Monthly Archives: maggio 2007

Scudo antimissile: Pentagono, fallito test negli Usa

Nello stesso giorno in cui la Corea del Nord ha effettuato con successo un nuovo test missilistico, il sistema di difesa statunitense ha mostrato le proprie falle.

L’ultimo esperimento effettuato oggi, il nono della serie, è fallito, portando a quattro il numero degli insuccessi. Il Pentagono si è affrettato a spiegare che non si è trattato di un malfunzionamento del delicato sistema intercettore, prodotto dalla Boeing, ma di un problema al missile bersaglio. Quest’ultimo, realizzato dalla Lockeed Martin il principale fornitore della difesa Usa, lanciato dall’isola di Kodiak in Alaska, è uscito di rotta ed è stato fatto esplodere con un comando a distanza. “L’intercettore non è stato lanciato perché il bersaglio non ha raggiunto l’altitudine e la distanza prevista”, ha spiegato Richard Lehner dell’Agenzia di difesa missilistica Usa.

Nonostante l’ostilità russa al progetto abbia riportato a un clima di Guerra Fredda i rapporti tra Washington e Mosca, secondo il Pentagono proprio questo fallimento dimostra la necessità di installare parte del sistema di difesa in Polonia e nella Repubblica Ceca. Lehner ha sostenuto che un missile intercontinentale lanciato dall’Iran contro gli Usa potrebbe cambiare rotta e cadere in Europa. I critici del progetto all’interno degli Usa sostengono che anche in caso di successo il test non dimostrerebbe l’effettiva validità del sistema. Gli esperimenti, infatti, si svolgono in condizioni ideali: il bersaglio è lanciato a un’ora prestabilita con una traiettoria nota, salvo quando non devia inaspettamente come è successo oggi. In un vero attacco i missili lanciati dal “nemico” sarebbero decine se non centinaia con altrettante esche e finti bersagli per confondere gli intercettori.

Fonte: Kataweb news

Atr, commessa da 250 mln $

Cebu Pacific, compagnia aerea a basso costo delle Filippine, ha firmato con Atr, join venture paritetica tra Alenia Aeronautica (gruppo Finmeccanica) ed Eads, un contratto per l’acquisto di sei velivoli Atr 72-500, con l’opzione per altri otto, per un valore complessivo stimato in oltre 250 milioni di dollari. Lo si apprende da una nota nella quale Lance Gokongwei, numero uno di Cebu Pacific, spiega che la società per proseguire la propria espansione acquisterà “fino a quattordici nuovi velivoli Atr 72-500, di cui i primi due dovrebbero pervenirci all’inizio del 2008 e i rimanenti a seguire, completando le consegne entro il 2013″.

Fonte: Denaro.it

Ancora sorprese dagli anelli di Saturno

Saturno continua a riservare sorprese agli astronomi e stavolta le novità arrivano dai suoi anelli. E’ stato recentemente scoperto che hanno una struttura molto piu’ densa e compatta di quanto si credesse, formata da ammassi di materiale disposti in modo ordinato e che entrano costantemente in collisione. Tutto questo è stato scoperto analizzando gli ultimi dati inviati dalla sonda Cassini, frutto della collaborazione tra le agenzie spaziali di Stati Uniti (Nasa), Europa (Esa) e Italia (Asi) e appena pubblicati dalla rivista scientifica Icarus.

“Gli anelli sono molto diversi da quanto noi pensiamo. All’inizio ritenevamo di osservare una nube omogenea di particelle, invece abbiamo scoperto che le particelle formano aggregati separati fra loro da spazi vuoti”, spiega il responsabile dell’analisi delle immagini nell’ultravioletto catturate dallo spettrografo di Cassini, Larry Esposito, dell’universita’ del Colorado. “Immaginando di sorvolare gli anelli di Saturno con un aereo, quello che si vedrebbe – aggiunge – sarebbero lampi di luce penetrare attraverso delle fessure, seguiti da intervalli di buio”.

Prove di volo per l’aereo del futuro

Primi test sperimentali per l’aereo a idrogeno

Volerà entro quest’anno il primo aereo con pilota alimentato da celle a combustibile e batterie leggere. Infatti la Boeing Company e i suoi partner industriali hanno annunciato di prevedere in questi mesi i primi test in volo. Iniziato nel 2003 presso il Boeing Research and Technology Center di Madrid, il programma di ricerca vede anche la partecipazione della britannica Intelligent Energy, dell’austriaca Diamond Aircraft Industries, delle spagnole Sener e Aerlyper ed infine della statunitense Advanced Technology Products (ATP). Scopo del progetto è quello di creare una nuova generazione di aerei con prestazioni “pulite” e più efficienti. Questo sarà possibile grazie alla nuova tecnologia basata sulle celle a combustibile che sono di per sé meno inquinanti e più silenziose delle attuali turbine a gas e sono in grado di generare circa il doppio dell’elettricità a parità di carburante utilizzato.

La cella, o pila, a combustibile e’ un dispositivo elettrochimico che trasforma direttamente l’idrogeno in elettricita’ e calore, senza alcun processo di combustione.

Il dimostratore Boeing, con 16,3 metri di apertura alare e capace di mantenere una velocità di crociera di circa 100 chilometri all’ora, è un aereo ad elica propulso da un motore elettrico alimentato da un sistema ibrido di celle a combustibile e di batterie a ioni di litio. Le celle a combustibile provvedono alla propulsione nella fase di crociera, mentre durante le fasi del volo che richiedono maggiore potenza, ovvero decollo e ascesa, il sistema attinge dalle batterie leggere al litio-ionio.

