Monthly Archives: luglio 2007

Abbiamo perso l’elicottero

di Gianluca Di Feo

Un piano pronto da dieci anni. Trecento milioni stanziati. Ma l’acquisto di velivoli anti-incendio resta al palo. E il costo dei Canadair è un mistero


Il relitto del Canadair precipitato ad Acciano,
in Abruzzo


Bombardieri d’acqua che non sono mai stati capaci di spegnere le polemiche.

Perché nessuno è mai riuscito a chiarire quanto costa la flotta antincendio italiana. Il segreto è avvolto in una cortina di fumo che ha impedito persino alla magistratura contabile di fare luce sulle spese dei pompieri volanti: un mistero tutelato dalla Nato. Sì, una questione di sicurezza nazionale neanche fosse Gladio. Perché nella sterminata battaglia legale che circonda l’acquisto degli elicotteri per difendere le foreste, alla fine il governo ha scelto di trincerarsi dietro al segreto di Stato e affidare i contratti a un inquietante ‘ufficio Nato del ministero delle Politiche agricole’. Strumenti da guerra fredda per l’emergenza più calda. Ma questa procedura ha letteralmente fatto infuriare tutti gli organismi dell’Unione europea incaricati di tutelare la concorrenza, alimentando una faida di ricorsi che di fatto sta paralizzando la possibilità di combattere le fiamme dal cielo.

Infatti è dal 1998 che la Forestale ha varato il piano per comprare nuove squadriglie, con uno stanziamento previsto di oltre 300 milioni di euro: nel 2001 è stato persino acceso un mutuo da 188 milioni. Mentre lo Stato continua a pagare rate e interessi di questo finanziamento, gli elicotteri non sono mai stati comprati. L’Agusta, azienda interamente pubblica, ha contestato la scelta di fare una gara d’appalto europea invocando la trattativa privata. I governi hanno sostenuto questa posizione, sbandierando il segreto militare e sfruttando persino l’11 settembre e la mobilitazione anti-terrorismo per evitare la competizione sul mercato. Così di ricorso in ricorso, i rinforzi sono rimasti sulla carta. Pensate: si trattava di mettere in campo 33 elicotteri leggeri e 16 pesanti. Ossia milioni di litri d’acqua che potevano essere sganciati ogni anno sulle Peschici d’Italia. Tutto fermo. Nel 2002 di fronte al logoramento di vecchi Breda-Nardi, elicotteri di una fabbrica che non esiste più da tempo, Palazzo Chigi ha cercato una scorciatoia per tamponare l’emergenza, commissionando all’Agusta una decina di velicoli. Ma anche questa commessa è finita nel fumo delle controversie legali.
Nel frattempo però si spende una cifra mostruosa per noleggiare dei colossali elicotteri americani, i pesi massimi Erickson S-64 affittati dalla Elilario. Anche in questo caso, nessuna gara: solo trattative dirette. Ma la squadriglia ha una storia surreale: si tratta di vetusti mezzi Sikorsky, progettati negli anni Cinquanta e costruiti per la guerra del Vietnam. Poi la Erickson quindici anni fa ha comprato i velivoli superstiti e li ha ricondizionati da zero per sparare acqua. È chiaro che i costi di carburante e ricambi sono enormi. Ma le cifre spese dalla nostra Forestale lo sono ancora di più. La somma dei decreti censiti dalla Corte dei conti indica che per l’unica pattuglia di quattro Erickson dal 2001 al 2005 sono stati bruciati 106 milioni di euro.

Ancora più cara la flotta dei 16 Canadair. A sommare le voci elencate dalla magistratura contabile nel dossier sulla lotta agli incendi del 2006 si totalizza una bolletta da 300 milioni di euro. Un rapido confronto con gli atti contabili francesi non fa balzare agli occhi sprechi nei contratti con la fabbrica aeronautica canadese: anzi, sembra che l’Italia abbia pagato i bimotori leggermente meno che Parigi. Resta enigmatico capire quanto sborsiamo per farli volare. La gestione degli aerei, di proprietà dello Stato, è affidata a una ditta privata, la Sorem. Per la quale tra il 2001 e l’inizio del 2006 sarebbero stati stanziati oltre 170 milioni di euro. Tutto a colpi di decreti, firmati da Palazzo Chigi con l’urgenza dell’emergenza più rovente. Che offre uno scudo per muoversi a margine dei regolamenti. Persino l’Autorità della sicurezza dei cieli un anno fa è arrivata ai ferri corti con la società dei Canadair e la Protezione civile: l’Enac ha convocato i responsabili, intimandogli di rispettare le regole sulle comunicazioni e le procedure.

