O Ciampino o via dal Lazio»

ROMA (28 agosto) – «Siamo felici di operare a Ciampino, se dovremo andare via da questo scalo andremo via da tutto il Lazio». Firmato: Ryanair. Di fatto, il colosso irlandese dei voli low cost dice no a qualsiasi ipotesi di trasferimento a Viterbo, ma anche a Fiumicino. Una presa di posizione che mette in crisi il progetto di riduzione dei voli – praticamente la chiusura dello scalo – per l’aeroporto Pastine. Il percorso è noto: di fronte al boom di passeggeri dell’aeroporto di Ciampino, che nel 2007 aveva toccato quota 5.400.000, da tempo si è creato un fronte formato dai cittadini della zona e dagli enti locali, compresi il Comune di Ciampino e il X Municipio, allarmati dall’inquinamento acustico e atmosferico. L’Enac ha deciso la riduzione dei voli giornalieri (da 138 a 100). Parallelamente la Regione ha scelto Viterbo come sede dell’aeroporto low cost del Lazio, mossa propedeutica a una riduzione ancora più drastica del traffico del Pastine. E Filiberto Zaratti, assessore regionale all’ambiente, avverte: «La delocalizzazione di Ciampino è una scelta irreversibile, che non potrà cambiare con le velate minacce di Ryanair».

Ciampino dimagrisce. Gli effetti si sono visti: nei primi sette mesi del 2008 i passeggeri sono diminuiti del 12,8 per cento, un risultato giudicato insufficiente dai comitati cittadini, ma anche una cattiva notizia per il turismo romano. Non solo: gli enti locali si stanno battendo contro qualsiasi investimento che riguardi l’aeroporto di Ciampino, dai nuovi parcheggi al ”polmone”, vale a dire la struttura per la regolazione elettronica del servizio dei taxi.

Perché no Viterbo. Ma il progetto aeroporto low cost a Viterbo e chiusura, o riduzione drastica, di Ciampino, si va a scontrare con le scelte della Ryanair, vale a dire la compagnia aerea con più voli al Pastine. Ieri Alessia Viviani, direttore del marketing per il sud Europa, ha spiegato: «I nostri passeggeri sono abituati da anni ad atterrare a Ciampino, in mezz’ora possono essere in centro. Siamo in Italia e vogliamo continuare a usare questo scalo. Da Viterbo non opereremo mai, piuttosto ce ne andremo dal Lazio».

Perché no Fiumicino. Perché Ryanair non trasferisce i suoi voli al Leonardo Da Vinci, dove potrebbe aprire nuove rotte senza il tappo che attualmente esiste a Ciampino? Risposta di Alessia Viviani: «A Fiumicino c’è sia il problema degli slot, sia il problema dei costi, troppo elevati per noi che siamo una compagnia low cost».

«Vogliono proteggere Alitalia». E da Trento, dove ha partecipato a un incontro pubblico, l’amministratore delegato della Ryanair, Michael O’Leary, è stato ancora più pesante: «Per Ciampino la diminuzione del 5% di quest’anno è un diretto risultato della politica messa in atto dall’Enac per proteggere l’Alitalia. Questo però danneggia i passeggeri e il turismo».

Viterbo? Con le prossime Olimpiadi… A mettere in crisi il sistema aeroportuale romano, c’è un altro problema: Ciampino sta dimagrendo, ma l’alternativa sarà pronta non prima del 2012. Lo stesso Zaratti ricorda: «A Viterbo il sito individuato e il progetto del nuovo scalo dovranno essere sottoposti alla procedura di valutazione d’impatto ambientale, solo all’esito della quale potrà essere avviata l’opera». Insomma, pensare di chiudere – o tagliare drasticamente – Ciampino prima del 2012 quando, forse, sarà pronto lo scalo di Viterbo, significa rinunciare a una parte importante dei passeggeri a basso costo.

Fonte: Il Messaggero

easyJet: bene soluzione per Alitalia, ma priorità sia per consumatori

Commentando la decisione del Consiglio dei Ministri di oggi sulla divisione di Alitalia, Andy Harrison, Chief Executive di easyJet, ha dichiarato: “Una soluzione per Alitalia è la benvenuta ma bisogna mettere i consumatori italiani al primo posto. Attualmente Alitalia è il problema dei contribuenti italiani, ognuno di essi dovrà pagare 50 Euro per riparare i debiti della Compagnia. Non possiamo permettere che i problemi di Alitalia passino ora ai consumatori. Alitalia e AirOne insieme dominano i principali aeroporti italiani come Fiumicino e Linate. Poiché questi aeroporti sono saturi, i consumatori avranno poche possibilità di scelta e tariffe estremamente alte, specialmente per le rotte domestiche. Confidiamo comunque nelle autorità italiane per il rilascio degli slot che garantirà ai passeggeri la scelta che si aspettano e che si meritano.”

