Daily Archives: 28 luglio 2007

I maggiori esponenti della provincia di Viterbo in consiglio congiunto pro-aeroporto

100 home1 I maggiori esponenti della provincia di Viterbo in consiglio congiunto pro aeroportoGabbianelli, Mazzoli e tutti i sindaci della provincia di Viterbo, in un unico consiglio congiunto, per affermare unitariamente che il nostro territorio vuole assolutamente l’aeroporto, in conformità con le scelte operate dai tecnici istituzionali chiamati ad esprimersi dal Ministro Bianchi.

Lunedì 30 luglio alle 15,30 a palazzo Gentili è convocato, difatti, in sessione straordinaria, il consiglio provinciale aperto con unico punto all’ordine del giorno: le tematiche dell’aeroporto di Viterbo. Sarà l’ennesima occasione, per dichiarare il sì dell’intero territorio a una infrastruttura che garantirà uno sviluppo economico occupazionale senza precedenti nella storia della Tuscia Invitati d’eccezione il Ministro Fioroni, il Presidente Marrazzo e tutti i parlamentari viterbesi.

Il Comitato esorta, tutti i sindaci, i politici locali e la stampa a non mancare all’appuntamento per dimostrare con la loro presenza la ferma volontà di costruire il futuro della nostra provincia. Invita, altresì tutta la cittadinanza, a presenziare in massa all’evento. Stavolta, all’appello, non ci potranno essere assenti ingiustificati.

Drizziamo la schiena e non facciamoci intimorire, abbiamo dalla nostra, la forza della ragione che ci è data da quegli inequivocabili documenti in mano al Ministro Bianchi. Politici viterbesi mettiamo per una volta da parte le casacche ed indossiamo tutti un’unica maglia con i colori della Tuscia, i cittadini ve ne sarebbero eternamente grati. Quindi schiena dritta e sguardo rivolto al futuro con la consapevolezza di coloro che hanno la partita in mano.

Il Presidente del Comitato per l’aeroporto di Viterbo
Giovanni Bartoletti



Cittadella della Ricerca: punto nevralgico dell’Industria Aeronautica

logo acare Cittadella della Ricerca: punto nevralgico dellIndustria Aeronautica Brindisi si collegherà alle nuove strategie italiane ed europee nel settore della ricerca aeronautica, attraverso la Cittadella della Ricerca.

E’ questa una delle linee di lavoro definita nel corso di un incontro con Alberto Sarti, presidente di Acare Italia e direttore delle politiche produttive di Finmeccanica, cui hanno partecipato i rappresentanti dei principali gruppi del settore presenti a Brindisi, e vari manager di Pmi aeronautiche del comparto, assieme al presidente di Cittadella, Vitantonio Gioia, al direttore di Confindustria Brindisi, Angelo Guarini, che hanno organizzato l’importante appuntamento, a Giuseppe Acierno, capo di gabinetto del presidente della Provincia, e a e Maurizio Madiai, coordinatore delle attività di ricerca e sviluppo dell’AIAD, Associazione Industrie per l’Aerospazio, i Sistemi e la Difesa.

ACARE (Advisory Council for Aeronautics Research in Europe) Italia è, come ha detto l’ing. Sarti, “una piattaforma operativa ed informativa” per le aziende, per gli enti ed i soggetti di ricerca che operano nel comparto aeronautico.
Ed ha come missione principale quella di giungere ad una strategia unitaria e condivisa del nostro Paese nelle sedi europee dove si decidono i programmi e si assegnano i finanziamenti per la ricerca. Per fare ciò, e necessario anche costituire network (reti di lavoro) regionali, che coinvolgano le imprese ed i centri di eccellenza. Si tratta di voltare radicalmente pagina, per aumentare la forza d’urto delle imprese e dei centri di ricerca italiani, in svantaggio rispetto alle politiche blindate di altri Paesi europei, nel contempo facendo giungere sino ai terminali del settore aeronautico, le piccole e medie imprese, le informazioni sulle scelte e gli orientamenti dell’Europa nel settore aeronautico, a partire da quelle di Vision 2020.

Per fare ciò, Acare Italia deve avere sensori nelle varie aree regionali dove l’industria e la ricerca aeronautica hanno solide basi. Un lavoro già iniziato in Campania, e che con l’incontro di Brindisi viene inaugurato anche in Puglia.
Il prof. Vitantonio Gioia ha assunto l’impegno di realizzare in Cittadella questo punto di raccordo tra produzione e ricerca di settore locali e Acare Italia, soprattutto nello scenario della nascita a Brindisi del Distretto aeronautico pugliese.

Forte l’interesse e la partecipazione delle imprese insediate a Brindisi all’incontro con il presidente di Acare, che ha offerto un quadro molto chiaro e franco della posizione dell’Italia nella competizione industriale e scientifica a livello europeo.

Sono intervenuti nel dibattito rappresentanti di Avio, Agusta, di alcune Pmi brindisine, il preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento, Domenico Laforgia, Lorenzo Vasanelli, dell’Università del Salento; il dott. Massimo Corchia, presidente del Consorzio CETMA; l’ing. Gianni Melone, direttore del consorzio OPTEL; il dott. Paolo Delogu, dell’ENEA.
Infine, l’ing. Sarti ha visitato i laboratori di Optel e Cetma.


Fonte: COMUNICATO STAMPA CITTADELLA DELLA RICERCA
via
Brundisium.net

Abbiamo perso l’elicottero

di Gianluca Di Feo

Un piano pronto da dieci anni. Trecento milioni stanziati. Ma l’acquisto di velivoli anti-incendio resta al palo. E il costo dei Canadair è un mistero


 Abbiamo perso lelicottero
Il relitto del Canadair precipitato ad Acciano,
in Abruzzo


Bombardieri d’acqua che non sono mai stati capaci di spegnere le polemiche.