Auto distrutte dalle fiamme nel Gargano


Gran parte dei fondi per le campagne antincendi finisce nei bilanci dei bombardieri d’acqua
: in alcune annate fino al 90 per cento degli investimenti programmati dalla Forestale è volato via inseguendo gli elicotteri. Ma è impossibile capire se i risultati siano all’altezza dell’esborso milionario. Nemmeno la Corte dei conti è riuscita a pronunciarsi: alla fine del suo dossier il giudice istruttore Vincenzo Gambardella ha dovuto alzare le braccia. Una questione è certa: non si può fare la guerra ai roghi soltanto dal cielo. Anche la Protezione civile ritiene che gli aerei siano solo uno ‘strumento aggiuntivo’. Perché la battaglia vera si combatte a terra: nei boschi, riuscendo ad arrivare ai focolai e a circondare le fiamme. Ma se gli elicotteri scarseggiano, i veicoli specializzati per affrontare i roghi sono ancora meno. Un esempio? Scrive la magistratura contabile che il Parco del Gargano, quello dell’ultimo disastro, negli scorsi anni ha comprato solo un autobotte da duemila litri, due furgoncini pick up, due jeep Defender e due Fiat Panda 4 per 4. E nemmeno le quattro ruote motrici possono trasformare la Panda in un mezzo per sfidare l’inferno di fuoco.

Fonte: L’Espresso



Due mazzate sulla Nasa: sabotaggio sullo Shuttle e astronauti ubriachi nello spazio

Lisa Nowak

WASHINGTON (26 luglio) - Due mazzate in un giorno solo per la Nasa: mentre una indagine medica rivela l’ubriachezza di alcuni astronauti, è stato scoperto un sabotaggio su un computer che lo Shuttle Endeavour in partenza il 7 agosto avrebbe dovuto trasportare sulla Stazione spaziale internazionale. Alcuni cavetti elettrici del computer sarebbero stati deliberatamente tagliati. Il sabotaggio è stato scoperto prima che lo strumento fosse caricato sull’Endeavour.

Secondo Bill Gerstenmaier, direttore delle operazioni spaziali della Nasa, anche se non fosse stato scoperto il danno non avrebbe provocato pericoli né allo shuttle, né alla Iss. L’autore del sabotaggio è stato identificato, ma non ne è stata resa nota l’identità, ed è in corso un’indagine, alla quale non è chiaro se partecipino anche forze dell’ordine. Il sabotatore lavora per una società subappaltatrice e il danneggiamento sarebbe avvenuto prima che il computer fosse trasferito al Kennedy Space Center. La Nasa conta di riuscire ad aggiustare il danno prima del lancio del 7 agosto.

Ha destato scalpore, nel pomeriggio, lo sviluppo della vicenda dell’astronauta Lisa Nowak arrestata a febbraio per l’aggressione e il tentato rapimento di una rivale in amore. Dopo quel fatto la Nasa aveva incaricato una commissione medica indipendente di indagare sullo stato di salute fisico e mentale degli astronauti. Oggi sono trapelate su una rivista specializzata le prime indiscrezioni sui risultati, secondo i quali la Nasa ha spedito nello spazio astronauti ubriachi, in due casi così intossicati dall’alcool da spingere i medici a giudicarli potenzialmente pericolosi per la sicurezza.

Ad anticipare i risultati è stata la rivista Aviation Week, secondo la quale ci sono stati in particolare due casi in cui la Nasa ha dato il via libera a missioni anche dopo che i medici e altri astronauti avevano segnalato colleghi gravemente sotto l’effetto dell’alcool. Nessuna indicazione sulle identità degli astronauti, sull’epoca dei fatti o sulle missioni di cui avrebbero fatto parte. La Nasa terrà domani una conferenza stampa per presentare i risultati.

Il numero uno della Nasa, Michael Griffin, aveva chiesto l’indagine dopo l’arresto della Nowak, che aveva aggredito una collega in un parcheggio a Orlando, in Florida. La Nowak era risultata coinvolta in un triangolo amoroso tra astronauti ed è stata allontanata dalla Nasa.

