Daily Archives: 23 marzo 2007

Incidente aereo in Russia. 7 morti 51 feriti

Grave incidente aereo in Russia, nella regione del Volga a circa 1000 km a est di Mosca.

Lo hanno reso noto fonti del ministero federale per la Protezione Civile, citate dall’agenzia di stampa statale ‘Ria-Novosti’. Un aereo Tupolev 134 ha dovuto fare un atterraggio di emergenza e nel contatto con il terreno ha urtato violentemente il suolo con una delle due ali, nel colpo la fusoliera si è squarciata e aperta in due pezzi. Almeno 7 sono le peronse che sarebbero rimaste uccise e 51 i feriti. Le cause di questo grave incidente non sono ancora chiare.

Fonte: Expobg

Addio Niac, a caccia di idee spaziali

Chiude l’Institute for Advanced Concepts della Nasa: il programma statunitense di ricerca era un importante incubatore di idee

STATI UNITI – L’acronimo è Niac, o forse sarebbe più giusto dire era, perché ormai la notizia è sempre più insistente: i fondi mancano e il programma americano di ricerca è obbligato a chiudere i battenti. Del resto che i finanziamenti per l’ente spaziale fossero a rischio lo si diceva già da tempo e oggi il Guardian dà la notizia ufficiale.


ascensore spaziale  140x240 Addio Niac, a caccia di idee spaziali
Uno schema dell’ascesore spaziale, una delle tante idee elaborate al Niac

INSTITUTE FOR ADVANCED CONCEPTS – Questa costola «visionaria» della Nasa, appositamente pensata per sviluppare e promuovere idee ardite e rivoluzionarie, nacque nel 1988. I programmi che nel tempo ha promosso il Niac hanno sempre avuto la caratteristica di essere molto spinti, nonostante dovessero anche rispondere al requisito di fattibilità e scientificità. Insomma dovevano essere programmi spaziali realizzabili nei prossimi 10-40 anni, ma dovevano anche avere una forte carica creativa.

ALCUNI PROGETTI – L’elenco dei progetti finanziati dal Niac è un elogio del detto «la realtà supera sempre l’immaginazione». Ogni anno portava avanti una media di dodici progetti: scudi a radiazioni per basi lunari, sistemi di propulsione per il trasporto interplanetario, studi di fattibilità per edifici (anche sotterranei) su Marte, navigazione magnetica, elicotteri in grado di volare tra tempeste fortissime (mesicopter). Provate a spingervi al massimo con l’immaginazione e scoprirete che qualcuno l’ha fatto prima di voi, corredando lo sforzo intuitivo con la fattibilità scientifica. Il Niac era perennemente a caccia di idee geniali e saltuariamente organizzava anche concorsi per reclutare le migliori intuizioni. Tra quelle che suscitò maggior scalpore ci fu l’ascensore spaziale per inviare materiali agli astronauti direttamente in orbita, a un costo ovviamente irrisorio rispetto a quello tradizionale. Un altro programma rivoluzionario, sviluppato dall’Università del Colorado, si chiama New Worlds Imager e prevede lo scatto di fotografie dei pianeti al di fuori del nostro sistema solare, utilizzando la luce delle stelle.

LE REAZIONI – Il Guardian riporta le reazioni rabbiose dell’ex ricercatore della Nasa Keith Cawing che, sul suo sito, si rivolge direttamente all’amministratore del Niac, Mike Griffin. Per un istituto che volava così alto è forse paradossale essersi arenato su un ostacolo così «terreno» come i soldi.

Emanuela Di Pasqua

22 marzo 2007

Fonte: Corriere della Sera

L’ESA pubblica le prime immagini animate della distribuzione dei gas a effetto serra

[Data: 2007-03-21]

20070321 3 LESA pubblica le prime immagini animate della distribuzione dei gas a effetto serra

L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha pubblicato i primi filmati che mappano la distribuzione atmosferica globale del biossido di carbonio (CO2) e del metano (CH4), due gas a effetto serra molto potenti, considerati tra i principali responsabili del cambiamento climatico globale.

Le mappe si basano su tre anni di osservazioni effettuate da SCIAMACHY (Scanning Imaging Absorption Spectrometer for Atmospheric Chartography, spettrometro ad assorbimento per scansione di immagini destinato alla cartografia atmosferica), il primo sensore spaziale in assoluto in grado di misurare i gas serra direttamente fino alla superficie terrestre.

