Monthly Archives: maggio 2008

La sonda aerospaziale Phoenix è atterrata sul Pianeta Rosso

Atterrare sul Pianeta Rosso non è cosa da poco, poiché è assai poco ospitale e anche se, considerato il peso della strumentazione e la dotazione di un sistema di protezione airbag, la sonda è atterrata in una delle zone meno rocciose del pianeta.

“Phoenix” sarà la prima a esplorare la zona artica del Pianeta Rosso, alla ricerca di tracce di vita unicellulare. Fino ad ora i geologi hanno accertato l’idea che il Pianeta Rosso abbia in passato ospitato degli oceani, ma adesso bisogna vedere se tale situazione sia durata abbastanza a lungo da permettere lo sviluppo di forme di vita unicellulari, che potrebbero avere lasciato delle tracce fossili.

È infatti possibile che sotto la superficie, dove pressione e temperatura sono alte possano essere rimaste delle sacche di acqua in grado di aver conservato anche forme di vita elementari.

Il progetto a lungo termine della Nasa è l’esplorazione umana di Marte e la possibile costruzione di una base permanente: ciò provocherebbe l’abbandono delle missioni shuttle dopo il 2012 per concentrare risorse sulla costruzione di un Crew Exploration Vehicle (Cev).

Permangono difficoltà tecnologiche quali i mesi di viaggio per raggiungere su Marte nonché le radiazioni cosmiche a cui sarebbero sottoposti gli astronauti per un periodo molto più lungo del normale, che richiederebbero l’uso di speciali protezioni che aumentarebbero il peso della navicella, a scapito del carico utile.

Fonte: Blog Scienze

Finmeccanica e Boeing, intesa per nuovi velivoli

Boeing e Finmeccanica si apprestano a siglare un accordo di cooperazione nel settore dei velivoli militari da addestramento, con obiettivo immediato Singapore, e che potrà successivamente essere ampliato ad altri mercati. L’iniziativa, in discussione da un paio d’anni, riguarda al momento l’aereo da addestramento Alenia Aermacchi M-346. Alenia e la divisione Servizi di supporto del braccio militare di Boeing, nonché la società Singapore Technologies coopereranno per commercializzazione, vendita, addestramento di piloti e tecnici e nel supporto logistico, puntando al requisito di Singapore per un nuovo velivolo. Boeing segue da tempo lo sviluppo dell’M-346 e ha inviato i suoi piloti a provare i prototipi già l’estate scorsa. Boeing e Alenia Aermacchi amplieranno in seguito la collaborazione per includere altri mercati internazionali e un secondo addestratore italiano, l’M-311.

Aumenta così la possibilità di successo degli aerei italiani in mercati difficili: i velivoli di Aermacchi sono già ben piazzati in Emirati Arabi Uniti e Grecia. Per Boeing il vantaggio consiste nell’«aggredire» un settore dove è presente marginalmente, lanciando la sfida a Lockheed Martin, che è invece ben piazzata grazie al T-50 realizzato con la coreana Kai. Il terzo incomodo è il «vecchio» Hawk di Bae Systems. Non è ancora chiaro invece quali saranno le scelte in vista del futuro requisito dell’Aeronautica Usa per 500 addestratori destinati a sostituire i T-38. Lockheed offrirà il T-50, Boeing e Northrop Grumman devono decidere se proporre un nuovo progetto o scegliere un aereo esistente. E l’unico aereo in sviluppo è l’M-346.

Ma perché tutto questo diventi realtà è indispensabile che l’M-346 sia presto ordinato dall’Aeronautica italiana. Ma la commessa per 15 aerei, finanziata dal ministero dello Sviluppo economico, non è ancora stata completata: si rischia di perdere importanti commesse e di compromettere l’ultimo progetto aeronautico «nazionale».

Fonte: Il Giornale

Malpensa e l’Alitalia… -31% passeggeri rispetto allo scorso anno

Sono stati divulgati i dati SEA per gli aeroporti che essa controlla.

Interessante il dato di Malpensa: rispetto allo scorso anno Malpensa, nel solo mese di aprile, ha perso oltre il 30% di passeggeri. Calo questo dovuto soprattutto all’Alitalia che perde l’83,1% dei passeggeri su Malpensa a favore di Fiumicino (dove aumenta il traffico del 11%).

Seppur da Fiumicino c’è stato un incremento di passeggeri, a ciò non corrisponde un incremento di load factor (fattore di riempimento di un volo). Malpensa – Boston passa dal 90% al Fiumicino – Boston con il 56%. Idem per Dubai dove Alitalia perde il 31% di load factor e il 18% sulla tratta per New York da Fiumicino.