Alitalia e AirOne hanno insieme una quota di mercato pari al 67% a Linate e al 58% a Fiumicino. La situazione di Roma è particolarmente importante poiché Fiumicino è l’aeroporto principale della Capitale e il futuro dell’altro aeroporto della Città, Ciampino, è molto incerto.

Fonte: Il Volo.it

100 milioni di euro a chi verrà a Viterbo

Un “premio” di 100 milioni di euro all’anno, ovvero ben oltre 2,5 milioni al giorno, all’erede di Ryanair, che dopo il suo secco, e speriamo irrevocabile, no sulla scelta di delocalizzare a Viterbo i suoi voli destinati alla Capitale, lascerà definitivamente alla concorrenza l’ambita meta romana.

Un serio motivo in più, che rafforza la nostra totale indifferenza rispetto alle scelte abdicative del colosso irlandese dei low cost, e che apre interessanti prospettive anche per le compagnie italiane sopraffate dall’impero capitanato da Michael O’Leary. Prospettive interessanti anche per la nuova Alitalia che, in linea con quanto attuato dalle sue concorrenti internazionali, potrebbe valutare di aprire una parallela attività a basso costo sullo scalo viterbese.

I conti sono presto fatti: Ciampino nei primi sei mesi del 2008 ha movimentato15.800 voli; possiamo quindi prevedere che su base annua saranno circa 32.000.
Considerando che 85% dei movimenti viene e va a nord si deduce che 27.200 movimenti ridurrebbero di 30 minuti (15 min in andata e 15 min in ritorno) quando si utilizzerà l’aeroporto di Viterbo invece di Ciampino.

Al contrario, i 4.800 (15%) provenienti e diretti a sud aumenterebbero il tempo di volo di 30 minuti.
In ore di volo avremo quindi 13.600 ore risparmiate contro 2.400 “sprecate” per una differenza di 11.200 ore di volo comunque risparmiate.

I velivoli B737-NG o l’A320, che sono i velivoli più usati dalle low cost europee, hanno un consumo medio orario di 3.400 litri. L’aeroporto di Viterbo eviterebbe lo spreco di 38 milioni di litri (circa 50 milioni €) di cherosene l’anno che in termini di emissioni di CO2 equivale a 66.000 tonnellate in meno nell’atmosfera.

Dal punto di vista delle Compagnie Aeree, la convenienza è evidentissima: il costo totale medio orario di un B737 o di un A320 è 9.000€. Quindi, l’aeroporto di Viterbo farà risparmiare alle compagnie aeree che lo utilizzeranno più di 100 milioni di euro l’anno. A questo punto sarebbe opportuno che Ryanair, in linea con la comprovata serietà dimostrata negli anni, metta nero su bianco ufficialmente i suoi propositi di abbandonare la Capitale, affinché, chi vuole si possa organizzare per tempo.

Assessore Giovanni Bartoletti

Svezia: aeroporto, anziana portata via da nastro portabagagli

STOCCOLMA – Forse ha pensato a un nuovo tipo di controllo del servizio di sicurezza dell’aeroporto, forse era solo stanca, ma un’anziana signora di 78 anni al momento del check-in si è allungata sul nastro per i bagagli e dopo un “viaggio” di qualche metro è finita tra le valigie pronte per essere trasportate verso gli aerei. Secondo fonti di stampa il curioso episodio è avvenuto nell’Aeroporto Arlanda, a Stoccolma, sotto gli occhi del personale dello scalo, che però non è riuscito a fermare in tempo la donna.

La signora, di cui non è stata resa nota l’identità, era diretta in Germania. Arrivata al desk della compagnia aerea, come ha poi spiegato lei stessa, ha creduto di seguire le istruzioni per il check-in e si è distesa con cura sul nastro dopo aver depositato la sua valigia.

A quel punto, in pochi secondi la donna è stata trasportata fino all’area adibita allo smistamento dei bagagli in partenza. “È stato un episodio sfortunato”, ha commentato Ari Kallonen, un portavoce della società Nordic Aero che si occupa della gestione dei bagagli. “La signora è arrivata all’aeroporto e ha dovuto fare tutto da sola – ha proseguito -. Sfortunatamente, non ha capito le istruzioni che le venivano date durante il check-in ed è salita sul nastro insieme alla sua valigia”.

