Daily Archives: 30 giugno 2007

Quanto influisce il Sole sul clima della Terra?

La Terra si scalda; il clima cambia! Ma qual’è il ruolo del Sole nel riscaldamento globale e nei cambiamenti climatici?


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Nell’immagine proveniente dalla sonda SOHO, alla lunghezzad’onda di 195A, è stato catturato un Flare, cioè un brillamento solare, di classe X28, uno tra i più energetici mai registrati da un satellite.

Il sole come è ormai noto, è il cuore del Sistema Solare, la fonte di energia che ha reso possibile lo sviluppo della vita sul nostro Pianeta. Nella nostra Stella, avvengono reazioni termonucleari di immane potenza che proiettano nello spazio ingenti quantità di energia. Come un enorme motore l’attività solare è soggetta a fluttuazioni energetiche, ad accelerazioni e decelerazioni, che rispondono a regole ben precise.

Gli effetti delle radiazione solare sulla Terra tuttavia sono molto complessi e potrebbero essere riassunti in tre punti fondamentali
spesso correlati fra loro:

1) La variazione dell’irragiamento solare in base a i cicli di attività della nostra Stella o dovuti a variazioni nella trasparenza
e riflettività atmosferica terrestre.

2) Variazione della radiazione UV che varia notevolmente all’interno di un singolo ciclo solare, con un fattore che va da 2 a 10. Tale variazione causando una maggior produzione di ozono, potrebbe portare ad un surriscaldamento della stratosfera, con ripercussioni su tutta la circolazione atmosferica.

3) Variazione del vento e del campo magnetico solare e la formazione di nubi. Un vento solare intenso interferisce con i raggi cosmici più energetici provenienti dallo spazio profondo influenzando la formazione delle nuvole.

Gli scienziati si chiedono ormai da tempo quale ruolo possa avere la nostra Stella nei cambiamenti climatici del nostro Pianeta e se oggi sia possibile ricondurre l’attuale riscaldamento globale a una maggiore attività solare. Studiando le correlazioni tra l’attività solare e l’andamento delle temperature sulla Terra, gli scienziati hanno trovato spesso delle coincidenze, ma a volte discrepanze sostanziali. Individuate le coincidenze, spesso esaminando i dati paleoclimatici ci si trova di fronte a variazioni nella temperatura superiori a quanto ci si aspetterebbe, con l’intervento della sola attività solare. Da questa osservazione nasce la consapevolezza dell’esistenza di meccanismi di feedback che vanno ad amplificare l’attività solare.

Il Sole come sappiamo è una stella in un certo senso variabile, cioè che possiede dei cicli energetici di varie lunghezze d’onda tra i quali il più famoso, è quello che copre un lasso di tempo compreso tra i 9 e 11 anni. Ebbene, durante gli ultimi due cicli di undecennali, si è misurata una variazione energetica positiva dello 0.1%, corrispondente a circa 1 W/m2.

Ma il dato più rilevante è che, negli ultimi 70 anni, il Sole sta vivendo una fase di incredibile attività con conseguenze sulla nostra atmosfera ancora tutte da verificare, ma che potrebbero spiegare l’impennata delle temperature degli ultimi decenni a livello globale. Per ritrovare un simile livello di attività, bisogna andare indietro di 8000 anni, alla fine dell’ultima grande Era Glaciale.

L’energia totale emessa dal Sole, non corrisponde all’energia che giunge sulla superficie terrestre. Infatti nell’atmosfera sono presenti gas che assorbono in modo diverso la radiazione solare, modificando nello spazio e nel tempo la quantità che riesce a raggiungere la superficie.

Nell’ultimo secolo si è assistito ad una riduzione della luminosità solare, ma in realtà non è il Sole che riduce la propria intensità, bensì è il maggior inquinamento atmosferico a filtrare una buona percentuale di radiazione solare. Il fenomeno ha raggiunto l’apice tra l’inizio del 1900 sino alla fine degli anno 80, per l’utilizzo massiccio di combustibili a base di carbone. Con il progresso tecnologico e una maggior attenzione per l’ambiente e per la nostra salute, si è optato per un utilizzo sempre più contenuto di combustibili solidi a base di carbone. In tal modo la nostra atmosfera nel corso degli ultimi decenni risulta più trasparente, permettendo alla radiazione solare di raggiungere con maggior intensità il suolo. L’aumento delle temperature su scala globale quindi potrebbe essere frutto di un surplus energetico proveniente dalla nostra Stella paradossalmente favorito dall’Uomo.