Il Grande Salento abbandona il suo aeroporto?

Nel caos assoluto che regna ultimamente nella gestione degli aeroporti pugliesi spunta una proposta destinata a sollevare molte polemiche.

La situazione è chiara: la società Aeroporti di Puglia gestisce gli scali della nostra regione in maniera evidentemente Bari-centrica. I sindacati, le associazioni degli industriali e le Istituzioni locali, dunque, ritengono che sia necessaria una gestione “concorrenziale” degli altri scali pugliesi, in special modo quello di Brindisi, mediante una sub concessione.

Ed è proprio in una dichiarazione di alcuni giorni fa, attribuita al Presidente di Confindustria Lecce Piero Montinari, che si comincia ad intravedere una proposta, ancora allo stato embrionale, che rischia di danneggiare ulteriormente il nostro aeroporto. “Chiederemo – dichiara Montinari – un incontro al Sindaco del Comune di Galatina ed al Comandante dell’Aeroporto per rivalutare la possibilità di aprire, il sabato e la domenica, ai voli charter lo scalo di Galatina.

Tanto al fine di promuovere il nostro territorio dal punto di vista turistico. Per il Salento, infatti, il turismo oggi rappresenta una delle risorse più importanti”. A pochi giorni da questa dichiarazione, pare evidente che qualcuno abbia deciso di cavalcare questa proposta. Lo denuncia il Vice Presidente commissione regionale trasporti Marcello Rollo (PdL), che accusa “alcuni esponenti politici, tra cui il senatore Costa (anche lui appartenente al PdL N.d.R.)” di voler rilanciare “forse soltanto in chiave elettorale” la proposta di Galatina come unico scalo di servizio per il Salento. “Andrebbe ricordato al Senatore – prosegue Rollo – che proprio il ministro Fitto, da Presidente Regionale, intuì la grande valenza strategica di un epicentro aeroportuale a Brindisi a servizio dell’intero grande Salento che oggi si avvia ad essere sempre più una realtà socio economica omogenea comprendente le province di Brindisi, Lecce e Taranto”.

Al Salento, come all’intera ragione, non servono queste logiche “di campanile”, ma una programmazione comune. “Occorre – conclude Rollo – che le richieste del territorio trovino una loro logica unitaria soprattutto in questa fase che appare sempre più pericolosa per una politica regionale impostata esclusivamente sullo sviluppo barese”.

22/05/2008
Francesco Piccinin

Fonte: Brindisi TG24


Un satellite NASA scopre che il pianeta Marte è più freddo di quanto previsto

Nuovi elementi per decifrare la natura di Marte. Le immagini provenienti dal Mars Reconnaissance Orbiter della NASA svelano una superficie più fredda di quanto si fosse finora pensato. La scoperta suggerisce che la presenza di acqua e di organismi viventi potrebbe localizzarsi più in profondità di quanto supposto fino ad ora. “Ciò significa che la parte interna del pianeta è più rigida, e quindi più calda, di quanto avessimo ipotizzato”.

Sono le parole di Roger Phillips del Southwest Research Institute di Boulder, Colo. La scoperta è stata fatta utilizzando lo Shallow Radar montato su una navvetta spaziale. Provengono da qui le migliori immagini fino ad oggi ottenute del pianeta rosso e della sua calotta polare posta a nord. Dalle immagini è chiaramente visibile una pianura lunga circa 1.000 km, una distesa pari ad un quinto della superficie territoriale statunitense.

“Dai primi scatti provenienti dall’interno dello strato di ghiaccio polare, utilizzando il Mars Recoinnaissance Orbiter, è possibile vedere molto bene alcuni ammassi di materiale ghiacciato dai quali si può ricostruire quale sia stata la storia climatica di Marte”. Jeffrey Plaut, coautore della studio pubblicato su Science, ammette che l’utillizzo dei radar ha aperto nuove prospettive allo studio di Marte.

Le immagini catturate dal radar mostrano uno strato di ghiaccio chiaro e piatto frapposto tra la calotta polare e la crosta rocciosa marziana. Se un simile blocco di ghiaccio si materializzasse sul nostro pianeta la sua superficie non sarebbe in grado di reggerne il peso e sarebbe costretta a collassare. Il fatto che la superficie del pianeta rosso non mostri segni di sofferenza, significa che la sua litosfera è molto spessa e fredda.

“La litosfera di un pianeta è la sua parte rigida. Sulla Terra la litosfera è la parte che si rompe a seguito di un terremoto”. Gli scienziati al lavoro sul progetto non hanno dubbi. Questo strano comportamento della litosfera offre un indizio sufficientemente attendibile per presumere la natura della parte interna del pianeta. “E’ la prima volta che un radar riesce a restituire le immagini della litosfera sotto la calotta glaciale, dando un’idea abbastanza precisa di quali temperature possano esserci all’interno del pianeta”, afferma Suzanne Smrekar, un’altra delle ricercatrici impegnate nel progetto.