Fonte: Il Messaggero



Marrazzo e l’aeroporto di Viterbo

Molteplici ed unidirezionali indizi, costituiscono prova dei fatti che si vogliono dimostrare. Allora proviamo ad esaminare l’atteggiamento di Marrazzo nei riguardi dell’aeroporto di Viterbo e ognuno tragga le debite conclusioni. Sia ben chiaro, questo non vuole stigmatizzare la politica regionale di centro sinistra, Storace ha fatto per la sua Frosinone quello che Marrazzo nemmeno si sogna, ma solo fornire dei dati asettici che diano una chiave di lettura all’attuale stasi decisoria da parte del governo e della regione.

Veniamo agli indizi:

1) Il piano della mobilità della regione Lazio effettuato senza nessuno studio da parte di ENAC ed ENAV, relegava Viterbo a mero scalo della protezione civile, assegnando a Latina il primato di aeroporto sostitutivo di Ciampino per i voli low cost e a Frosinone il ruolo di scalo elicotteri e piccolo scalo low cost. Ora stranamente Latina dovrebbe lasciare il posto alla rossa Frosinone.

http://www.regione.lazio.it/binary/web/news/Trasporti.1140792111.pdf

2) L’assessore alla mobilita della regione, Fabio Ciani, ora deus ex machina del porto di Civitavecchia, ha combattuto contro tutti, una battaglia a favore dello scalo pontino in barba ai pareri degli organi istituzionali che vedevano Viterbo in pole position.

3) L’allora assessore regionale Regino Brachetti fervido e combattivo alleato del nostro Comitato dopo un’iniziale azione finalizzata a far rispettare in regione il dictum dell’ENAC, improvvisamente e senza giustificato motivo moderava la sua azione politica fino a dire che l’aeroporto lo farà il mercato.

4) L’avvocato Pierluigi Di Palma, ex Presidente ENAC, e attuale commissario della regione Lazio per l’emergenza ambientale, nel frusinate, della valle del Sacco, secondo i ben informati uomo di Marrazzo su Frosinone, indiceva un convegno sugli aeroporti nell’Europa delle Regioni, nel quale in qualità di primo relatore sponsorizzava senza mezzi termini l’ipotesi aeroportuale di Frosinone, togliendo al convegno quella vocazione di neutralità che il titolo dello stessa lasciava presagire. Al convegno erano presenti oltre al Ministro Bianchi anche tutto il mondo dell’aviazione civile. Assente anche se sulla locandina era previsto un suo intervento, il presidente Marrazzo.

5) Marrazzo alle accuse di parteggiare per Frosinone mossegli dal Sen. Marini e da altri noti esponenti politici della Tuscia non ha replicato !! 6) Nell’unico comunicato ufficiale della regione Lazio si legge che l’aeroporto sarà scelto da Marrazzo in base alla dotazione ferroviaria di collegamento con la capitale. Alla faccia della sicurezza! Quello che è chiaro non ha bisogno di spiegazioni.

http://www.eng.regione.lazio.it/web2/main/sala_stampa/news_dettaglio.php?id=1520

Pensate anche a questo assurdo pin pong di competenze per la decisione. Prima sembrava che Ciani, ossia la regione, dovesse decidere tutto, poi è stata l’ora del Ministro, ora di nuovo la Regione. In realtà l’ingerenza regionale è fuori luogo. Se l’Umbria facesse uno scalo a Terni, il Lazio a Viterbo e la Toscana a Siena, avremmo tre aeroporti nazionali nell’arco di cento chilometri decisi tutti e tre dalle rispettive regioni. Sarebbe un vero assurdo. La competenza, ribadiamo, è solo del Ministro che ha una visione unitaria delle esigenze della nostra Penisola. Allora perchè la Regione vuole a tutti i costi dire la sua? Il solito Marrazzo! Altro indizio.

Il primo rapporto dell’ENAC dopo un’esaustiva valutazione di tutte le location laziali idonee ad ospitare un aeroporto low cost, considerava solo due opzioni, Viterbo e Latina, improvvisamente però all’ENAC, da qualcuno, veniva chiesto di inserire nella griglia di valutazione anche l’ipotesi di Frosinone, che ovviamente l’ENTE respingeva. Chi ha chiesto all’ENAC tale inserimento dell’ultimo momento?

Recentemente Marazzo, interrogato sulla questioni aeroporto non si esprime direttamente ma lo fa per mezzo del Sindaco di Viterbo e del Presidente della nostra Provincia!!!

Vogliamo parlare, poi, del rinvio a settembre di una decisione che fonti ben informate, tra cui le nostre, qualche giorno fa davano per definitivamente presa. Cominciamo a dubitare che alcune nostre perplessità, forse, tali non erano e non sono.