SCIAMACHY fa parte degli strumenti relativi alla chimica atmosferica a bordo del satellite ENVISAT dell’ESA. Il suo compito consiste nell’osservare il modo in cui la luce solare viene trasmessa, riflessa e dispersa dall’atmosfera o dalla superficie del nostro pianeta. Tali informazioni vengono poi utilizzate per fornire dati sulla distribuzione di importanti elementi costitutivi dell’atmosfera, quali biossido di carbonio e metano, responsabili dell’assorbimento o della dispersione della luce, nonché della riflettenza spettrale della superficie terrestre.

Gli scienziati ritengono che tali mappe colmeranno importanti lacune della nostra conoscenza sulla distribuzione dei gas a effetto serra in tutto il pianeta.

«Raffrontando i risultati del modello con le osservazioni satellitari (ipotizzando che la maggior parte delle differenze sia principalmente dovuta alle lacune della nostra conoscenza attuale che è stata inclusa nel modello), il modello viene aggiornato continuamente fino a essere in grado di riprodurre le osservazioni satellitari nella maniera più precisa possibile», ha dichiarato Michael Buchwitz dell’Istituto di fisica ambientale (IUP) dell’Università di Brema (Germania). Il dottor Buchwitz è uno degli scienziati impegnati nell’elaborazione delle mappe.

«Su queste basi continuiamo a migliorare il modello e la nostra conoscenza della natura», ha aggiunto. I dati, raccolti da SCIAMACHY tra il 2003 e il 2005, hanno già aiutato l’équipe di Brema a migliorare la precisione degli algoritmi elaborati.

I dati del sensore hanno inoltre consentito agli scienziati di distinguere tra le colonne di CO2 prodotte dall’uomo, ad esempio bruciando combustibili fossili, e il gas presente in natura. Le mappe contribuiranno presumibilmente a fare più chiarezza sulle diverse fonti e serbatoi di metano.

Le mappe saranno inoltre fondamentali per aiutare gli scienziati a monitorare attentamente gli sforzi dei governi volti a soddisfare gli obiettivi in materia di emissioni.

Per maggiori informazioni consultare:
http://www.iup.uni-bremen.de/sciamachy/instrument/index.html

Fonte: CORDIS

«Ufo, ho ipnotizzato 400 rapiti»

In Italia almeno 650mila individui sono stati analizzati e rilasciati.
Usiamo test particolari per smascherare le bufale

Stefano Bartoli
Corrado Malanga, ricercatore a Pisa: so che dicono la verità
«Uso una tecnica sicura per scavare nella memoria, raccontano di una stanza luminosa e di una specie di Tac»
PISA. «La camera da letto improvvisamente si riempe di luce, le pareti diventano trasparenti e vieni prelevato da una forza misteriosa. Poi c’è una stanza simile a quella dove negli ospedali viene effettuata la Tac: infatti, ben presto ti ritrovi in un tubo cilindrico, talvolta immerso in un liquido, e diventi l’oggetto di una serie di operazioni decisamente non piacevoli. Il tutto davanti a esseri di appena un metro e venti centimetri o, a seconda dei casi, altissimi o magari simili ad un grosso coccodrillo che riesce a reggersi ben dritto sulle zampe posteriori».
Insomma, un bell’incubo almeno per la scienza ufficiale. Ma per alcuni studiosi è qualcosa di molto più consistente e cioè la descrizione di un rapimento, di un “abduction” (come viene definito ufficialmente in inglese), da parte di esponenti di una civiltà aliena in visita molto interessata al nostro pianeta. Una descrizione fatta emergere con tecniche di “ipnosi regressiva” che hanno interessato in modo approfondito ben 400 individui, a cui se ne aggiungono almeno altri 200 in versione più embrionale.
Corrado Malanga, 56 anni, spezzino di nascita, ricercatore di chimica organica all’Università di Pisa, si occupa di “Unidentified Flying Objects”, oggetti volanti non identificati, praticamente da una vita. Un interesse nato 38 anni fa (da pochi giorni è anche uscito il suo ultimo libro Alieni o demoni), «quando mi accorsi – spiega dalla scrivania del suo piccolo ufficio ricavato in un’ala semisotterranea del Dipartimento di chimica – che ad occuparsi di Ufo erano sempre stati storici, giornalisti e anche filosofi, ma mai scienziati. Per questo mi presentai al primo convegno del Centro ufologico nazionale portando una relazione sulle tracce lasciate al suolo dai veicoli extraterrestri analizzate attraverso la spettrometria di massa e la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare. Tutto con l’idea di trasformare il linguaggio ufologico in linguaggio scientifico, operazione fallita perché sistematicamente rifiutata proprio dagli studiosi».

