Archive del 19 marzo 2008
Hubble continua a sorprendere. Dopo ormai quasi 20 anni di onorata carriera il super telescopio spaziale orbitante ci dona un altra chicca. C’è metano anche fuori il sistema solare, ed esattamente su HD 189733b, pianeta a 63 anni luce da noi, nella costellazione della Volpetta.
C’è vita allora?
Perchè la presenza di metano?
Via: Le scienze
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Alitalia non è Parmalat. Non compra il latte dai contadini, non ha stabilimenti fissi, non ha un prodotto forte, come lo aveva, nonostante tutto, l’azienda di Calisto Tanzi. Una compagnia aerea è un meccanismo complesso, con stabilimenti che volano (gli aerei) su e giù per il mondo, con costi non procrastinabili.
Ci sono spese che nessun commissario può bloccare: gli affitti degli aerei, per esempio. Le grandi società proprietarie, tutte straniere, si riprendono la macchina, non guardano in faccia nessuno. Il carburante: senza kerosene non si decolla. Quando una compagnia è in crisi i fornitori pretendono i soldi sull’unghia, come per l’auto al distributore. Ai tempi delle difficoltà di cassa di Volare – che poi finì commissariata – i comandanti giravano con mazzette di banconote nella valigetta.
Se dovevano fare il pieno in qualche parte del mondo, tutto cash o l’aereo restava a terra.
Le assicurazioni: un aereo non può viaggiare non assicurato, e gli assicuratori non fanno credito a un cliente di dubbia solvibilità. Un Boeing 777 da Milano a Tokio, 12 ore di volo, a 10mila euro all’ora, ha un costo di 120mila euro che non si può evitare. Poi, gli stipendi di piloti e hostess; si possono chiedere sacrifici, sì, ma con che animo il personale di bordo distribuirà i pasti ai passeggeri? Quale sarà, giocoforza, la qualità del servizio?
Se il 31 marzo Air France («che non è obbligata a comprare», ha detto Spinetta) si ritirerà, e un’Alitalia allo stremo delle forze sarà avviata a una procedura giudiziale, l’Italia, il sistema-Paese, i passeggeri, gli aeroporti (Malpensa compresa) ne avranno un danno superiore a quello che si profila dalla proposta di Air France, che pur assomiglia a un ricatto, e dalla scadenza stretta che è stata imposta, che assomiglia a un ultimatum.
Potrà accadere che un giorno non ci saranno più i soldi né per il carburante né per l’affitto. Come accadde a Swissair o a Sabena (o, restando in Italia, alla più piccola Volare), gli aerei semplicemente una mattina non decolleranno. Potrà essere nominato un commissario straordinario: questo blocca i debiti, ritarda i pagamenti come può, cerca di salvare l’occupazione – che in genere è la priorità. Ma deve ridurre attività e flotta, intanto i piloti e i manager migliori se ne vanno, resta la parte più obsoleta dell’azienda, che perde mordente e qualità. Ma per le spese indifferibili deve trovare i soldi.
È la vera festa dei concorrenti, che nel caso di Alitalia sono soprattutto stranieri. Il «partito del fallimento» deve considerare questi scenari; la continuità che Air France garantisce ad Alitalia è già da sola un motivo per regalargliela. Swissair fallì due volte prima di essere comprata a saldo (e poi risanata) da Lufthansa; la «nuova» Sabena oggi è un quarto di quella che era prima del tracollo. Non si pensi che, una volta fallita, Alitalia possa risorgere dalle sue ceneri, come la Fenice, più bella e più forte di prima. Sarebbe una compagnia mortificata e ridimensionata, potrebbe forse risanarsi ma riducendosi all’essenziale. Non ce l’ha fatta nemmeno la piccola Volare, che tuttora vola in perdita: figuriamoci se ce la farebbe una compagnia di ben altre dimensioni.
È questa la reale alternativa a Air France? O piuttosto Parigi propone di ingoiare un’amarissima medicina salvavita? Carlo Pesenti si sentì umiliato quando Gianni Agnelli gli pagò la Lancia una lira ad azione: un milione in tutto. Nulla. Ma la Lancia c’è ancora, si è trasformata e il mercato le riconosce la sua tradizione. La gloriosa Isotta Fraschini invece non c’è più.
Fonte: Il Giornale
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La ricerca di pianeti extrasolari è una attività attualmente in piena fase operativa.
Astronomi dell’Università di Santa Cruz (California) hanno ipotizzato la presenza di un pianeta roccioso simile alla Terra proprio nel sistema solare più vicino al nostro, Alpha Centauri.
La “scoperta” non è però arrivata da osservazioni dirette, ma bensì da simulazioni al computer.
Nonostante le condizioni iniziali differenti, intorno ad Alpha Centauri si trova sempre un pianeta simile al nostro.
Nel caso più ottimista i pianeti si trovano anche nella “zona abitabile”, quell’anello spaziale in cui potrebbe esistere l’acqua in forma liquida… e da qui ospitare la vita.
Ma c’è effettivamente un pianeta intorno ad Alpha Centauri?
Secondo Javiera Guedes, uno dei ricercatori che ha curato lo studio, con 5 anni di lavoro si potrebbe scoprire se effettivamente vicino a noi esista un pianeta gemello della Terra.
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| La giovane stella assomiglia al nostro sole quando era giovane | |
Il telescopio spaziale infrarosso Spitzer Space Telescope (Sst) della Nasa ha scoperto che nel disco più interno di polveri e gas che circonda AA Tauri ci sono abbondanti tracce di acqua e di molecole organiche. AA Tauri è una stella molto giovane con caratteristiche simili a quelle del Sole nelle prime fasi della formazione del sistema solare. Si tratta di un’osservazione importante, commentano su Science di questa settimana John Carr e Joan Najita, rispettivamente del Naval Research Laboratory di Washington e del National Optical Observatory di Tucson , perché offre una testimonianza «in diretta» dell’esistenza dei componenti elementari con i quali si è formato il nostro sistema solare, inclusi i semi primordiali della vita. Fino ad ora, dicono i ricercatori, tutte le informazioni possibili sulla composizione chimica del nostro sistema solare provenivano dallo studio delle meteoriti e dalle comete. Il telescopio spaziale a raggi infrarossi Sst è particolarmente adatto a «scovare» sistemi planetari in formazione . Al suo attivo ha, infatti, altre scoperte di grandi quantità di gas, polveri, vapore d’acqua in regioni dove probabilmente si stanno formando sistemi planetari intorno a stelle molto giovani. Secondo i dati analizzati dai ricercatori, nel disco interno che circonda AA Tauri sono presenti acqua, anidride carbonica, acetilene ed altre molecole semplici, e forse è in atto la formazione di una sorta di miscela chimica organica, che potrebbe preludere a forme di vita. Carr e Najita ipotizzano che il disco protoplanetario della giovane stella è un «ambiente» dinamico, dove particelle grandi vengono trascinate verso l’interno dal continuo collasso gravitazionale della stella , rifornendo di acqua e molecole organiche il disco più interno. Fonte: La Stampa |
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