Abbiamo sopportato mezzo secolo di promesse di ferrovie, autostrade, trasversali, collegamenti veloci con la capitale e quant’altro, ma sino ad oggi tali promesse sono servite solo per le campagne elettorali. Unica promessa mantenuta sono state le tonnellate di rifiuti che hanno invaso la nostra Provincia facendogli guadagnare il quarto posto in Italia in tema di localizzazione di losche gestioni in mano alle eco-mafie.

Sarebbe auspicabile che il Presidente Marrazzo prenda posizione di persona, e non a mezzo di terzi, sui pareri tecnici espressi dagli organi istituzionali competenti. Venga di persona al prossimo consiglio congiunto che si sta organizzando tra Comune, Provincia tutti i comuni della Tuscia per dire a tutti come stanno le cose.

Egr. sindaco Gabbianelli e presidente Mazzoli, state facendo l’impossibile per portare l’aeroporto a Viterbo ma purtroppo Marrazzo, salvo che non abbia cambiato idea proprio ieri durante la vostra visita, non sembra dell’idea di favorire la nostra provincia. A meno che, da qualche tempo, le parole contino più dei fatti.

Il Presidente
Avv. Giovanni Bartoletti

SUPERJET100. Amedeo Caporaletti presidente della nuova società? Alenia Aeronautica decide per il ‘Delivery Center’ a Venezia.

E’ stata costituita a Venezia la società che commercializzerà il nuovo aereo regionale italo russo Superjet100.Dalla joint venture di Alenia Aeronautica e Sukhoi (SCAC) nasce SuperJet.

International (51% Alenia Aeronautica e 49% Sukhoi), una società con sede in Italia che sarà responsabile delle attività di certificazione, marketing, vendita e consegna nonché dell’assistenza post vendita del nuovo velivolo sul mercato occidentale.

Amedeo Caporaletti, presidente di AgustaWestland dovrebbe presiedere il CdA della nuova società. Si chiude una vicenda che ha visto per alcune settimane un crescendo di tensione negli ambienti del settore industriale e prese di posizioni e polemiche tra i vertici politici veneti e campani.

I parlamentari del Veneto hanno innescato la contesa quando a giugno hanno depositato agli atti della Camera una mozione che chiedeva l’intervento del Governo per convincere l’azienda aeronautica italiana a realizzare a Venezia l’impianto della società italo russa. Il documento raccoglieva oltre quaranta firme di deputati forzisti e leghisti e quelle di loro alleati di centrodestra, tra i quali Carlo Giovanardi e Adolfo Urso, ma anche le firme di alcuni parlamentari veneti del centrosinistra.

C’è anche il nome di Gianfranco Fini nella versione del documento consegnato alla Camera, ma l’ex ministro degli Esteri ha precisato essere un errore di trascrizione. Il vice ministro ai Trasporti del governo Prodi, Cesare De Piccoli, pure lui veneto, pur non firmando l’appello dei suoi colleghi corregionali ha dichiarato di condividere la richiesta. I lavoratori delle aziende di Alenia Aeronautica, con convinzione hanno sostenuto le motivazioni industriali che rendevano naturale la scelta della Campania e hanno difeso l’autonomia e le prerogative delle imprese condannando la pesante ingerenza della politica in una decisione di gestione industriale.

La stampa napoletana ha posto la questione all’attenzione dell’opinione pubblica e il Consiglio regionale della Campania è riuscito ad approvare unanime un documento che sostiene le ragioni del territorio campano. La vicenda si chiuderà con l’annuncio ufficiale della decisione assunta dal management di Alenia Aeronautica e Venezia incasserà un risultato importante mentre la Campania perderà un’altra occasione per qualificare il polo aeronautico regionale. L’epilogo di questa storia rende evidente l’inadeguatezza delle relazioni industriali costruite in questi anni in Campania con il management di Alenia Aeronautica. Il comparto dell’aeronautica attraversa una positiva e duratura fase di crescita che ci auguriamo consentirà alle istituzioni e alla classe politica regionale di dare prova per il futuro di una maggiore autonomia e attenzione ai contenuti dei temi di politica industriale.