Kallonen ha spiegato che si è trattato di un “viaggio breve, solo di pochi metri”, mentre la polizia dell’aeroporto ha detto che la signora è arrivata indenne all’altro capo del nastro ed è riuscita a prendere il suo volo per la Germania.

Fonte: SWISS Info

La casa dei dirigibili diventerà un parco

Possente e maestoso come un tempio greco, da quasi un secolo sovrasta la città da un´altura: è l´hangar di Augusta, un interessante esempio d´ingegneria d´inizio ’900 e, a quanto pare, unico esemplare rimasto al mondo di hangar per dirigibili costruito in cemento armato. Un monumento straordinario che nel tempo ha ricevuto grandi apprezzamenti soprattutto a livello internazionale, ma che per decenni è stato lasciato in stato di totale abbandono, nelle mani dei vandali. Per fortuna la situazione sta cambiando: alla fine dello scorso anno, infatti, sono stati avviati i lavori di messa in sicurezza, prodromo al restauro dell´hangar con la sua grande porta a soffietto, tutta in ferro, un vero capolavoro d´ingegneria per dimensioni e tecnica di costruzione. Recentemente, inoltre, è stato affidato l´appalto per la progettazione del Parco del Mediterraneo, che prevede la risistemazione dell´area circostante dove sono stati ritrovati fra le sterpaglie una stele commemorativa e un anello di ancoraggio per dirigibili.

Comincia così a prendere forma un sogno, all´inizio accarezzato soltanto da pochi, primo fra tutti l´ingegner Tullio Marcon, memoria storica della marina militare ad Augusta, che ha dedicato gli ultimi anni della vita a cercare di convincere gli organi competenti ad occuparsi di un bene così unico. Autore di diversi libri sulla storia militare di Augusta nelle diverse epoche, è stato anche il fondatore del Museo della piazzaforte, ospitato presso il castello Svevo, attualmente chiuso per restauri, dove erano esposti cimeli di varie epoche da lui stesso raccolti.

L´eredità morale dell´ingegner Marcon è stata idealmente raccolta dall´associazione “Hangar Team Augusta”, che continua a battersi per la salvaguardia e la riqualificazione del sito. Sebbene in stato di abbandono, nel 1987 l´hangar è stato dichiarato opera di alto interesse storico-monumentale dall´assessorato regionale ai Beni culturali e attualmente è in corso l´iter per inserirlo fra i beni tutelati dall´Unesco. In questi anni, comunque, non sono mancati i riconoscimenti come nel 1989 a Londra in occasione di una mostra e di un convegno internazionale, Housing the Airship, sull´epopea dei dirigibili e degli hangar. L´eccezionalità della costruzione ha attratto perfino l´interesse di un gruppo di studiosi dell´Università giapponese di Nagoya, specializzati nel recupero di strutture in cemento, che tornano frequentemente ad Augusta per studiare l´hangar nei minimi particolari. L´ultima visita risale allo scorso luglio. Un riconoscimento che riempie d´orgoglio i volontari di “Hangar Team Augusta” che aspirano ad ottenere l´affidamento del parco. Fondatore e anima dell´associazione è Gianni D´Anna, da oltre un decennio promotore di numerose iniziative. Attraverso l´associazione non ha mai perduto occasione per portare avanti la sua battaglia, divulgando informazioni per sensibilizzare l´opinione pubblica e richiamare l´attenzione degli organi competenti.

«All´inizio – ricorda – io e i pochi amici che mi seguivano eravamo chiamati “gli scemi dell´hangar” e nessuno credeva che quel rudere potesse avere un futuro. Poco per volta invece abbiamo sconfitto le resistenze e superato gli ostacoli burocratici facendo apprezzare l´hangar in Italia e all´estero».

La costruzione dell´edificio, che ha dimensioni imponenti con i suoi 105 metri di lunghezza, 45 di larghezza e ben 37 di altezza, fu iniziata durante la prima guerra mondiale per la difesa aerea della zona strategica al centro del Mediterraneo, ma fu ultimata solo dopo la fine del conflitto. Nel 1920, comunque, l´hangar faceva parte di un´articolata area militare che comprendeva caserme, cucine, officine e abitazioni per ufficiali e sottufficiali e fino al 1925, quando ricevette la visita di Vittorio Emanuele III, ospitava regolarmente dirigibili. Poi, negli anni successivi, perse la sua funzione, pur continuando a essere parte predominante del complesso progressivamente ampliato con la costruzione di un idroscalo nello specchio d´acqua sottostante e di vari capannoni adibiti a officine e magazzini.

