Archive del 11 marzo 2008
E’ un fastidioso fronte interno che rende ancora più vitale spuntarla nella complicata campagna d’Italia: per assicurarsi il controllo di Alitalia e quindi maggior spazio sui mercati internazionali. Air France alla vigilia dell’ultimo assalto, patisce aspri triboli da un avversario che lo colpisce alle spalle. Non ci sono in campo soltanto le sempre più baldanzose compagnie a basso costo che. Adesso preoccupa soprattutto il Tgv, il treno ad alta velocità che sta smerigliando quote di passeggeri e fatturato sul mercato interno.
La compagnia infatti ha in programma di ridurre drasticamente o cancellare i collegamenti verso alcune destinazioni dell’est e del sud che ormai sono diventate non redditizie come Strasburgo, Lione, Rennes, Avignone e Marsiglia. È appunto il ricalco delle rotte dei nuovi Tgv Est e Med. Si ipotizza una riduzione di mille posti di lavoro nei prossimi otto anni. La compagnia comunque ha ribadito che l’ipotesi non comporterà licenziamenti.
I primi tagli di voli sono previsti già a partire dall’estate. Sulla linea per Strasburgo ad esempio Air France stima di perdere 500 mila passeggeri in un anno. Basta un esempio per capire la efficacia della concorrenza: Parigi-Marsiglia. Con il Tgv si trovano biglietti a 79,80 euro (tariffa piena 140 euro andata e ritorno), tempo tre ore secche da stazione a stazione in centro città. Con l’aereo ci sono tariffe egualmente scontate (112,63 euro con Air France, 83 euro con una compagnia a basso costo) ma bisogna aggiungere il costo e il tempo per andare e tornare agli scali fuori città in taxi o navetta e aggiungere i tempi non brevi di registrazione, controlli di sicurezza, l’imbarco il recupero dei bagagli. Con il treno si risparmia un’ora.
La relazioni tra i due rivali si sono fatte via via più aspre. A dar fuoco alle polveri l’ex patron de la Sncf Anne-Marie Idrac, da poco sostituita da Sarkozy ma non per i cattivi risultati. Era un po’ troppo chirachiana. Madame Sncf aveva invocato una tassa sul cherosene per penalizzare il settore aereo: una meritata punizione, a suo parere, per essere più inquinante che il treno. Air France non ha apprezzato. I due contendenti si sono simbolicamente anche affrontati in tribunale: colpa di una pubblicità assai velenosa diffusa alla radio da Sncf. Protagonisti alcuni viaggiatori impegnati in una seduta di disintossicazione dalla «dipendenza aerea». La terapia consisteva a descriverne tutte le magagne: ritardi stress gli impacci di imbarchi sbarchi controlli. La pubblicità sintetizzava trionfalmente: «Tgv, qualsiasi altra scelta non sarebbe così professionale!». La sentenza ha dato a Air France una rivincita, piccola: ovvero una condanna a soli 30 mila euro della società ferroviaria, cifra minuscola perché secondo il giudice non c’era prova che la pubblicità scorretta avesse direttamente fatto perdere passeggeri.
Per questo risultato bastano abbondantemente le offerte concorrenziali del Tgv; ad esempio la nuova tariffe per uomini di affari, il biglietto Pro, la risposta su rotaia alla classe business, ha lo scopo dichiarato di impadronirsi di una parte di mercato di Air France. Air France sta cercando una controstrategia.
Che sarà quella di spostare la battaglia sul terreno dell’avversario: entrando sul mercato dell’alta velocità ferroviaria. La nuova generazione di treni destinati a sostituire i Tgv viaggiando a 360 chilometri l’ora potrebbero correre proprio con i colori di Air France. Jean-Cyril Spinetta sta lavorando da due anni al progetto che nel 2010 sfrutterà la liberalizzazione del trasporto ferroviario. Operatori privati potranno allora gestire tratte concorrenti con quelle di Sncf. Air France, appunto, dotata dei nuovi Agv di Alstom e affidati a un suo operatore o alla stessa Sncf. La linea a grande velocità già aperta per Bruxelles prolungata entro quest’anno fino Amsterdam sembra perfetta per l’esordio. In due ore si raggiungerà Schipol da Roissy, un tempo equivalente a quello dell’aereo. Esperienze analoghe sono già state tentate da Lufthansa con Deutsche Bahn tra Francoforte e Colonia. Una tentazione.
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Ancora polemiche e silenzi ingiustificati riguardo il ritardo per l’attivazione dei voli da parte di Myair sull’aeroporto di Brindisi.
Le rotte sulle quali la compagnia low-cost dimostrò notevole interesse, non sono ancora state avviate, con il pretesto della mancanza di aeromobili.
Nel settembre 2007, la Confindustria di Brindisi avviò una dura polemica riguardo un bando quasi completamente deserto e ora, a distanza di quasi sei mesi, le preoccupazioni del presidente Ferrarese sono diventate realtà.
Dopo aver taciuto alla pubblicazione di un bando “ad hoc” per l’aeroporto di Bari, dopo aver frettolosamente esultato per un bando inutile e patetico per l’aeroporto di Brindisi, le istituzioni locali, oggi, si indignano per essere state ingannate per l’ennesima volta. Le rotte proposte per Brindisi nel bando del 25 luglio 2007 erano già state oggetto di critiche da parte di molti organi di stampa.
Molte delle destinazioni erano già attive sull’ aeroporto di Bari ed altre presentavano numerosi lati oscuri, tra le quali quella per Corfù. Interrogazioni parlamentari, comunicati stampa, dichiarazioni di sdegno e, se proprio vogliamo farlo notare, lacrime di coccodrillo.
Alla pubblicazione del bando in favore dell’aeroporto di Bari, le istituzioni locali e i rappresentanti regionali non hanno trovato, stranamente, qualcosa da dire. La rabbia è divampata solo a bando scaduto, cioè proprio quando non era più possibile far nulla. Allora, battendo i pugni sul tavolo delle trattative, si è ottenuto un bando per il “Papola-Casale”, con ben sedici proposte di destinazioni e con solo due compagnie ad accogliere dodici rotte, attualmente però non ancora attivate. L’ennesima batosta per un progetto, quello del “Grande Salento”, che non trova quasi mai appoggio nelle istituzioni pubbliche e private della regione e della provincia di Brindisi.
L’aeroporto di Bari, dal 2000 ad oggi, ha più che raddoppiato il proprio traffico, superando abbondantemente i due milioni di passeggeri, mentre il Papola-Casale ha solo incrementato di circa 300mila unità gli arrivi allo scalo brindisino.
La proposta di affidare la gestione dell’aeroporto di Brindisi alle istituzioni locali pone diverse questioni di merito. Occorre un’unità ed una condivisione di intenti che allo stato sono presenti solo nelle posizioni di Confindustria di Brindisi e di Lecce. L’idea del “Grande Salento” deve iniziare a farsi ascoltare anche a livello regionale.
Nel palazzo della Regione Puglia, i rappresentanti del Salento dovranno combattere contro una gestione sempre più volta a far decollare l’area barese, lasciando le briciole alle altre province. Finora Brindisi si è accontentata delle inezie proposte dalla Regione, consegnando così al capoluogo della Puglia ogni importante risorsa. E’ imperativo rimboccarsi le maniche e cercare di ottenere quello che dovrebbe spettare alla comunità brindisina: una dignità persa troppo tempo fa e fatta oggetto di ricatti dai potenti di turno.
08/03/2008
Fonte: Brindisi TG24