Napoli 25 luglio 2007
Antonio Ferrara
Coordinamento Nazionale Aerospazio
Democratici di Sinistra

"Gli alieni sono troppo lontani"

Margherita Hack: c’è il limite insuperabile della velocità della luce
MARGHERITA HACK
L’astrofisica è oggi uno dei campi della fisica più vivaci, come dimostra anche il fatto, che sfogliando una qualsiasi rivista di divulgazione scientifica, ci imbattiamo quasi sempre in uno o più articoli dedicati ai maggiori problemi o alle più recenti scoperte sull’universo, dai confini di casa nostra fino ai più remoti oggetti osservabili.

I due campi forse di maggiore interesse anche per il pubblico di non specialisti riguardano la scoperta di pianeti extrasolari, in orbita cioè attorno a stelle diverse dal Sole, e la storia evolutiva dell’universo, dall’inizio dell’espansione (il cosiddetto Big Bang) fino ad oggi, una storia che include anche le nostre origini, perché spiega come si sono formati tutti gli elementi presenti nell’universo, elementi che formano i pianeti, tutto ciò che ci circonda sulla Terra e anche il nostro stesso corpo. In questo senso, la storia evolutiva dell’universo è la necessaria premessa alla storia evolutiva del nostro pianeta e degli esseri viventi, dai più semplici ai più complessi.

Il primo pianeta extrasolare fu scoperto nel ’95 da due astronomi svizzeri, Michel Mayor e Didier Queloz. Oggi conosciamo più di 240 pianeti extrasolari, quasi tutti grossi poco meno o più di Giove e inadatti ad ospitare forme di vita, perchè orbitano molto vicino alla loro stella e quindi hanno temperature troppo alte. Questo non significa che non ci siano pianeti simili alla Terra, ma soltanto che il metodo impiegato per rivelarli non è abbastanza sensibile.

La maggioranza di questi pianeti è stata scoperta tramite le minuscole perturbazioni gravitazionali che il pianeta provoca al moto della sua stella. Poco più di una decina è stato invece scoperto dalla diminuzione di luce della stella quando il pianeta le transita davanti. Ma perché avvenga il transito occorre che la retta congiungente l’osservatore al pianeta giaccia esattamente sul piano orbitale del pianeta, condizione che ha una bassa probabilità di verificarsi. C’è infine un metodo basato sul fatto predetto da Einstein, e che ha trovato numerose verifiche in campo astronomico, che anche la luce sia soggetta alla forza di gravità. Questo metodo richiede condizioni che hanno una bassissima probabilità di verificarsi, pochi casi su qualche milione di stelle osservate, ma che ha il vantaggio di essere l’unico metodo che possa permettere di rivelare anche pianeti piccoli e molto lontani, anche in altre galassie.

Naturalmente la scoperta che i pianeti sono abbondanti nell’universo fa ritenere molto probabile che esistano altre forme di vita nell’universo, perché, se un pianeta presenta le condizioni favorevoli allo sviluppo della vita, questa si sarà sviluppata o si svilupperà, come è successo sulla Terra, piccolo pianeta in orbita attorno a una comunissima stella fra i 400 miliardi di stelle che popolano la nostra Via lattea. Ciò non significa che sia possibile entrare in contatto con eventuali civiltà extraterrestri, a causa delle enormi distanze e del limite insuperabile della velocità della luce. E’ stato lanciato recentemente un satellite francese di nome «Corot» per la scoperta di pianeti in transito davanti alla loro stella, ed è in progetto un gigantesco telescopio da parte dell’ESO (Osservatorio europeo dell’emisfero australe), di diametro compreso fra 50 e 100 metri, che sarebbe in grado di mostraci l’immagine dei pianeti extrasolari e, misurando la luce della stella riflessa dalla superficie del pianeta, dedurre la presenza di un’atmosfera e la sua composizione chimica.

La cosmologia, ossia la scienza che studia l’origine e l’evoluzione dell’universo, ha fatto progressi giganteschi a partire dal decennio 1920-1930, quando l’astrofisico americano Edwin Hubble scoprì l’espansione dell’universo, e poi dal 1965 quando i due ingegneri della Bell Telephone Company Arno Penzias e Robert Wilson scoprirono per caso la radiazione a microonde che riempie tutto l’universo e che indica una temperatura di 3 gradi assoluti (-270 gradi centigradi), residuo delle altissime temperature dell’universo primordiale.

Il satellite COBE (Cosmic Background Explorer), lanciato alla fine del 1989, ha ottenuto la prima immagine dell’universo com’era circa 400 mila anni dopo l’inizio dell’espansione. Era un’immagine molto «sfocata» nel senso che non si potevano distinguere i dettagli più piccoli di circa 7 gradi d’arco (un angolo pari a circa 14 lune messe in fila una accanto all’altra), ma che indicava la presenza di regioni appena un po’ più calde di qualche centomillesimo di grado della temperatura media di 2,7 gradi assoluti, regioni che rappresentavano i semi da cui si sarebbero poi sviluppate le future grandi famiglie di galassie.