I collaudi in volo del dimostratore serviranno a dimostrare per la prima volta che un aereo con pilota può mantenere un assetto di volo lineare con la sola propulsione fornita da celle a combustibile. «Sebbene Boeing non preveda che le celle a combustibile costituiscano la fonte primaria di energia per i futuri aerei passeggeri – afferma Francisco Escartì, direttore generale del centro di ricerca Boeing di Madrid -, dimostrazioni come questa serviranno a preparare il terreno per l’uso potenziale di simili tecnologie in specifiche applicazioni per piccoli velivoli con e senza pilota».

Agusta fa atterrare in Turchia 50 elicotteri per 1,2 miliardi

da Ankara

Ad Ankara ha aperto i battenti il salone della difesa turco Idef, giunto alla ottava edizione, e, nonostante la situazione politica tesa ed elezioni politiche alle porte, non si prevede alcun rallentamento degli ambiziosi programmi di ammodernamento delle forze armate, a prescindere da quale partito o coalizione uscirà vincente. E con un bilancio della difesa cresciuto quest’anno del 10,6%, a 9,5 miliardi di dollari, pari al 2% del Pil e al 6,2% del bilancio statale, e con investimenti per nuovi equipaggiamenti ben oltre 2,5 miliardi all’anno grazie a fondi speciali, la Turchia continua ad attrarre le attenzioni delle principali aziende del settore, comprese le italiane Finmeccanica e Fincantieri. Ecco perché a Idef sono presenti oltre 400 società di 45 Paesi, che spalleggiano le rispettive industrie. L’Italia è rappresentata dal sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri e dal vicesegretario generale della Difesa, generale Carmine Pollice, che hanno incontrato il ministro della Difesa turco e il segretario generale del potente SSM, l’ente per gli acquisti militari, nonché i vertici delle forze armate.

Il ministro turco della Difesa, Vecdi Gonul, ha detto che «l’Italia è un nostro partner privilegiato». Ed, in effetti, il made in Italy è molto apprezzato: il programma più importante è quello relativo alla produzione dell’elicottero tattico A-129T, una versione ampiamente modificata del Mangusta di AgustaWestland. Per ora si parla di 50 elicotteri, da consegnare dal 2013, con un valore di circa 1,2 miliardi di euro per la quota italiana. Si tratta infatti di uno sviluppo congiunto che vede prime contractor la TAI turca. E la Turchia vuole altri 40 elicotteri di questo tipo. L’amministratore delegato di AgustaWestland, Giuseppe Orsi, dice che quello con TAI è un accordo di collaborazione strategica che va oltre il pur importante programma A-129T. E ci sono infatti molti altri progetti elicotteristici in ballo, militari e paramilitari.

Quasi tutte le società del gruppo Finmeccanica hanno in corso o sono in gara per aggiudicarsi commesse: ad esempio tra poche settimane si saprà se Telespazio fornirà all’Aeronautica un satellite da osservazione militare, una gara che vale quasi 400 milioni di euro. Fincantieri invece è stata scelta come partner di un cantiere locale per la realizzazione di quattro pattugliatori da oltre 1.000 tonnellate ed è in corsa per la realizzazione di una nave da assalto anfibio. Le opportunità non mancano, ma vendere in Turchia è difficile: qui sono fortissime le aziende tedesche, americane, israeliane e per aver successo, oltre a prodotti validi, bisogna essere pronti a trasferire tecnologia e a cooperare con le aziende di casa: l’ambizione di Ankara è di elevare dal 25% al 50% il contenuto locale negli acquisti militari e di aumentare la propria capacità export.

Fonte: Il Giornale

Nasa scopre indizi presenza di acqua nel passato di Marte

WASHINGTON (Reuters) – Il robot telecomandato con cui la Nasa sta esplorando Marte ha scoperto delle tracce che sembrerebbero indicare la presenza in passato di sorgenti di acqua calda sul pianeta. Lo hanno riferito oggi gli scienziati del centro spaziale statunitense sottolineando anche che questa scoperta consente di ipotizzare che una volta ci fosse vita sul Pianeta Rosso.

Il robot a sei ruote Spirit, che sta esplorando il cratere di Gusev a sud dell’equatore marziano, ha scovato una macchia chiara sul terreno composta al 90% da silicio puro, che indicherebbe, secondo gli scienziati, la passata presenza di acqua.

“E’ incredibile”, ha detto in un’intervista telefonica Steve Squyres dell’università Cornell di Ithaca, New York, che è uno dei ricercatori che seguono la missione esplorativa su Marte. “Non abbiamo mai visto niente di simile su Marte”.

Gli scienziati che studiano i risultati delle ricerche su Marte inviati dal robot Spirit sostengono che questa scoperta fornisce un’ulteriore prova che sul polveroso e desolato pianeta una volta c’era l’acqua.

Gli esperti sono ansiosi di stabilire con certezza se su Marte ci sia mai stata dell’acqua, presenza che avrebbe anche qui permesso la crescita di qualche tipo di forma di vita.

Il silicio è un minerale che si trova anche sulla Terra sotto diverse forme, tra cui i quarzi e gli opali, ed è un componente comune della sabbia. Depositi di questo minerale si trovano spesso nei pressi di sorgenti calde dove l’acqua erode più facilmente la roccia.

Al momento, gli scienziati statunitensi hanno offerto un paio di spiegazioni per giustificare la presenza di silicio su Marte: una è che il minerale potrebbe essere derivato dall’interazione del terreno con i vapori acidi prodotti migliaia di anni fa da attività vulcaniche sviluppatesi in presenza di acqua. L’altra è che il silicio sarebbe derivato dall’azione erosiva di sorgenti di acqua calda simili a quelle che si possono vedere oggi in alcune parti degli Stati Uniti o dell’Islanda.

Fonte: Reuters