Le temperature nella porzione esterna di un pianeta roccioso come Marte aumentano notevolmente andando in profondità. Più sottile è la litosfera, più gradualmente aumentano le temperature. La scoperta di una litosfera di Marte più sottile implica che qualsiasi sorgente acquifera debba trovarsi più in profondità di quanto precedentemente calcolato, là dove le temperature sono più alte. Così anche qualsiasi forma di vita da ricondursi alla presenza di acqua si presume possa trovarsi a simili profondità.

Le immagini provenienti da Shallow rivelano anche alcune porzioni di superficie libere dal ghiaccio. Esse testimoniano quelli che possono essere stati i cambiamenti cliamatici del pianeta in un periodo di tempo di circa un milione di anni. Tali cambiamenti si sono verificati a seguito di variazioni della posizione dell’asse attorno a cui il pianeta compie il suo moto di rivoluzione attorno al sole.

La tecnologia montata a bordo di Shallow è italiana. Le operazioni sono coordinate dal Dipartimento InfoCom della Sapienza di Roma. La Thales Alenia Space Italia di Roma e l’azienda incaricata dello sviluppo dello strumento radar. Le antenne del radar sono sviluppate invece dalla Astro Aerospace of Carpinteria, Calif., una business unit del Northrop Grumman Corp. Con base a Los Angeles.

Fonte: Innonation

Il polo Nord di Marte è un immenso bacino sedimentario

Roma, 15 mag. (Apcom) - Il polo nord di Marte è, con molta probabilità, un immenso bacino sedimentario che accoglie circa 3 miliardi di anni di deposizioni ed erosioni di ghiacci, polveri, lava e materiali vari. E’ questo il risultato dell’analisi dei dati stratigrafici del suolo marziano rilevati con grande dettaglio da Sharad, il “radar sounder” montato sulla missione della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter che, grazie alle sue specifiche tecniche che gli consentono di utilizzare le radiofrequenze è stato capace di penetrare il suolo marziano e di guardare, sotto superfici impenetrabili nell’ottico, fino a profondità di svariate centinaia di metri, fornendo immagini della stratigrafia del polo nord di Marte. Si tratta di uno strumento tutto italiano, operativo dal 2006, voluto e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana. Inizialmente concepito dal gruppo di Giovanni Picardi del Dip. Infocom è stato poi progettato e costruito in cooperazione con la Thales Alenia Space Italia.

La ricerca, pubblicata su Science di questa settimana, è frutto della collaborazione di ricercatori italiani e statunitensi, tra i quali anche il responsabile scientifico del radar, Roberto Seu, ricercatore del Dipartimento Infocom della Sapienza Università di Roma. L’importanza dei risultati della ricerca è legata al fatto che tra i geologi ed i planetologi c’è un comune consenso nel ritenere che gli strati si siano formati da miscele di ghiaccio e polvere in frazioni diverse. L’analisi di questi strati ha portato a diversi risultati importanti che hanno consentito di migliorare le conoscenze sulla climatologia di Marte e quindi sulle variazioni dell’obliquità e dell’eccentricità orbitale del pianeta che avrebbero avuto cicli lunghi qualche milione di anni.

“Dall’osservazione della deflessione dello strato roccioso su cui poggiano gli strati di ghiaccio e polvere – spiega Seu – e’ stato possibile stimare la viscosità del mantello e quindi la produzione di calore più in profondità. In particolare in questo caso si è trovato che la litosfera di Marte sarebbe molto più spessa e rigida di quanto si era pensato sino ad oggi. Ciò significa che le condizioni per trovare acqua in forma liquida e quindi le condizioni per ogni forma di vita dovrebbero trovarsi a profondità maggiori di quanto ci si aspettasse qualche anno fa”.

La quantità e qualità delle osservazioni degli strumenti di bordo, ed in particolare del radar italiano, sono andate oltre ogni aspettativa. Un successo che sta convincendo la NASA ad approvare l’estensione della missione sino alla fine del 2010 e forse oltre. Insieme a Sharad sta operando intorno a Marte, questa volta a bordo della sonda Europea Mars Express, Marsis, un altro radar “sounder” italiano, di cui è responsabile scientifico Giovanni Picardi. Marsis è stato realizzato attraverso una cooperazione tra ASI e NASA. I due radar sono complementari in termini di profondità di penetrazione sotto la superficie e per la capacità di evidenziare strati sottili.

Fonte: Alice Notizie