L’immagine a fuoco

Un pallone stratosferico chiamato BOOMERANG, lanciato dall’Antartide, ha ottenuto un’immagine più «a fuoco» di quella di COBE e ha scoperto che il nostro universo è un universo «piano», che obbedisce cioè alla geometria euclidea, in cui la luce si propaga in linea retta, e non secondo linee curve come avverrebbe in un universo curvo e chiuso (l’analogo a tre dimensioni della superficie di una sfera) o in un universo curvo e aperto (l’analogo a tre dimensioni della superficie di un iperboloide). Un altro satellite della NASA, WMap, ha confermato queste osservazioni, ed è prossimo il lancio di un satellite dell’ESA, chiamato PLANCK, destinato ad ottenere dettagli ancora più fini di questa «fotografia» dell’universo bambino, all’età di 400 mila anni, età che oggi è di 13 miliardi e 700 milioni di anni.

Oggi, dunque, abbiamo potuto osservare direttamente l’immagine dell’universo a 400 mila anni dall’inizio dell’espansione. La più lontana galassia osservata si trova a 13 miliardi di anni luce, il che significa che noi la vediamo com’era 13 miliardi di anni fa, o quando erano passati solo 700 milioni di anni dall’inizio dell’espansione. Grazie a quella macchina del tempo che è la velocità della luce osserviamo il passato: quanto più lontano guardiamo nello spazio tanto più indietro guardiamo nel tempo. Fra 400 mila anni e 700 milioni di anni dall’inizio dell’espansione dovremmo riuscire a vedere le prime stelle, che hanno costruito nel loro interno, tramite le reazioni nucleari, tutti gli elementi presenti nell’universo, anche nelle più lontane galassie. Ancora non siamo riusciti a vederle. Ci sono degli indizi, ancora incerti, che esse siano apparse fra 200 e 400 milioni di anni dall’inizio dell’espansione. Forse il successore del telescopio spaziale riuscirà a vederle.

I progressi sono stati grandi, ma ancora ci sono molti problemi insoluti. Sappiamo, per esempio, che solo il 5% della materia presente nell’universo emette qualche forma di radiazione – luce, raggi gamma, raggi X, onde radio – mentre il 95% si fa sentire solo per la sua forza di attrazione gravitazionale: è la materia oscura, che non sappiamo cosa sia, anche se si comincia a ricostruire la sua distribuzione nell’universo. E c’è anche l’energia oscura: l’espansione dell’universo non è decelerata come si pensava, a causa della sua stessa attrazione gravitazionale, dovuta alla materia presente nell’universo, ma è accelerata, come se ci fosse un’energia che si oppone all’energia gravitazionale.

Ricercatori eccellenti

In Italia ci sono molti giovani eccellenti neodottori di ricerca e ricercatori, che utilizzano le attrezzature dell’ESA e dell’ESO. Speriamo che possano avere almeno un posto stabile, che permetta loro di continuare con tranquillità il proprio lavoro, che non siano costretti ad andarsene all’estero o a cambiare mestiere, con una grave perdita per il nostro Paese di intelligenze e di capitali investiti per formarli.

Fonte: La Stampa



Incendi: ecco il Gargano in fiamme visto dal satellite

Il Gargano visto dal satellite il 24 luglio alle 11 con il fumo degli incendi

L’incendio che ha devastato il Gargano si rivela in tutta la sua gravità attraverso queste immagini fissate ieri dal satellite.

Gli impressionanti pennacchi di fumo che arrivano fino ai Balcani si trovano sul sito del Marsec, la stazione satellitare di monitoraggio ambientale fondata dalla Provincia di Benvenento. La rilevazione e’ stata effettuata alle 11,08, in uno dei momenti di massima estensione dell’incendio.
Sono state messe a disposizione anche per risalire alle cause del disastro. Sono state ottenute dai satelliti della NASA “Terra” ed “Aqua” le cui rilevazioni il MARSec (che fa parte della rete mondiale di osservazione sulla terra della Agenzia spaziale statunitense), ogni giorno, acquisisce ed elabora.

Il sud Italia visto dal satellite il 24 luglio alle 11 del mattino

Fonte: Panorama