Luca Savorani

Fonte: Meteolive

Fra un secolo Marte sarà a misura d’uomo


E per il 2030 si ipotizza il primo sbarco dell’uomo sul suolo marziano

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Secondo il fisico Lowell Wood già alla fine del secolo sarà possibile ‘terraformare’ il pianeta rosso’ e rendere la sua atmosfera simile a quella della Terra. Tutto ciò grazie all’innalzamento della temperatura marziana che così innescherebbe il miscelamento di alcuni gas presenti nel suolo, proprio come è accaduto miliardi di anni fa sulla Terra

Roma, 28 giu. (Ign) – ”Credo ci sia il 50% di possibilità che i bambini di oggi possano presto passeggiare su Marte o nuotare in un lago marziano”. A sostenere questa più che ottimistica ipotesi è Lowell Wood, affermato fisico del Lawrence Lovermore National Laboratory (LLNL), dalle pagine di Space.com. Già alla fine del secolo, secondo lo scienziato americano, il pianeta rosso sarà ‘terraformato’ e sarà possibile la vita.

Per ‘terraforming’ si intende l’alterazione intenzionale di un ambiente fisico per aumentarne l’abitabilità per l’uomo. Fenomeno che, secondo Wood, sarebbe una sorta di impulso primario dell’umanità, destinato a raggiungere qualsiasi corpo celeste del sistema solare alla nostra portata. Fatto sta che – tra Usa, Europa e Giappone – sono decine le missioni in programma fino al 2020. E per il 2030 si prevede il primo sbarco, forse con partenza dalla Luna. Un sogno costoso: 100 miliardi di dollari contro i 24 delle 17 missioni Apollo che portarono 12 uomini sul suolo lunare.

Tanto interesse si spiega con il fatto che, nonostante tutto, Marte rimane l’unico pianeta vagamente simile al nostro: le ultime sonde hanno accertato la presenza di ghiaccio e rivelato temperature sopra lo zero nella stagione marziana più calda. Batteri e altri organismi elementari potrebbero essersi sviluppati in passato e forse continuano anche a sopravvivere. Un meteorite proveniente dal pianeta sembra conservarne tracce fossili.

Secondo il fisico americano, il fattore che finora ci ha impedito di colonizzare Marte e sul quale è necessario agire per uniformarlo alle nostre esigenze, è la sua atmosfera ricca di biossido di carbonio che determina le estreme stagioni climatiche del pianeta. Una missione che non sembra impossibile, se si considera la sorprendente analogia tra l’attuale atmosfera marziana e quella terrestre di miliardi di anni fa: gli stessi processi che hanno prodotto un’atmosfera respirabile sulla Terra, secondo gli scienziati, potrebbero essere riprodotti anche su Marte.

Simulazioni al computer dicono che basterebbe aumentare di 4 °C la temperatura del Polo Sud per scongelare l’anidride carbonica della calotta ghiacciata e innescare un “effetto serra” che porterebbe la pressione da 6 a 100 millibar. A questo punto altri gas si libererebbero dal suolo e in una decina di anni il pianeta si riscalderebbe fino a poter ospitare microorganismi portati dalla Terra, che produrrebbero ossigeno.

Fra gli scettici molti si chiedono per quale motivo l’uomo dovrebbe pensare a un altro pianeta piuttosto che concentrarsi sui problemi che affliggono quello in cui già vive. La risposta degli scienziati è eloquente: il sovrappopolamento e la possibilità di un disastro ambientale globale ci costringono a considerare seriamente la possibilità di colonizzare altri pianeti.

Senza dubbio l’ipotesi di Wood non è nuova, ma l’aspetto curioso della vicenda è che questa volta si tratta di uno dei primi casi in cui uno scienziato affermato avanzi delle proposte concrete fissando una precisa scadenza.

Fonte: ADNKRONOS