Il 13 novembre, la sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea è passata a circa 5300 km dalla Terra. Rosetta ha ricevuto una spinta gravitazionale da parte del nostro pianeta che le permetterà di raggiungere il suo obiettivo finale, la cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko, nel 2014.

Ma in che modo un pianeta accelera una sonda, lanciandola lontano nello spazio?
Quando una sonda si avvicina a una pianeta, acquista una velocità aggiuntiva grazie al fatto che il pianeta sta orbitando intorno al Sole. Grazie alla forza di gravità, il pianeta “trascina” la sonda con di sé durante la sua orbita, infliggendo alla sonda una spinta, proprio come accade al sasso lanciato da una fionda accelerata in avanti dal movimento della mano. Rosetta è stata progettata per sfruttare questo effetto tre volte: una utilizzando la forza gravitazione di Marte e due volte quella del nostro pianeta.
La “fionda gravitazionale” che abbiamo descritto è una manovra puramente passiva: lasciamo che la
forza di gravità faccia valere le sue leggi. Quel che è importante però è che – dati una pianeta e una sonda – la velocità finale di quest’ultima, in direzione, verso e intensità, dipende unicamente dalla velocità iniziale. Quindi se vogliamo che l’incontro con un pianeta fornisca alla sonda una certa velocità bisogna fare in modo che la velocità con la quale la sonda si avvicina al pianeta sia quella giusta. È per questo che al Centro di Controllo di Missione dell’ESA, ESOC, a Darmstadt in Germania, tutto era stato preparato in anticipo di diversi mesi con un piano di attività previste per la manovra orbitale.
Fonte: BlogScienze
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