Daily Archives: 4 giugno 2007

Aeroporto di Pontecagnano: nuovo piano di investimento

L’Enav ha varato un piano di investimenti di 10 milioni di euro, per rinnovare e potenziare le infrastrutture e le tecnologie dell’aeroporto di Salerno- Pontecagnano. E’ quanto si legge in una nota del sottosegretario ai Trasporti, Andrea Annunziata, che in merito esprime “soddisfazione per i continui investimenti nell’aeroporto, per la realizzazione di opere, frutto del costante impegno e del lavoro che abbiamo sviluppato nell’ultimo anno”.

“Le attuali strutture per il controllo del traffico aereo sull’aeroporto, sono operative e sufficienti per gestire il traffico aereo previsto nell’immediato futuro – continua Annunziata – ma le nuove infrastrutture logistiche e tecnologiche che verranno impiantate nel 2008 saranno necessarie per soddisfare la crescente richiesta di traffico aereo dell’aeroporto di Salerno, le cui previsioni di crescita sono confermate anche da Enav”.

“La nuova Torre di controllo, l’ampliamento delle piste di decollo, la nuova aerostazione appena terminata – conclude – concedono all’aeroporto una maggiore capacita’ attrattiva per il trasporto aereo e soddisfano le richieste che vengono dai tour-operator e dalle compagnie aeree, ed ampliano l’offerta complessiva del sistema aeroportuale campano, affiancando l’importante e necessario aeroporto di Napoli-Capodichino, nell’attesa del nuovo aeroporto internazionale di Grazzanise”.

Fonte: www.ecostiera.it

Esopianeti a frotte

di Claudio Elidoro – Fonte: Berkeley University

blank Esopianeti a frotte
testo Esopianeti a frotteTempi difficili per chi deve mantenere aggiornati i conteggi delle scoperte planetarie. Ormai gli annunci dell’individuazione di nuovi mondi intorno ad altre stelle si susseguono con incredibile rapidità. Talvolta, poi, proprio come è avvenuto in quest’ultima occasione, gli annunci riguardano più scoperte.

I 28 nuovi pianeti annunciati nei giorni scorsi a Honolulu sono il risultato del lavoro di un anno di ricerca congiunta del California and Carnegie Planet Search team e dell’Anglo-Australian Planet Search team, i più prolifici gruppi di ricerca che si dedicano a questa affascinante indagine. Oltre ai nuovi pianeti, i ricercatori hanno individuato anche sette nane brune – corpi celesti che per l’esigua massa non hanno potuto accendersi come stelle – e altri due oggetti difficili da catalogare, dato che la loro massa è proprio a cavallo tra il valore tipico dei grossi pianeti gassosi e quello delle piccole nane brune. Tra i nuovi sistemi planetari, poi, ve ne sono almeno quattro che ospitano più di un pianeta e almeno tre in cui potrebbero coesistere sia una nana bruna che un pianeta.

Dato che tre dei nuovi pianeti orbitano stelle circa due volte più massicce del nostro Sole (stelle di tipo spettrale A e F), i ricercatori hanno cercato di ricostruire quali potrebbero essere i tratti salienti dei sistemi planetari di questo tipo. Tenendo conto anche dei dati di altri sei sistemi planetari dello stesso tipo precedentemente scoperti, sembrerebbe che una regola comune possa essere che questi pianeti si mantengano a debita distanza dalla loro stella. Delle nove orbite, infatti, solamente una è più stretta di quella terrestre e nessun pianeta si avvicina mai alla sua stella oltre le 0,8 UA.

Una distribuzione, dunque, che è molto differente da quella che caratterizza i sistemi planetari scoperti intorno alle stelle di tipo solare. Probabilmente la statistica è viziata dal fatto che si fonda su un campione ancora molto ristretto, ma i ricercatori hanno in progetto di ampliare i dati a loro disposizione dedicando particolare attenzione ad altre 450 stelle di tipo A.
Con più dati a disposizione, inoltre, si potrà vedere se è un gioco del caso oppure è il risultato di una regola naturale il fatto che siano le stelle più massicce ad ospitare con maggiore frequenza pianeti di taglia gioviana. Un’informazione indispensabile per i planetologi e i teorici nella definizione dei loro modelli di formazione planetaria.

Fonte: Coelum astronomia

Una sonda nel vulcano per immaginare la vita sul pianeta rosso

Esperimento della Nasa nel cratere di El Zacaton, in Messico

Si chiama Clementina e assomiglia a una specie di ombrello. Rosso, e molto, molto tecnologico. È l’ultimo progetto messo a punto dagli scienziati della Nasa che studiano il futuribile viaggio dell’uomo verso Giove. E che – paradossi della scienza – parte dalle profondità di una caverna subacquea messicana.

Da oggi Clementina comincia infatti nel cratere vulcanico El Zacaton, vicino a Tampico, in Messico, la prima di una serie di missioni finalizzate a questo preciso scopo: raccogliere dati microbiologici per aiutare a capire quali potrebbero essere le condizioni di vita su Europa, la luna ghiacciata di Giove. Clementina è il robot messo a punto dagli scienziati della Nasa che lavorano al progetto Depthx (Deep Prheatic Thermal Explorer) per studiare le profondità di uno specifico cenote messicano. I cenote sono conformazioni geologiche molto particolari: piccoli crateri vulcanici trasformati in laghi rotondi, che hanno la caratteristiche di essere profondissimi. El Zacaton raggiunge quasi i 400 metri di profondità, e nessun subacqueo – dicono – è mai sceso fino al fondo nelle sue viscere.

Lo farà Clementina, appunto, e raccoglierà dati ritenuti dalla Nasa molto importanti in funzione della missione che sta preparando verso Giove. Perché per gli scienziati quelle condizioni di vita (assenza totale di luce, temperatura intorno a meno 123 gradi, immobilità apparente) siano tali da poter essere rapportate a quelle ipotizzate su Europa.

«Oggi cominciamo ad imparare come si possa esplorare Europa cominciando ad esplorare un cenote», ha spiegato John Rummel, uno degli astrobiologi responsabili del progetto Dephtx. E un dato è certo: dato che è provato che su Europa c’è acqua, anche se in forma di ghiaccio, è molto probabile che ci possano essere forme di vita. È bene dunque mettere a punto un sistema capace di raccogliere dati microbiologici. Ecco allora che nell’ambito del progetto Dephtx (un progetto da cinque milioni di dollari) gli ingegneri della Stone Aerospace hanno ideato Clementina, e oggi una gru da 60 tonnellate l’ha calata nelle acque del Zacaton.

«Voglio che questo robot si comporti come mi comporterei io», ha detto il microbiologo John Spear. Si aspetta che quello strano veicolo a forma di ombrello veda il terreno circostante anche se è al buio, e senta i cambiamenti di temperatura, e registri il tasso di ossigeno presente. Si aspetta soprattutto che, grazie ad una memoria digitale in grado di elaborare e incrociare i dati raccolti, Clementina riesca addirittura a “pensare” come un microbiologo. Il robot è infatti dotato di 56 sensori sonar e di una serie di micro aspiratori (d’acqua, ma anche di terreno) progettati con l’obiettivo di riportare ogni giorno in superficie dati da studiare e materiale biologico da analizzare.
Grazie a un supercomputer, poi, nella memoria del robot sono state caricate 500 mappe tridimensionali che gli consentiranno di muoversi sullo sconosciuto fondo del cenote, e risalire ogni giorno da quelle profondità con dati tali che, se tutto andrà come previsto, dovrebbe da oggi avvicinare l’uomo alla luna di Giove.

Fonte: Corriere Canadese