Dagli Ufo ai rapiti. Ad un certo punto, circa vent’anni fa, ecco il salto di qualità, quello che portò Malanga sotto i riflettori dei grandi media (ieri l’inserto “Tuttoscienze” della Stampa gli ha dedicato una pagina, mentre sta ricevendo inviti a ripetizione da radio e tv, Rai compresa): il rapimento di persone per scopi di cui parleremo più avanti. E la ricostruzione di tali operazioni attraverso, come dicevamo, l’ipnosi regressiva, cioè una tecnica che permette di scavare nella memoria facendo emergere ciò che una persona neanche sospetta di avere nascosto nella mente. «Per molti – spiega ancora il ricercatore – sono diventato una persona a cui si possono esporre senza problemi cose che si ha invece paura di raccontare. Pensi che soltanto nel 2006 ho ricevuto qualcosa come 12mila messaggi da parte di vittime degli alieni e che nei primi mesi di quest’anno siamo già a diverse centinaia. Secondo i miei dati, più dell’uno per cento della popolazione italiana, circa 650mila persone, sono state rapite, analizzate e rilasciate; in Toscana la percentuale resta invariata, con almeno 35mila persone coinvolte, molte residenti nelle province di Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara e Firenze».

Comprendere il fenomeno. «L’ufologia – spiega Malanga – si era sempre occupata di analizzare fotografie, impronte e strutture molecolari del terreno. Ecco, io volevo invece guardare nella testa dei soggetti che sostenevano di avere vissuto esperienze con gli Ufo. Per questo ho utilizzato le tecniche di ipnosi regressiva elaborate dallo psichiatria americano Milton Erickson, basate sull’esame dell’inconscio visto come un hard-disk con funzioni di sola scrittura: una vola registrate le esperienze, non si possono più modificare». Una tecnica, sostiene il ricercatore, che non permette di dire menzogne, come dimostrato dalla letteratura scientifica relativa all’argomento. Ma per verificare che i soggetti dicano la verità, viene anche usata la cosiddetta “Pnl” o programmazione neurolinguistica, una scienza che si basa sull’assioma: «Dimmi come ti muovi e ti dirò chi sei», con il movimento del corpo che permette di distinguere tra ricordi reali e ricordi falsi. Oltre ad un test articolato su domande e risposte che, spiega Malanga, «ci serve come elemento discriminante».

Racconti identici. Storie identiche, dice il ricercatore, che riguardano persone che neanche si conoscono. «Alcune storie sono sovrapponibili fin nei minimi particolari – aggiunge – ad esempio anche nelle descrizione degli alieni, riconducibili a quattro tipi diversi: un essere biondo, alto due metri e 80 centimetri, con la tuta attillata e l’occhio a pupilla verticale; un coccodrillo in piedi, con il muso da serpente e le mani palmate; una specie di mantide alta più di due metri; infine, un essere piccolo, alto un metro e 20 centimetri, con tre dita, il pollice opponibile, senza orecchie e con gli occhi grossi. Insomma, razze diverse che sembrano essersi messe d’accordo per un progetto comune che ci riguarda e che sono, ovviamente, di diversa provenienza: Orione, le Pleiadi, Sirio, la costellazione del Leone. Tutte origini molto lontane ed apparentemente irraggiungibili secondo le leggi fisiche terrestri, ma evidentemente a portata di mano di tecnologie più avanzate».

Ma perché? Sì, perché, chiediamo a Malanga, questi alieni troppo curiosi avrebbero tanto interesse nei nostri confronti? «Sembramo molto avidi della nostra energia vitale – risponde – e vogliono spartirsi questa sorta di benzina che emanano i nostri corpi. Politici, scienziati, servizi segreti e chiesa sanno di questi fenomeni che preferiscono ignorare, con la difesa che è quindi tutta affidata all’individuo». Insomma, il caro e vecchio Et dalla testa grossa e dagli occhioni dolci stavolta sembra davvero cattivo.

Fonte: L’Espresso Local

AIRBUS. AEROFLOT FIRMA MEMORANDUM D’INTESA PER 22 AEREI

La compagnia aerea russa Aeroflot ha firmato un memorandum d’intesa per l’acquisto di 22 A350XWB con Airbus. Non sono stati resi noti i dettagli finanziari dell’operazione, ma in base ai prezzi di listino il totale della commessa potrebbe ammontare a oltre 4 miliardi di dollari. La decisione di Aeroflot porta il totale degli ordini per l’A350XWB di Airbus a 248.
(A.M.)

Fonte: Ilnuovomercato.it