Durante la seconda guerra mondiale tutta l´area fu al centro di violente battaglie ma, forse non a caso, le strutture militari, la rada e l´antistante castello federiciano furono risparmiati. Infatti, finita la guerra, il complesso fu utilizzato come base dalla Boac (British overseas airways corporation), l´allora compagnia aerea statale britannica.

Successivamente, per tutti gli anni ’50, l´area continuò a vivere come base militare e l´hangar fu trasformato per accogliere gli alloggi e i circoli degli ufficiali e dei sottufficiali dell´aviazione.

«Aveva perso da tempo la sua funzione, i dirigibili erano relegati ad un passato alquanto remoto, ma l´hangar e tutto quello che gli stava intorno erano ancora vivi», ricorda con commozione Alberto Amata, uno dei fondatori dell´Hangar team che, da figlio di un sottufficiale dell´aviazione, è cresciuto in una abitazione proprio a ridosso dell´hangar. Poi, con la caduta dell´interesse dal punto di vista militare, seguì l´abbandono ed il lento e inesorabile declino.

Appena più giovane di altri miracoli dell´ingegneria quali la Torre Eiffel e del Tower Bridge, il ponte più famoso di Londra di cui, orgogliosamente, sono ancora tenuti in bella mostra i motori per azionare il ponte levatoio, l´hangar non ha avuto altrettanta fortuna: infatti i poderosi motori che azionavano le sue immense porte a soffietto sono stati smontati intorno agli anni Sessanta e caricati su un camion dell´amministrazione militare per essere portati a Siracusa e da allora se ne sono perse le tracce. E le stesse porte fino a poco tempo fa hanno corso il rischio di essere dismesse.

Ormai comunque l´hangar non pare correre grandi rischi poiché il Comune ha ottenuto l´affidamento dell´area e tutti i segnali sembrano prometterne la rivalutazione. Aperti restano invece gli interrogativi su tutta l´area circostante. C´è, infatti, chi crede ancora nella vocazione industriale di Augusta e chi, al contrario, pensa che lo sviluppo industriale sia stato uno specchietto per le allodole che ha creato numerosi danni ambientali e auspica maggiore attenzione per l´ingente patrimonio culturale. Questi ultimi vorrebbero vedere rivalutata tutta l´area circostante, anche oltre il parco. E, in realtà, la zona gode di un fascino straordinario. La collina sulla quale si erge l´hangar dà proprio sul mare, sulla rada Megarese. Qui c´è chi pensa di realizzare un porto container e chi invece preferirebbe spingere la leva dello sviluppo turistico.

“L´idea – dice Gianni D´Anna – sarebbe di realizzare un porticciolo turistico, a basso impatto ambientale, con pontili in legno, pronti ad ospitare le imbarcazioni dei visitatori che, attraverso un percorso pedonale di circa 500 metri, potrebbero raggiungere l´hangar e vedere dall´alto la rada col castello Svevo, la rimessa per gli idrovolanti e i forti spagnoli Garsia e Vittoria che fanno da sfondo. Inoltre, per i due forti, anche questi attualmente in restauro, l´idea sarebbe di utilizzarli, l´uno come centro congressi e l´altro come scuola di vela».

Naturalmente la rada dovrebbe essere ripulita dai relitti che la ingombrano, ma anche in questo caso un occhio di riguardo andrebbe riservato a un rimorchiatore dei primissimi anni del secolo scorso e a due dragamine in legno risalenti alla seconda guerra mondiale, attualmente in stato di totale abbandono, mentre meriterebbero sicuramente miglior sorte. E continuando sulla strada dei progetti, c´è chi pensa all´hangar e al parco del Mediterraneo come luoghi ideali per ospitare mostre ed esposizioni e, perché no, anche concerti, spettacoli o appuntamenti sportivi. Le possibilità non mancano, compreso quella di far tornare i dirigibili. E in verità un paio di anni fa un dirigibile è ricomparso. Era un dirigibile della Skycruise, una delle più importanti compagnie internazionali di voli con dirigibile che ha manifestato il suo interesse a utilizzare l´hangar e lo spazio antistante.

di Rossella Leonforte

Fonte: Repubblica