Perché nessuno è mai riuscito a chiarire quanto costa la flotta antincendio italiana. Il segreto è avvolto in una cortina di fumo che ha impedito persino alla magistratura contabile di fare luce sulle spese dei pompieri volanti: un mistero tutelato dalla Nato. Sì, una questione di sicurezza nazionale neanche fosse Gladio. Perché nella sterminata battaglia legale che circonda l’acquisto degli elicotteri per difendere le foreste, alla fine il governo ha scelto di trincerarsi dietro al segreto di Stato e affidare i contratti a un inquietante ‘ufficio Nato del ministero delle Politiche agricole’. Strumenti da guerra fredda per l’emergenza più calda. Ma questa procedura ha letteralmente fatto infuriare tutti gli organismi dell’Unione europea incaricati di tutelare la concorrenza, alimentando una faida di ricorsi che di fatto sta paralizzando la possibilità di combattere le fiamme dal cielo.

Infatti è dal 1998 che la Forestale ha varato il piano per comprare nuove squadriglie, con uno stanziamento previsto di oltre 300 milioni di euro: nel 2001 è stato persino acceso un mutuo da 188 milioni. Mentre lo Stato continua a pagare rate e interessi di questo finanziamento, gli elicotteri non sono mai stati comprati. L’Agusta, azienda interamente pubblica, ha contestato la scelta di fare una gara d’appalto europea invocando la trattativa privata. I governi hanno sostenuto questa posizione, sbandierando il segreto militare e sfruttando persino l’11 settembre e la mobilitazione anti-terrorismo per evitare la competizione sul mercato. Così di ricorso in ricorso, i rinforzi sono rimasti sulla carta. Pensate: si trattava di mettere in campo 33 elicotteri leggeri e 16 pesanti. Ossia milioni di litri d’acqua che potevano essere sganciati ogni anno sulle Peschici d’Italia. Tutto fermo. Nel 2002 di fronte al logoramento di vecchi Breda-Nardi, elicotteri di una fabbrica che non esiste più da tempo, Palazzo Chigi ha cercato una scorciatoia per tamponare l’emergenza, commissionando all’Agusta una decina di velicoli. Ma anche questa commessa è finita nel fumo delle controversie legali.
Nel frattempo però si spende una cifra mostruosa per noleggiare dei colossali elicotteri americani, i pesi massimi Erickson S-64 affittati dalla Elilario. Anche in questo caso, nessuna gara: solo trattative dirette. Ma la squadriglia ha una storia surreale: si tratta di vetusti mezzi Sikorsky, progettati negli anni Cinquanta e costruiti per la guerra del Vietnam. Poi la Erickson quindici anni fa ha comprato i velivoli superstiti e li ha ricondizionati da zero per sparare acqua. È chiaro che i costi di carburante e ricambi sono enormi. Ma le cifre spese dalla nostra Forestale lo sono ancora di più. La somma dei decreti censiti dalla Corte dei conti indica che per l’unica pattuglia di quattro Erickson dal 2001 al 2005 sono stati bruciati 106 milioni di euro.

Ancora più cara la flotta dei 16 Canadair. A sommare le voci elencate dalla magistratura contabile nel dossier sulla lotta agli incendi del 2006 si totalizza una bolletta da 300 milioni di euro. Un rapido confronto con gli atti contabili francesi non fa balzare agli occhi sprechi nei contratti con la fabbrica aeronautica canadese: anzi, sembra che l’Italia abbia pagato i bimotori leggermente meno che Parigi. Resta enigmatico capire quanto sborsiamo per farli volare. La gestione degli aerei, di proprietà dello Stato, è affidata a una ditta privata, la Sorem. Per la quale tra il 2001 e l’inizio del 2006 sarebbero stati stanziati oltre 170 milioni di euro. Tutto a colpi di decreti, firmati da Palazzo Chigi con l’urgenza dell’emergenza più rovente. Che offre uno scudo per muoversi a margine dei regolamenti. Persino l’Autorità della sicurezza dei cieli un anno fa è arrivata ai ferri corti con la società dei Canadair e la Protezione civile: l’Enac ha convocato i responsabili, intimandogli di rispettare le regole sulle comunicazioni e le procedure.

 Abbiamo perso lelicottero
Auto distrutte dalle fiamme nel Gargano


Gran parte dei fondi per le campagne antincendi finisce nei bilanci dei bombardieri d’acqua
: in alcune annate fino al 90 per cento degli investimenti programmati dalla Forestale è volato via inseguendo gli elicotteri. Ma è impossibile capire se i risultati siano all’altezza dell’esborso milionario. Nemmeno la Corte dei conti è riuscita a pronunciarsi: alla fine del suo dossier il giudice istruttore Vincenzo Gambardella ha dovuto alzare le braccia. Una questione è certa: non si può fare la guerra ai roghi soltanto dal cielo. Anche la Protezione civile ritiene che gli aerei siano solo uno ‘strumento aggiuntivo’. Perché la battaglia vera si combatte a terra: nei boschi, riuscendo ad arrivare ai focolai e a circondare le fiamme. Ma se gli elicotteri scarseggiano, i veicoli specializzati per affrontare i roghi sono ancora meno. Un esempio? Scrive la magistratura contabile che il Parco del Gargano, quello dell’ultimo disastro, negli scorsi anni ha comprato solo un autobotte da duemila litri, due furgoncini pick up, due jeep Defender e due Fiat Panda 4 per 4. E nemmeno le quattro ruote motrici possono trasformare la Panda in un mezzo per sfidare l’inferno di fuoco.

Fonte: L’Espresso